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Mercato di organi dietro alla scomparsa di centinaia di bambini?

Fonte La Voce della Russia – http://italian.ruvr.ru/2014_07_08/Traffico-di-organi-umani-ombra-di-Jugoslavia-sull-Ucraina-1803

Organ-trafficking

Ipotesi da film dell’orrore quelle poste sul piatto da La Voce della Russia: la sparizione di bambini in Ucraina per strappare loro gli organi da rivendere al mercato nero gestito da criminali con una fitta rete sul territorio dell’Occidente ma non solo, che conta tra le sue file anche insospettabili autolocati.

Nel Sud-Est dell’Ucraina spariscono dei bambini. Degli hacker hanno intercettato lo scambio di messaggi tra l’ex avvocato di Yulia Timoshenko, Serghei Vlasenko, e un medico tedesco dal quale risulta che l’Ucraina manda in Germania degli organi umani prelevati ai miliziani (e forse anche ai civili) feriti.

 

Quando la stampa aveva cominciato a scrivere dei terribili segreti della “casina gialla”, sembrava che fosse un film d’orrore e non la realtà sintomatica del dramma del Kosovo. La Jugoslavia non esiste più. Ci sono però dei testimoni, quelli che portavano con la forza nel Nord dell’Albania i prigionieri serbi che invocavano la morte per non essere “fatti a pezzi”, quelli che prelevavano a questi prigionieri gli organi senza anestesia. Che destino è stato riservato ai miliziani feriti di Donetsk e Lugansk?

 

Non si tratta di denigrare nessuno. Si tratta soltanto di fatti, fatti scottanti e ripugnanti. La corrispondenza dell’ex avvocato di Yulia Timoshenko con la chirurga tedesca Olga Wieber e il comandante del battaglione “Donbass” Semion Semenchenko fa luce sulla terribile realtà del traffico di organi umani che proprio in questo momento è in atto nel Sud-Est dell’Ucraina.

 

Slobodan Despot, scrittore di origine serbo-croata e direttore della casa editrice Xenia, conosce molto bene la tragedia dei serbi del Kosovo.

Del traffico di organi umani in Kosovo ha scritto Carla Del Ponte, che nel suo libro descrive il lavoro del Tribunale Internazionale per l’ex Jugoslavia. Tuttavia un’indagine molto più profonda è stata svolta da Dick Marty, magistrato e deputato svizzero che in seguito ha presentato il suo rapporto al Consiglio d’Europa. Questo documento conferma il traffico degli organi che venivano prelevati ai prigionieri (in prevalenza, serbi pacifici) dai medici dell’UCK (Esercito di liberazione del Kosovo). Successivamente questi organi, spesso prelevati in condizioni mostruose, senza anestesia, venivano venduti attraverso una rete criminale in Turchia e in altri paesi. Gli acquirenti erano persone che avevano bisogno di trapianto e avevano soldi per pagare. È stato accertato che in questo traffico erano coinvolti dei funzionari altolocati, perché altrimenti sarebbe stato impossibile organizzare un traffico del genere senza attirare attenzione: il trasporto degli organi richiede un’infrastruttura capillare, rapidità d’azione e conoscenze professionali che solo poche persone hanno. Nel rapporto si rilevava anche che la domanda era alta, perché gli organi prelevati venivano spediti subito in Turchia e in Europa occidentale.

 

È probabile che anche in Ucraina stia accadendo qualcosa di simile, ma è molto difficile prevedere come questa verità, se dovesse essere confermata, potrà essere portata a conoscenza dell’opinione pubblica. Ricordiamo che le rivelazioni di Carla Del Ponte non avevano destato imbarazzo nel mondo occidentale, e pure al deputato svizzero Dick Marty, che ha rischiato non poco per svolgere la sua indagine, nessuno ha riconosciuto il merito del lavoro di importanza davvero storica.

 

Anche in Ucraina il tutto potrebbe finire avvolto dal silenzio. Primo, perché questo scenario non corrisponde al copione della crisi ucraina che ha distribuito i ruoli una volta per sempre. Secondo, perché di mezzo ci potrebbero essere degli interessi di persone influenti in Occidente che faranno tutto il possibile per evitare che la verità possa venir a galla.

Ad ogni modo, esiste il precedente del Kosovo, dove tutto è stato documentato e confermato con fatti. Ricordiamo che in quel periodo il curatore del Kosovo, nominato dall’ONU, era Bernard Kouchner che semplicemente non poteva non sapere di quello che accadeva nel territorio, molto piccolo, di cui era responsabile. Quando un giornalista gli ha fatto una domanda sul traffico di organi umani, Kouchner gli ha consigliato di farsi visitare da uno psichiatra. Con un simile precedente appare chiaro che l’Occidente negherà fino all’ultimo persino le prove più ovvie di questo traffico illegale.

 

Françoise Compuen

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