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Jihad. Islamismo estremo o travisato.

jihad

Una trentina di volte, nel Corano, i fedeli sono esortati a “perseverare nelle vie di Allah”. La parola araba tradotta qui con il termine “perseverare” è Jihad, che può essere tradotta anche “guerra santa”. Il significato basilare del termine è “sforzarsi” o “combattere”. Ma cosa significa “perseverare nelle vie di Allah”? E come si ricollega essa al terrorismo con cui il mondo musulmano sta investendo sempre più l’Occidente? L’interpretazione del concetto di Jihad è estremamente controversa, dipendendo da chi stia parlando. Per alcuni occidentali il termine porta alla mente immagini di feroci guerrieri musulmani che costringono persone indifese, pena la morte, a convertirsi all’islam. Dall’altra parte, alcuni apologeti musulmani affermano, giungendo all’altro estremo, che i musulmani sono giunti alla Jihad solo per difesa personale. Ci sono poi coloro che riducono la Jihad ad una perseveranza interiore atta al perfezionamento personale e alla realizzazione dei proprio obblighi spirituali. Un noto autore musulmano si avvicina probabilmente al concetto base del termine definendo la Jihad: “l’arresa ‘delle proprie proprietà e della propria persona alle vie di Allah’; il fine della quale cosa è di ‘stabilire la preghiera, dare la zakat (elemosine), ordinare il bene e proibire il male’… cioè, in pratica, di consolidare l’ordine socio-morale islamico.” Secondo questo autore è storicamente “inconcepibile” una definizione della Jihad in “termini puramente difensivi”. La Jihad comprende tre concetti: la perseveranza dell’individuo musulmano nel suo sforzo di vivere secondo la legge, l’azione sociale al fine di realizzare gli ideali islamici, e, in ultimo, l’azione militare finalizzata alla protezione e all’ingrandimento della comunità islamica. L’islam non è stato in genere “promulgato attraverso la spada”, nel senso di un’imposizione violenta della religione, tranne nella Penisola Arabica. Nei luoghi in cui il controllo politico dell’islam è stato ottenuto militarmente, gli indigeni hanno avuto la possibilità di scegliere e hanno spesso aderito all’islam solo gradualmente (bisogna comunque ricordare che i non musulmani non hanno gli stessi diritti dei musulmani, secondo la legge islamica). In ogni caso, la maggior parte delle scuole di pensiero considera la Jihad nel suo senso di azione militare come obbligatoria solo a livello comunitario, non individuale. Per quanto riguarda i recenti episodi terroristici, sarebbe erroneo identificarli pienamente con la Jihad. Senza dubbio alcune situazioni di difesa dei musulmani sono considerate Jihad; la difesa da parte dei palestinesi della propria terra è un ottimo esempio. Ma anche lì sono in gioco molti altri elementi, tra cui un forte fattore rivoluzionario marxista. Più di tutto, questi episodi esprimono una tremenda frustrazione nei confronti dell’Occidente. Abbiamo costantemente appoggiato Israele (considerato il “bullo” della situazione), e ignorato la richiesta di soccorso e di giustizia degli oppressi (i palestinesi). Questi episodi sono quindi un tentativo di farci ascoltare il loro grido. Invece di appoggiare ciecamente l’uno o l’altro partito, non dovremmo esercitare la missione dataci da Dio, finalizzata a ottenere pace e riconciliazione?

 

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