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Malvinas (Falklands) Lo scontro che riguarda l’economia

 

La befana italiana porta regali e riempie calze. Ma le cronache vengono taciute.

Solo se si ha l’accortezza di “notare” piccoli trafiletti e poi andare nei siti stranieri, si possono leggere notizie che danno una idea più chiara dellaguerra economica di cui stiamo vivendo le drammatiche fasi.

Lo spunto riguarda le diatribe tra Argentina e Gran Bretagna sulla sovranità delle isole Malvinas o Falklands.

Il 3 Gennaio la presidente argentina  Cristina Fernández de Kirchner , ha fatto pubblicare al Guardian una lettera:

cartamalvinas2013

Come si può leggere è un invito a prendere in considerazione la questione delle isole, seguendo i consigli e i dettami delle risoluzioni ONU.

Per tutta risposta, David Cameron, ha rispolverato toni durissimi e minacciando anche il ricorso alle armi:

UK will fight for the Falklands  says David Cameron   UK news   The Guardian

E’ chiaro che la Christine argentina ha immediatamente risposto:

“La agresividad de las palabras del primer ministro británico ratifican la denuncia realizada por la República Argentina ante las Naciones Unidas sobre la militarización del Atlántico Sur y la posible presencia de armas nucleares introducidas por la potencia colonial”. Por último, el Gobierno remarcó “la obligatoriedad del Reino Unido de aceptar las resoluciones de las Naciones Unidas de resolver la Cuestión Malvinas en forma pacífica”.

Fino a qui tutto potrebbe sembrare una delle tante diatribe che si aprono sulla scia di contese sovranità tra il vecchio Commonwealth inglese e le ex colonie conquistate militarmente. Ma la questione è molto più grave, se si prendono in considerazione tutti gli ultimi avvenimenti che hanno come capo gli attacchi all’Argentina. Attacchi orchestrati in toto dal Fondo Monetario Internazionale,FMI, che tendono a bloccare le politiche economiche antiliberiste di tutti gli stati sud americani.

Non sorprende che questa aggressività dimostrata da Cameron nasconda il piano di un investimento miliardario sugli armamenti che deve essere approvato  dal parlamento inglese. Così come non sorprende la risposta adeguata della presidente Christine:

“riteniamo che le dichiarazioni del premier britannico David Cameron, che ha scelto di usare toni minacciosi dal sapore bellico come risposta a una nostra lettera diplomatica (la cui richiesta consisteva nell’aprire un tavolo di discussione) non possiamo non considerare tale risposta come un semplice diversivo per impedire alla popolazione britannica di prendere atto che il governo inglese sta scegliendo di investire una gigantesca somma di denaro pubblico in armamenti e forniture belliche, a danno della ripresa economica, dello sviluppo e del progresso. Riteniamo che la Gran Bretagna e l’Europa, invece di flettere i muscoli minacciando la guerra, dovrebbero piuttosto occuparsi di portare guerra alla disoccupazione, all’abbattimento dello stato sociale, alla miseria che si sta diffondendo sempre di più in tutto il continente europeo. Non è una novità che le potenze, quando sono all’angolo, tentano di esportare i propri problemi all’estero “inventando” delle guerre per cercare, irresponsabilmente, di poter risolvere così dei conflitti interni”.

Purtroppo dobbiamo notare come solo alcune parti della ” guerra verbale” siano riportate dalla stampa europea. Vengono difatti taciute le parti che dimostrano come, inequivocabilmente, le politiche economiche liberiste europee, siano sempre più dannose e siano state ripudiate da tutto il sud america, Argentina in testa. Ormai il terzo mondo, infelice e impoverito, siamo ” noi europei”.

Il coraggio di cambiare, sta nel respingere i politici criminali che stanno attuando un piano di impoverimento, non più tanto graduale, ma violento, delle nazioni europee in mano a FMI e Banca Centrale.  Prendiamo esempio.

 

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