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Jobs Act prime misure e Assegno di

ricollocazione ai disoccupati

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Varati ieri gli ultimi decreti attuativi del Jobs Act, fra le misure previste l’abrogazione dei contratti a progetto dal 2016 e la creazione di una agenzia unica per l’ispettorato del lavoro. Dalla Cgil prime aperture.

Più tempo per beneficiare del congedo parentale facoltativo: possibilità che passa dai 3 ai 6 anni di età del bambino perché si possa fruire di quello retribuito al 30% e dagli 8 ai 12 anni per quello non retribuito, la cui durata resta comunque di 6 mesi per il genitore. In arrivo un’altra misura ad hoc per mamme e papà: la possibilità di “trasformare” il congedo parentale in part-time al 50%. Sono alcune delle novità contenute negli ultimi decreti attuativi del Jobs Act approvati ieri dal consiglio dei ministri. Tra le misure varate, il riordino degli ammortizzatori sociali con la stretta per la cig, la cui durata massima viene fissata a 24 mesi, che possono salire a 36 mesi se “abbinata” ai contratti di solidarietà. E, ancora, l’istituzione dell’Agenzia dell’ispettorato del lavoro e dell’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro, oltre al capitolo semplificazioni di procedure e adempimenti.

Ecco alcune delle novità principali:
Congedo retribuito al30% fino a 6 anni del bambino
Si prevede che sino al sesto anno di età del bambino (invece del terzo previsto fino ad oggi), le lavoratrici ed i lavoratori abbiano diritto di fruirne con l’indennità pari al 30% della retribuzione. Tra gli impegni – non contenuti per ora in norme – c’è quello di valutare l’estensione anche per i bambini che superano i sei anni, ma solo per le famiglie più povere.

Congedo non retribuito fino 12 anni del bambino
Si estende dagli 8 anni ai 12 anni di vita del bambino l’arco temporale di fruibilità del congedo parentale non retribuito (la cui durata resta comunque invariata a 6 mesi, che sale a 10, estendibili a 11 mesi nella coppia). Queste novità valgono anche nei casi di adozione e affidamento. In assenza delle determinazioni contrattuali, ciascun genitore può scegliere la fruizione del congedo parentale su base oraria (anziché giornaliera), «in misura pari alla metà dell’orario medio giornaliero del periodo di paga quadrisettimanale o mensile immediatamente precedente» all’inizio del congedo parentale.

Tetto 24 mesi per cig, ma estesa a piccole imprese
«Vengono estese le tutele a 1,4 milioni di lavoratori sinora esclusi», riporta il comunicato sul Cdm diffuso da Palazzo Chigi. Le norme prevedono la Cig per imprese sopra i 5 dipendenti. Il decreto prevede una stretta sulla durata della cassa integrazione che, per quella ordinaria e straordinaria, viene abbassata a 24 mesi in 5 anni (contro il massimo attuale di 48 mesi per la cigs). Tetto che può salire a 36 mesi se “abbinata” alla solidarietà. Estensione, al contempo, di questi strumenti alle imprese con oltre 5 dipendenti: sarà versata un’aliquota dello 0,45% della retribuzione per quelle tra 6 e 15 dipendenti a partire dal primo gennaio 2016 (ripartita tra datore di lavoro e lavoratore sulla base di un accordo tra le parti sociali); dello 0,65% per quelle oltre i 15 dipendenti.  In deroga viene istituito un fondo di 50 milioni di euro per ciascuno degli anni 2016, 2017 e 2018 per ‘coprire’ fino a sei mesi un ulteriore intervento di cig straordinaria nei casi in cui «l’impresa cessi l’attività produttiva e sussistano concrete prospettive di rapida cessione dell’azienda e di un conseguente riassorbimento occupazionale».

Agenzia nazionale occupazione
Verrà costituita l’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro, partecipata da Stato, regioni e province autonome, vigilata dal ministero del Lavoro. Si prevede anche il coinvolgimento delle parti sociali nella definizione delle linee di indirizzo generali dell’azione della nuova Agenzia, che avrà competenze gestionali in materia di servizi per l’impiego, politiche attive e Aspi.

Controlli a distanza
Razionalizzazione e semplificazione delle procedure e degli adempimenti burocratici in materia di lavoro, con particolare riguardo alle dimissioni in bianco e al Durc. Il tutto passando anche per i canali digitali, che avranno spazio anche in tema di controlli a distanza (in proposito si parla della possibilità per i datori di lavoro di sorvegliare sull’utilizzo di dispositivi tecnologici, come tablet e smartphone, a disposizione dei dipendenti).

Basta contratti a progetto dal 2016
Sul riordino delle forme contrattuali si prevede il superamento dei contratti di collaborazione a progetto dal 2016 e dell’associazione in partecipazione. Si punta sul lavoro subordinato, che viene esteso anche alle attuali collaborazioni che però sono «esclusivamente personali», continuative e che vedono l’organizzazione diretta del tempo e dei luoghi di lavoro. Per i voucher il tetto annuo passa da 5.000 a 7.000 euro. Riguardo alla possibilità di demansionamento, si prevede che, nei casi di ristrutturazione o riorganizzazione l’impresa potrà modificare le mansioni del lavoratore anche sul livello di inquadramento inferiore, senza modificare il trattamento economico, fatta eccezione per quello accessorio.

Agenzia unica ispettorato del lavoro
Uno dei quattro schemi di decreti del Jobs Act istituisce l’Agenzia dell’Ispettorato del lavoro che definirà «la programmazione ispettiva e le modalità di accertamento» e coordinerà anche gli ispettori di Inps e Inail. Si punta – ha detto il ministro del Lavoro Giuliano Poletti – a «produrre coordinamento, evitando sovrapposizioni e rendendo più razionali le ispezioni».

L’assegno di ricollocamento
In uno dei decreti al Jobs Act che andranno all’esame del Parlamento si prevede «un assegno di ricollocazione, nuovo strumento finalizzato al fatto che se un lavoratore perde il posto dopo 6 mesi, è possibile che abbia un assegno che può essere usato per acquistare servizi per ricollocamento». Così il ministro del Lavoro Poletti al termine del Cdm. Sarà un assegno scaglionato in base ai profili dei disoccupati che servirà per acquistare servizi atti al rientro nel mondo del lavoro. Potrà essere utilizzato per ottenere un servizio di assistenza dai centri per l’impiego o dalle agenzie per il lavoro accreditate anche se private. Prevedrà anche l’eventuale affiancamento di tutori che andrebbero a coadiuvare il disoccupato in cerca di lavoro, nella riqualificazione lavorativa, nell’apprendimento e nell’imparare nuove funzioni lavorative in base alle richieste del momento da parte delle aziende. In parole povere è un pacchetto che serve al disoccupato per accelerare i tempi di rientro nel mondo del lavoro anche in un profilo occupazionale che non era proprio del soggetto.

Aperture dalla Cgil
«Con i decreti attuativi qualche serio passo avanti si è fatto sul tema della conciliazione», mentre elementi «in parte positivi sono i temi della cassa integrazione e degli ammortizzatori, anche se siamo ancora in un sistema che in realtà non comprende tutta quella parte del mondo del lavoro precaria, parasubordinata, fintamente autonoma che si trova di fronte di nuovo di fronte a una divisione tra diritto e impossibilità degli accessi». per la prima volta sul tema Jobs Act arrivano parole concilianti, o almeno non del tutto negative da parte della Cgil. Il giudizio, che rappresenta comunque un’apertura rispetto i allo sciopero generale alle proteste dei mesi scorsi, è della segretaria generale della CGil Susanna Camusso. Per Camusso, però, i decreti sulla conciliazione «non sciolgono il nodo vero, cioè come si possa allargare a tutte le forme di lavoro. Non solo: c’è un contraltare sull’unicità del sistema assicurativo, che sarà un altro tema che proponiamo con le questioni previdenziali». La Cgil, ha spiegato, aspetta di vedere i «i decreti legislativi sul tema della cassa integrazione e degli ammortizzatori, perché è una cosa che in parte è positiva. L’allungamento dell’indennità di disoccupazione è il criterio al netto che ci auguriamo abbia risolto il problema delle stagionalità, dell’accesso alle indennità di disoccupazione ai lavoratori stagionali o temporanei. Anche se qui si dovranno vedere proprio le formulazioni tecniche».

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