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Boris Behncke.

“Per chiarire un po’ le cose sull’attività sismica nell’area etnea di questi giorni:

(1) Non c’entra niente, ma proprio assolutamente niente con l’attività sismica nel centro Italia. Siamo a centinaia di chilometri di distanza e in un ambiente geodinamico diverso. Il fatto che ci siano terremoti in centro Italia non cambia il rischio sismico da noi, non lo aumenta e non lo diminuisce. Il rischio sismico nella Sicilia orientale è spaventosamente alto e noi siamo altamente impreparati, e il tempo stringe per darci una mossa seria.

(2) L’Etna è un vulcano attivo, per chi non lo sapesse ancora, e ogni volta che non sta proprio eruttando, sta preparando la sua prossima attività. Le eruzioni dell’Etna possono avvenire in area sommitale e spesso i precursori delle eruzioni sommitali sono estremamente sottili, perché i condotti sono sostanzialmente aperti (anche se a volte superficialmente otturati) e il magma in risalita non deve fare molto sforzo e rompere rocce lungo il suo percorso. Altre eruzioni accadono, ad intervalli molto irregolari (che durano da pochi mesi a molti decenni), sui fianchi dell’Etna, e quelle a quote più basse sono quelle potenzialmente più distruttive, perché le loro colate laviche possono raggiungere zone popolate. Queste eruzioni sono praticamente sempre precedute da segnali premonitori piuttosto evidenti. Soprattutto nelle ultime ore/negli ultimi giorni prima dell’eruzione ci sono tipicamente centinaia se non migliaia di terremoti di bassa magnitudo ma in parte anche percepibili. Per citare alcuni esempi molto classici, l’eruzione di marzo 1981 sul fianco nord-nordovest (detta “eruzione di Randazzo”) e quella di luglio-agosto 2001 sul versante meridionale. Tali terremoti sono provocati dal magma che spinge come un cuneo fratturando rocce ed aprendo una frattura (un cosiddetto “dicco”) nel fianco.

(3) Oltre ai terremoti prodotti dall’intrusione di un dicco, ci sono anche altri terremoti, che avvengono lungo le numerose faglie che tagliano i versanti dell’Etna soprattutto nei settori orientale e meridionale. Questi accadono quando il vulcano si ricarica, si gonfia e si pressurizza, a volte aiuta anche lo spostamento del fianco orientale della montagna sotto la forza gravitativa. I recenti terremoti etnei sono di quest’ultimo tipo, e quindi prodotti dal processo di ricarica del vulcano, e sono fenomeni totalmente normali nella dinamica dell’Etna. Nei decenni passati eventi anche più forti sono stati molto frequenti – ricordiamo le sequenze sismiche del 1984 nell’area Zafferana-Fleri, del 1985-1986 a Piano Provenzana e sul fianco orientale, e del 2002-2010 nelle medesime zone.

(4) Le piccole scosse non sono pericolose. Quindi, non vi preoccupate di terremotini di magnitudo 2-3. Quel che c’è da temere, e questo non solo ora ma sempre, è un terremoto di magnitudo ben oltre 6. Un tale terremoto non sarebbe prodotto dalla dinamica dell’Etna, ma da uno spostamento lungo una delle grandi faglie regionali che tagliano la crosta terrestre nella parte ionica della Sicilia (tipo 1693). Non si può dire quando e dove esattamente, e con quale magnitudo accadrà il prossimo terremoto maggiore, ma è sicuro che accadrà. Se facciamo presto a cambiare atteggiamento, ad unirci e a pretendere edifici antisismici, a fare del tutto per mettere in sicurezza il patrimonio edilizio in Sicilia, potremmo ridurne drasticamente l’impatto.

(5) Non chiedete quindi se a causa dei piccoli terremoti di questi giorni c’è da preoccuparsi, ci sarebbe da preoccuparsi anche se non ci fossero questi piccoli terremoti; non chiedete se sono causati dall’uomo (trivelle, HAARP, scie chimiche, vaccinazioni e quant’altro), perché non è così; non chiedete se le “previsioni” di determinati ciarlatani ben conosciuti sono attendibili (non lo sono; di previsioni in questi giorni ne hanno girato tante e nessuno dei terremoti “previsti” è avvenuto).”

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