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Il papa dei poveri e la dittatura argentina

Dopo il primo entusiasmo per la elezione al papato del primo latino-americano, del primo gesuita e del primo papa con il nome del santo più rivoluzionario della storia della Chiesa, abbiamo dovuto subito distogliere lo sguardo dai simboli e fare i conti con la biografia concreta del Cardinale Jorge Mario Bergoglio. E proprio la sua provenienza storico-geografica ha messo tutti in allarme. E’ infatti un argentino, figlio di una terra attraversata dalle tragedie collettive e dalle crisi epocali del secolo scorso. Tra tutti: il martirio cruento dei Desaparecidos. Sequestri notturni senza testimoni. Sparizioni improvvise e forzate. Detenzione nei campi di concentramento. Torture. Morte. Ma non solo. Con una crudeltà senza pari i corpi venivano consegnati all’oblio, occultati in fosse comuni o buttati dai voli della morte nell’Oceano Atlantico o nel Rio de la Plata.

A ricostruire questi fatti, citando anche Bergoglio, è il grande giornalista Francesco Horacio Verbitsky, esponente di spicco del “Movimento argentino in difesa dei diritti umani”, collaboratore del New York Times e del Wall Street Journal, docente alla Fundación para un Nuevo Periodismo Iberoamericano, fondata da Gabriel García Márquez. Costretto all’esilio in Perù da José López Rega, membro della P2, personaggio efferato e doppio, soprannominato Lo Stregone per la sua passione per l’esoterismo, fondatore della Alianza Anticomunista Argentina, il quale nel 1973 organizza il famoso Massacro di Ezeiza dove vengono uccisi i sostenitori della sinistra di Perón e viene aperto un insanabile fossato tra la destra e la sinistra argentina.

Con il suo libro Il volo. Le rivelazioni di un militare pentito sulla fine dei desaparecidos, pubblicato in Italia da Feltrinelli, Horacio Verbitsky ha permesso la condanna del militare Adolfo Scilingo Ha inoltre scritto un libro pieno di documentazione che dimostra l’irenismo della Chiesa argentina in merito alla dittatura dei generali guidati da Jorge Rosario Videla. Non è tanto Doppio Gioco, ma El silencio tradotto in italiano da Fandango col titolo: L’isola del silenzio. Il ruolo della Chiesa nella dittatura argentina. E’ in questo libro che Verbitsky cita Bergoglio ed è, in nome di queste accuse, che «Il Manifesto» ha accolto l’elezione del cardinale argentino con il titolo lapidario: “Non è Francesco”.

Io non nego affatto che ci siano stati errori di giudizio e prospettiva, attendismo e reticenza diplomatiche da valutare con attenzione (chi non ne ha mai fatti in vita sua? io tanti e la psicologia serve forse per comprenderli o no? e anche riconoscerli però!). Ma tra errore e connivenza o complicità c’è un abisso. Verbitsky parla soprattutto del nunzio apostolico Pio Laghi, veramente discutibile in molte sue azioni. Sulla deposizione di Bergoglio al processo ESMA dove Bergoglio venne citato per la sparizione di due sacerdoti Verbistky dice: «En la audiencia negó algunos hechos que tengo claramente documentados». Bergoglio disse di avere informato il suo superiore a Roma rispetto al sequestro dei due preti Orlando Yorio and Francisco Jalics. Verbistky riferisce dell’esistenza del documento che attesta che Bergoglio lasciò al loro destino i preti accusandoli di essere legati alla sovversione e facendo mancare così la protezione istituzionale dei gesuiti, lasciando indirettamente la mano libera al regime militare.

I due preti rapiti nel maggio da una nave militare furono ritrovati cinque mesi più tardi impasticcati e seminudi in un campo. E questo per l’opera silenziosa di Bergoglio che, resosi conto della tremenda situazione derivata dal cinismo delle procedure canoniche e dalla efferatezza dell’azione dei generali, si mosse segretamente per riportare quei preti a casa, sani e salvi. Nel 2005 Bergoglio è stato accusato di un non specificato coinvolgimento in questi sequestri di persona. Il governo militare avrebbe incarcerato in segreto Yorio and Jalics per l’opera che svolgevano nei confronti dei poveri. Bergoglio li aveva invitati a rinunciare di fare visita ai bassifondi e davanti al loro rifiuto ritirò la protezione ufficiale dell’ordine gesuita al loro operato in quanto sacerdoti appartenenti all’ordine gesuita cosa che costituì la premessa per la loro cattura dei due preti. Ma ci si dimentica che Bergoglio (esagerando certamente e non consapevole pienamente delle conseguenze) una volta saputo del rapimento svolse una “azione straordinaria dietro le quinte per la loro salvezza arrivando perfino a chiedere al prete della famiglia del dittatore Jorge Videla di darsi malato così da potere dire lui stesso la Messa nella casa del leader della giunta militare, dove Bergoglio in privato, ma con forza chiese ed ottenne un atto di pietà al Dittatore.

Il suo intervento salvò le vite dei due preti ed è da considerarsi come un azione dell’uomo Bergoglio che comprese la gravità della situazione e le indesiderabili conseguenze umane della sua decisione ecclesiastica (cfr. il libro intervista con Rubin del 2010). Nello stesso anno del libro Bergoglio testimonia sull’argomento scottante dopo essersi rifiutato (sbagliando secondo me!) di comparire davanti alla corte in udienza pubblica. Il giudice Myriam Bregman ha considerato le sue risposte evasive. Ma questa evasività sembra essere più frutto di una ragione di segretezza della sua azione contraria al regime, che non di connivenza. Insomma l’idea che mi faccio è quella di un prete, Bergoglio appunto, affatto connivente o complice del regime, che si barcamena in quel contesto inquietante e spinoso, commettendo errori di prospettiva dovuti al suo ruolo di superiore gesuita, al suo status di prete e alla sua formazione.

Errori che però non hanno impedito che avesse la meglio sul suo operato la componente fortemente umana e filantropica della sua persona e della sua appartenenza alla Chiesa. Insomma io propenderei per il rispetto della complessità della biografia riconoscendo il dovere di una maggiore contestualizzazione storiografica. Da studioso non amo la semplificazione. Anche se, a maggior ragione, non amo nascondere gli errori di nessuno. Nemmeno quelli di un Papa.

*Docente presso il Dipartimento di Scienze Cognitive dell’Università di Messina

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