Le piante e le erbe officinali sono sempre state presenti in natura e per le loro proprietà curative sono state studiate ed usate dall’uomo fin dall’antichità, essendo l’unico rimedio efficace contro le malattie.

Venivano lavorate dallo speziale nelle officine (da cui il nome) per produrre oli essenziali, profumi, tisane e prodotti medicamentosi.

Per piante officinali si intendono le piante medicinali, aromatiche e da profumo come stabilito dalla Legge n° 99 del 6 Gennaio 1931. In tempi più recenti l’OMS ha evidenziato come l’espressione “pianta medicinale” comprenda tutti i vegetali che contengano sostanze atte a essere usate a fini terapeutici o comunque curativi.

L’uso moderno di erbe e piante officinali è non solo legato alla salute e benessere di uomini e animali ma è esteso anche alla cucina 

 

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Autore ArgomentoLE ERBE E IL LORO USO
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Post LE ERBE E IL LORO USO
il: November 20, 2016, 16:51
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ERBE E ALIMENTAZIONE
Le cosiddette “erbe culinarie” (prezzemolo, menta, basilico…) hanno tutte sapori caratteristici che ne consentono l’uso in ricette specifiche o in aggiunta a pietanze per aromatizzare; le erbe spesso aiutano anche la digestione del cibo cui sono associate o la digestione in genere. Il gusto piuttosto forte delle erbe fa sì che vengano usate in piccole quantità; la parte di pianta che si usa maggiormente sono le foglie, appena raccolte e finemente tritate, oppure essiccate. Fin dall’antichità le erbe sono state usate per rinvigorire i cibi dal sapore blando, quali pesci, cereali e ortaggi; ad es. in Quaresima si faceva grande uso soprattutto di spezie dato che il cibo era insipido.

ERBE E SALUTE
La storia dell’impiego medicinale dell’erbe ci riporta ad un erbario cinese di circa 5000 anni fa ed esistono papiri egizi del 2800 a.C. che indicano gli usi medicamentosi di erbe come la menta, la maggiorana e il ginepro.Le conoscenze e le esperienze degli Egiziani furono assimilate dai medici greci, tra i quali Dioscoride, medico militare vissuto al tempo di Nerone nel I sec. d.C. Il suo catalogo, che comprende circa 400 erbe medicinali descritte in 4 volumi, rimane un punto di riferimento per la medicina europea nei successivi 1500 anni. Per secoli, le piante costituirono l’unico aiuto nei problemi di salute e i medici dovevano essere anche botanici e talvolta floricoltori. Per molti secoli la medicina fu gestita soprattutto dagli ordini monastici, che disponevano sempre di giardini farmacologici, dove venivano coltivate le erbe indispensabili all’attività medica. La maggior parte delle erbe attualmente coltivate in Gran Bretagna – culinarie, domestiche, medicinali-vi arrivò con le invasioni romane; allo stesso modo, le erbe europee furono introdotte dai coloni nel 16 secolo in Nord America, dove si innestarono sulle preesistenti pratiche erboristiche degli indiani, depositari di una considerevole tradizione di fitoterapia praticata con le piante originarie della loro terra. In seguito, pur restando basata sulle erbe, la medicina divenne sempre più sofisticata con l’arricchirsi delle conoscenze e in particolare con l’invenzione della stampa, che permise di trasmettere le informazioni in modo preciso e dettagliato. Venne di moda la “dottrina delle segnature”, che sosteneva che la pianta somigliante ai sintomi di una malattia avrebbe curato la malattia stessa: ad es. la polmonaria veniva usata per curare le malattie polmonari perché le sue foglie screziate di bianco assomigliavano ai polmoni malati. Con il progredire della medicina nel 19 sec. si rese possibile collegare i risultati ottenuti alle sostanze chimiche contenute nelle piante e quindi si arrivò a prescrivere il prodotto chimico puro adatto ad un disturbo. L’uso delle foglie, dei fiori o dell’intera pianta venne abbandonato, ma non ci sono ragioni valide perchè le erbe non possano essere usate a casa nella cura di molti mali minori. Del resto è indubbio che gli antichi medicamenti a base di erbe (piante fresche o essiccate in semplici infusi, cataplasmi
o decotti) sono effettivamente di grande beneficio alla salute. Bisogna comunque fare molta attenzione: le varie parti della stessa erba possono avere effetti diversi perché le diverse stagioni di raccolta influiscono sul loro contenuto; anche il dosaggio è un elemento importante.

ERBE IN CASA
Sono in fase di ricerca anche gli impieghi delle erbe nella cosmesi e nella gestione domestica. Ai tempi di Elisabetta I, i sacchettini di lavanda non servivano solo a profumare la biancheria, ma agivano come antitarme e tenevano lontane le pulci e altri parassiti; gambi di lavanda venivano bruciati nelle stanze dei malati, e l’olio di lavanda strofinato sulla pelle teneva lontane mosche e zanzare.

ERBE E BELLEZZA
Le tinture per capelli potevano essere ottenute un tempo solo dalle piante; una delle tinture più antiche è il rosso hennè, ottenuto dalle foglie essiccate e polverizzate della pianta Lawsonia inermis, comunemente alcanna. Tracce di hennè sono state trovate nei corpi mummificati sepolti nelle piramidi egizie e la stessa pianta è stata usata per secoli per tingere anche le unghie e la pelle. Un’altra pianta molto usata per tingere i capelli è la camomilla, i cui capolini forniscono una soluzione adatta a schiarire i capelli biondi e castani; lo zafferano ha lo stesso effetto. Con le erbe si possono fare lozioni per la pulizia della pelle, maschere di bellezza, shampoo, olii e sali da bagno, saponi e talchi profumati, creme…Le signore cinesi usavano per i capelli profumi ottenuti da piante; i Romani si servivano per il bagno di molte erbe, soprattutto lavanda; gli antichi Britanni per tingersi la pelle usavano il guado, le cui foglie ridotte in pasta producevano una tintura bluastra. Pare che i Britanni usassero tale tintura certamente per spaventare i nemici, ma probabilmente anche perché è un forte emostatico.

ERBE IN TINTORIA
Il progressivo addomesticamento dell’uomo lo rese sempre più interessato all’aspetto della sua casa e ai materiali che indossava. Le piante commestibili che macchiavano la pelle furono le prime ad essere usate nella tintura delle stoffe, come le more di rovo; gradualmente la gamma di colori ottenuti dalle piante si ampliò con l’uso di mescolanze tra i medesimi, che permisero di riprodurne ogni possibile gradazione. I Cinesi praticavano la tintura come arte raffinata già 5000 anni fa, e ci sono erbe che ricordano ancora oggi nel nome la loro abilità tintoria (Isatis tintoria=guado, …). Il sambuco fornisce un azzurro spento, il lavanda e il porpora; i petali di calendula si usavano un tempo per ingiallire il colore del burro e del formaggio; il tarassaco produce un bel rosa… La rivoluzione industriale diede l’avvio allo sviluppo delle tinture chimiche; l’economicità dei metodi di fabbricazione, unitamente alla garanzia della perfetta riproducibilità di ogni sfumatura, fece sì che le tinture vegetali cadessero rapidamente in disuso. Le erbe tuttavia possono fornire tinture in tutti i colori dell’arcobaleno, di solito mediante bollitura o macerazione del tessuto vegetale. Nei vari metodi praticati, vi sono quantità standard di pianta e di acqua da usare e attese fino a 6 ore, durante le quali si compiono le varie fasi del processo di colorazione. Per fissare la tintura, nel materiale, ci si serve di un mordente, cioè di una sostanza chimica, come ferro, cromo, stagno, allume…che si può comprare in farmacia. Il materiale da tingere viene dapprima bagnato ben bene, quindi immerso in una soluzione di mordente, bollito per un certo periodo – circa un’ora di solito-e poi trasferito ancora bagnato nella tintura. I vari mordenti possono alterare la sfumatura e l’intensità del colore: ad esempio, la cipolla produrrà il giallo con l’allume e il marrone scuro con il cromo. I materiali che si tingono con maggiore facilità sono la lana e la seta; il cotone e il lino presentano qualche difficoltà per la presenza di cellulosa.

ERBE IN PROFUMERIA
La profumeria è forse un’arte ancora più antica della tintoria , se non altro perché il profumo è una delle caratteristiche più evidenti di una pianta e quindi fu usato prima delle altre per confondere i cattivi odori. I fiori freschi vanno bene per profumare l’ambiente, ma la loro durata è limitata; così, nel tentativo di conservare la loro fragranza, si scoprì che un miscuglio di petali raccolti in uno certo stadio del loro sviluppo, essiccati e mescolati ad un ingrediente in grado di fissarne il profumo (come il giaggiolo) poteva continuare ad emanare profumo molto a lungo. Questi miscugli oggi li conosciamo come “potpourris” dal francese pot=ciotola e pourrir=marcire, anche se gli ingredienti certo non imputridiscono. Col tempo si scoprì che dai fiori e dalle foglie odorosi si poteva ottenere per estrazione un olio profumato. Uno dei metodi usati per l’estrazione è l’”enfleurage”, che consiste nel fare una specie di sandwich con grasso e petali di fiori all’interno. Un altro metodo è la distillazione, in cui i fiori vengono fatti bollire in acqua e l’olio essenziale, liberato nel vapore, viene raccolto e condensato mediante un sistema di raffreddamento. Un terzo sistema è l’estrazione con alcool, che consiste nel far colare il solvente attraverso il materiale (fiori e foglie), raccoglierlo e distillarlo, in modo da ottenere un olio di forma solida. Le erbe profumate svolgono un ruolo basilare in quella che è stata definita “aromaterapia”, nella quale olii essenziali fragranti di origine vegetale vengono strofinati sulla pelle; si ritiene che i diversi profumi possano dare sollievo a un gran numero di disturbi fisiologici e psicologici.
POSSIBILI ATTIVITA’ DI PROFUMERIA CON I BAMBINI
1) Bambole di erbe aromatiche
Occorrente: erbe aromatiche fresche, un elastico, un nastro colorato, un cappellino di paglia da bambola, un ago di sicurezza. Raccogliere un mazzetto di erbe aromatiche fresche e legare gli steli con un elastico Legare un nastro colorato attorno al collo della bambola Appendere la bambola alla parete
2) Profumi per il bagno
Occorrente: erbe profumate, quadrati di tessuto a maglie larghe, spago

Si mettono le erbe profumate al centro del tessuto e si fa un fagottino legandolo con lo spago.
Se si appende al rubinetto della vasca da bagno, quando si fa scorrere l’acqua calda questa
raccoglierà i profumi.

3) Profumi

Occorrente: alcool etilico puro, fiori e foglie profumati, bottigliette di vetro con tappi a presa stagna
Tagliare la pianta a pezzettini e metterli nella bottiglia, riempiendola il più possibile di alcool e tappando bene. Lasciare riposare per due settimane, poi filtrare il liquido con un pezzetto di garza Se il profumo è abbastanza intenso, lasciare riposare ancora una settimana, altrimenti aggiungere altri pezzetti di pianta e lasciarli macerare nello stesso liquido altre due settimane Si può preparare l’etichetta mettendo foglie o fiori della pianta su un cartoncino, ricoprirlo di plastica autoadesiva, fare un foro per infilare un cordoncino e appenderlo alla boccetta.

IL RACCOLTO (PIANTE MEDICINALI)
Le annate più favorevoli alla raccolta delle piante medicinali sono quelle in cui non ha piovuto troppo; gli anni di siccità sono ottimi per le piante aromatiche, quali il timo, il ginepro, l’anice… Le piante vanno raccolte per lo più nel momento in cui le loro gemme cominciano a schiudere e prima che il fiore sia completamente aperto. Le piante in cui le virtù curative sono racchiuse nei frutti o nelle bacche vanno raccolte quando la loro maturità è completa. I frutti, le bacche, le sementi, i noccioli e gli acini da conservare vanno raccolti prima della completa maturazione, a differenza di quelli che vanno impiegati freschi. Le sementi vanno raccolte ben mature, le radici quando gli steli della pianta cominciano ad avvizzire. La raccolta delle piante acquose va fatta un po’ prima della levata del sole; per le altre piante è meglio aspettare il sorgere del sole, in modo che la rugiada sia evaporata. La raccolta va sempre effettuata con tempo calmo e sereno. Gli olii che conferiscono alle erbe i loro particolari aromi sono volatili e quindi svaniscono rapidamente; inoltre, tagli o danni subiti dalla pianta provocano una ossidazione della superficie interessata con conseguente modifica dell’aroma. Diventa quindi importantissimo evitare il più possibile il danneggiamento della pianta nel momento del raccolto. Le parti che servono vanno tagliate e adagiate in strati singoli in vassoi o cassette poco profonde e trasferite in fretta nel luogo di conservazione. Non vanno sovrapposti strati di erbe per evitare processi di fermentazione e vanno tenute distinte le varie specie. Le erbe raccolte dovranno essere libere da parassiti o malattie e non scolorite o danneggiate; se sono sporche vanno pulite rapidamente con una spugna imbevuta di acqua fredda e asciugate tamponando con carta da cucina.

LA CONSERVAZIONE
Il processo conservativo deve proporsi la disseccazione della pianta sia per mezzo del calore solare che di quello delle stufe, del bagnomaria e dei forni. Un mezzo per conservare sbrigativamente erbe e piante consiste nell’ammucchiarle in grandi recipienti di creta, pressandole finchè il vaso non sia pieno fino all’orlo; si tappa poi il recipiente con un sughero spalmato di cera fusa nella parte inferiore e coperto esternamente, dopo averlo applicato, con pece fusa: in tal modo le piante si conservano a lungo senza perdere le loro virtù. Una moderna alternativa all’essiccazione è costituita dal congelamento; il suo vantaggio sta nel poterlo effettuare subito dopo la raccolta e la rapidità del procedimento garantisce una maggiore ritenzione di sapori e aromi; è però un sistema adatto solo a foglie, fiori e steli interi. Appena raccolti e prima che appassiscano, si mettono i ramoscelli di erbe da congelare, riuniti in mazzetti sciolti, dentro i sacchetti e riposti nel freezer; non c’è bisogno di pulire prima le erbe. Un’altra soluzione gradevole consiste nel tritare le erbe ancora fresche e quindi surgelarle immerse nell’acqua di una cubettiera; i cubetti di ghiaccio alle erbe potranno essere usati singolarmente senza scongelarli; si può anche congelare una foglia singola o un fiore intero in ogni cubetto e usarli con effetto decorativo e aromatizzante per le bevande.

PREPARAZIONI IN ERBORISTERIA
Per estrarre dalle piante i principi attivi medicamentosi si ricorre a diverse operazioni INFUSIONE: si pestano bene e si sminuzzano le piante , poi ci si versa sopra acqua bollente, si copre il recipiente e si lascia riposare per un quarto d’ora. Il liquido va poi colato e se serve anche filtrato con un panno. L’infusione si fa anche in vino, aceto o alcool.
DECOZIONE: si mette la pianta nell’acqua fredda e si fa bollire a lungo ( se sono legni, si dovranno lasciare a macerare per 12 ore). Le piante aromatiche, il cui principio vitale è volatile, vanno sempre adoperate per infusione e non per decozione. La decozione si fa in acqua.
MACERAZIONE: si compie a freddo immergendo in un liquido (acqua,aceto o alcool) per un periodo variabile le piante da cui si vogliono estrarre i principi medicamentosi.
TINTURE o ALCOOLATI: dopo aver ridotto in polvere la pianta si mette a macerare in alcool in vaso chiuso alla temperatura di 40° o a freddo. L’operazione si compie in due volte, prima con la metà dell’alcool che si impiega, poi con l’altra metà, protraendo ciascuna delle macerazioni per 4-5 giorni. Quindi si spreme il residuo, si riuniscono i due liquidi che sono stati tenuti separati e si filtrano.
IDROLATO o ACQUE DISTILLATE: si preparano facendo passare una corrente di vapore d’acqua attraverso la pianta; le acque distillate si alterano facilmente se conservate a lungo.
SPREMITURA: con la spremitura si estrae dalla pianta il suo succo, cioè la parte liquida composta da varie sostanze, quali sali, olii, resine…Si raccoglie la pianta , si lava, si asciuga, si taglia a pezzi e si pesta in un mortaio di pietra; si raccoglie la materia schiacciata in un sacchetto di tela e se ne estrae il succo per mezzo di un torchietto. Il succo va messo in un recipiente di vetro e immerso in acqua quasi bollente, quando è freddo si filtra.

LA TINTURA VEGETALE

ARTI TESSILI E TINTORIE NELL’ANTICHITA’
Nei villaggi palafitticoli sono stati trovati resti che testimoniano l’uso rudimentale della filatura e tessitura già nell’epoca preistorica; tali manufatti avevano i colori neutri delle materie usate. Molto probabilmente poi sono stati colorati con prodotti naturali in seguito all’osservazione delle macchie lasciate da piante, frutti o animali schiacciati. Nell’Antico Egitto si coltivava e lavorava soprattutto il lino e l’arte tessile aveva raggiunto un alto livello. I colori maggiormente usati erano il blu (ricavato dal guado e da altre piante non conosciute), i gialli (dal cartamo, dallo zafferano e dalla curcuma), e varie tonalità che andavano dal rosa al rosso intenso (dall’hennè e dalla robbia). Questo fatto era dovuto alla difficoltà del lino ad assumere i colori e non alla scarsa conoscenza della chimica, dal momento che a volte usavano per tingere anche ocre, ossidi di ferro e altri minerali. Per l’estrazione dei pigmenti coloranti durante il processo di tintura, si usava urina invecchiata e fatta fermentare con i vegetali. Presso gli Ebrei il materiale più usato era la lana, sempre tinta in matasse e mai in tessuto mediante immersione in recipienti di marmo. I colori erano lo scarlatto, il giacinto, la porpora e il nero ricavato dalle galle1 di quercia o dal mirtillo. Tra tutti i tintori del mondo antico i Fenici furono tra quelli più esperti e intraprendenti, perché si dedicarono esclusivamente alla produzione della porpora, alla tintura delle stoffe e al loro commercio. I molluschi Murex trunculus, Purpura Haemastoma e Murex brandaris, usati per la preparazione della porpora, venivano raccolti solo in autunno e inverno perchè in queste stagioni contenevano una maggiore quantità di sostanza colorante ed era possibile una più facile cattura manuale o con reti arricchite di apposite esche. Per ottenere un grammo di colore occorrevano circa
1 Galla: escrescenza di forma rotondeggiante e di scarso peso e consistenza provocata nelle piante da organismi animali
o vegetali estranei.
6000 molluschi. La Purpura haemastoma dava un colore cremisi molto bello, ma meno resistente di quello del Murex trunculus; il M. brandaris dava un colore violetto, ma se mescolato a quello della Purpura dava un color giacinto. Le stoffe tinte in questo modo avevano colori bellissimi ed erano molto ricercate da sovrani,sacerdoti, alti dignitari, nonostante il loro elevato prezzo, perché si credeva che, grazie al loro particolare colore, attribuissero poteri particolari a chi le indossava. I Greci lavoravano soprattutto la lana e avevano appreso dai vari popoli costieri l’arte tintoria. I Romani usavano tuniche e mantelli di lana nel suo colore naturale, ma in seguito alle conquiste e agli influssi dei vicini iniziarono ad usare vesti rosso-arancioni o porpora per i re e i sacerdoti. Nel Medioevo la povera gente lavorava la lana e il lino e li tingeva, estraendo i pigmenti dalle piante, solamente in giallo, beige e marrone, perché le varie tonalità di rosso estratte dai vegetali non erano solide e si modificavano con il sole o i lavaggi. Intanto erano stati introdotti il cotone e il baco da seta e la bachicoltura si diffuse rapidamente. Il lino, la lana, la seta e il cotone, tessuti e tinti, furono una fonte di ricchezza per molti centri italiani, soprattutto durante l’epoca comunale. Con la scoperta dell’America giunsero in Europa nuove fibre e nuove sostanze coloranti, la più importante fu la cocciniglia, ottenuta dal Dactylopius coccus cacti, originaria del Messico dove gli indigeni la usano per tingere. E’ un insetto con un ciclo vitale breve e vive come parassita sul fico d’India, forando le pale da cui succhia la linfa con il rostro boccale. Si raccolgono le femmine dopo l’accoppiamento, si uccidono gettandole nell’acqua bollente per qualche secondo e poi si essiccano. Nel Messico si possono ottenere fino a sei raccolti l’anno; per fare un chilogrammo di cocciniglia servono 140.000 femmine, che possono essere intere o polverizzate. Da questo insetto si estrae un colore rosso acceso che viene usato nell’industria dolciaria, in quella alimentare e liquoristica e anche per colorare. Il suo potere tintorio non si esaurisce con il primo bagno, ma permette di eseguirne altri successivi dando ogni volta una gradazione più chiara. La cocciniglia in Europa ebbe tale fortuna da essere accettata dagli Spagnoli come pagamento dei tributi. Nel 1856 Perkin scoprì casualmente il primo colorante chimico, derivato dall’anilina, che chiamò Malvina, e l’uso dei coloranti naturali andò scomparendo. Oggi la sintesi chimica ha ottenuto sostanze coloranti pure e controllate, facili e veloci da usare, sicure nel risultato e poco costose.

COSA SERVE PER TINGERE
1) ATTREZZI
Tavolo, stufa, due pentole da 10 litri, due secchi di plastica, setaccio di plastica, telo di garza,
bastoncini di legno, bilancia che pesi anche i grammi, contenitori graduati per liquidi, termometro
che arrivi a 140°, cucchiai di plastica, bacchette di vetro, barattoli di ferro smaltato o vetro, guanti e
grembiule di gomma, forbici, etichette.

2) ACQUA
L’acqua piovana è la più adatta per le tinture, in alternativa si può usare quella distillata,
demineralizzata o anche quella potabile

3) MATERIALE COLORANTE
Può essere di origine animale (porpora, Kermes2, cocciniglia) o vegetale, facilmente reperibile.

RACCOLTA, ESSICCAZIONE, CONSERVAZIONE

2 Kermes: prodotto colorante rosso vivo ricavato per essiccazione dal corpo di una specie di cocciniglie (il Coccus ilicis) e di altri insetti, usato nel passato per tingere tessuti e attualmente per colorare alcuni tipi di liquore, chiamati alchermes.
QUANDO RACCOGLIERE LE ERBE
Durante il giorno, l’ora migliore per il raccolto è il mattino presto, quando la rugiada è evaporata e
le piante sono asciutte, ma la temperatura è ancora tiepida.
La scelta della stagione di raccolta dipende molto dalla specie e dalla parte di piante da raccogliere,
ma generalmente il periodo giusto va dall’inizio dell’estate in poi.
Le radici, i rizomi e i bulbi si raccolgono in autunno e in inverno, durante il periodo di riposo,
prelevandoli da piante che abbiano 2-3 anni.
Le cortecce all’inizio della primavera si staccano con maggiore facilità, raccogliendola da rami di 2­3 anni che andrebbero potati, in modo da non recare danno alla pianta.

Le foglie vanno raccolte a completo sviluppo, cioè dalla fine della primavera all’inizio
dell’autunno.
I fiori vanno raccolti all’apice della fioritura.
I frutti vanno raccolti a completa maturazione
I licheni si possono raccogliere tutto il tempo dell’anno, preferibilmente dopo una pioggia.

L’ESSICCAZIONE
Per essiccare le piante con la minima perdita di olii volatili ci vogliono tepore, oscurità e aria pulita. La temperatura ideale sta tra i 21 e i 33° C e non dovrà mai superare i 36°; le erbe si seccano a velocità differenti e bisognerà controllare che non lo facciano troppo in fretta; il periodo di essiccazione varierà da 2-3 giorni a una settimana, a seconda della parte e della specie di pianta. E’ importante disporre di un ambiente ben arieggiato per disperdere rapidamente l’umidità che evapora dalle piante, e buio, per impedire l’ossidazione del materiale con conseguenti modifiche dell’aroma. Il materiale raccolto andrà disteso in un unico strato su vassoi o rastrelliere di stecche di legno e coperti con teli velati o retine, quindi disposti in ambienti ben ventilati. Particolarmente adatte sono le cassette di legno da frutta, che possono essere impilate una sull’altra pur consentendo una buona ventilazione tutto intorno. Un altro metodo di essiccazione consiste nel legare steli, radici o fiori in mazzetti e appenderli a testa in giù a un filo per la biancheria. Il tempo di essiccazione varia da erba a erba. Le foglie ben essiccate saranno friabili e croccanti e si sbricioleranno facilmente senza però ridursi in polvere. Gli steli si spezzeranno di netto; le radici saranno secche e friabili in tutte le loro parti. I semi sono un po’ complicati da raccogliere, in quanto la loro maturazione finale avviene molto in fretta, dopodiché cadono; se, battendo leggermente sulla pianta, se ne vede cadere qualche seme, il momento del raccolto è arrivato. I semi vanno messi ad essiccare in un luogo ventilato, senza calore artificiale. Le capsule seminifere prossime a maturazione possono essere appese entro sacchetti di carta, in modo tale che la maggior parte dei semi cada all’interno del sacchetto al momento della maturazione. I semi dovranno essere completamente secchi prima di essere riposti, e questo può richiedere fino a 2 settimane.

METODI DI ESSICCAZIONE RAPIDA
Alcune erbe possono essere essiccate nel forno, in 3-6 ore. La temperatura non dovrà comunque superare i 36° e, per le erbe più delicate, come basilico e cerfoglio, dovrà restare attorno ai 30°. Le erbe dovranno essere distese su fogli di carta marrone perforata e la porta del forno rimarrà aperta per fare uscire l’umidità.
Anche i forni a microonde possono essere usati: le specie a foglia piccola, come rosmarino e timo, impiegano circa 1 minuto, mentre quelle a foglia più grande e succosa, come menta e basilico, si essiccano in circa 3 minuti.

CONSERVAZIONE DELLE ERBE ESSICCATE
Tutte le parti vegetali essiccate si possono conservare intere o sminuzzate; esse vanno difese dall’umidità, dalla luce, dall’aria, dagli insetti e dai topi. La conservazione va fatta in sacchetti di carta conservati in luoghi asciutti. I fiori e le foglie, se non si usano subito per tingere, si impiegano per preparare un bagnocolore mediante bollitura in acqua che porta alla formazione di un decotto molto concentrato che poi si filtra e congela I frutti e le bacche con capacità tintorie si raccolgono a completa maturazione, si usano freschi o si congelano normalmente; non possono essere essiccati perché darebbero colori molto diversi.
LE FIBRE TESSILI
Le fibre tessili naturali possono essere di origine vegetale, animale o minerale; quelle minerali sono pericolose per la salute dell’uomo. La canapa fu introdotta in Italia dai popoli barbari e venne coltivata dall’epoca dei Comuni in poi soprattutto nella Valpadana, con la c. venivano preparati abiti, lenzuola, sacchi, funi, reti da pesca. La ca. si tinge facilmente. Il cotone era conosciuto nella Valle dell’Indo già 5000 anni fa, da lì si diffuse nel Medio Oriente e fu introdotto in Italia dagli Arabi verso la metà del IX secolo d.C. All’inizio era considerato una fibra di lusso e quindi riservato per alcuni usi; ora può essere filato da solo o con altre fibre naturali
o artificiali. E’ impiegato per la maglieria, la biancheria, tendaggi, garze..La raccolta del cotone, costituito da peli aderenti ai semi a cui conferiscono protezione, è costosa perché va fatta manualmente alla completa maturazione del frutto che avviene gradualmente e si protrae anche per 2-3 mesi; i bioccoli vengono separati dai semi e ammassati in magazzini asciutti, aerati e protetti dal sole, che ingiallirebbe le fibre. Il colore varia dal bianco al giallognolo all’azzurrognolo al grigio. I tessuti di cotone si tingono bene e facilmente. Altre fibre vegetali: dalla corteccia del gelso nero si può ottenere il gelsolino, una fibra candida e lucente come la seta e altrettanto costosa da produrre La ginestra odorosa è un arbusto usato come pianta ornamentale, dai rami si estrae una fibra che viene usata grezza per preparare corde, sacchi… e raffinata per stoffe resistenti di colore scuro che con il tempo tende al bianco: troppo costosa. La juta si usa per sacchi e teli da imballaggio; le fibre più fini sono usate nella preparazione di stoffe per mobili, tendaggi e tappeti. Il lino richiede una particolare cura nel processo di tintura perché presenta una certa resistenza ad assumere il colore. Le fibre ottenute dall’ortica si usano per produrre stoffe resistenti, lucenti e morbide. La lana è di qualità diversa a seconda della zona del corpo da cui viene rasata, la migliore è quella delle spalle. La lana è particolarmente adatta e sensibile a qualsiasi tipo di tintura. La seta si ottiene dal baco, ucciso mediante essiccamento quando ha raggiunto il completo sviluppo e ha costruito il suo bozzolo; dal bozzolo, messo nell’acqua calda per poter dipanare la bava, si ricavano circa 500-1500 m di seta. La seta è molto adatta a qualsiasi tipo di tintura.
FASI E TECNICHE TINTORIE
I MORDENTI
Sono sostanze capaci di fissarsi da un lato con la fibra e dall’altro con il colorante, cioè capaci di far fissare a una fibra un colore . Si possono trovare nelle drogherie, nei negozi di materiali coloranti, nelle farmacie o presso i consorzi agrari. Vanno conservati in contenitori ermetici per proteggerli dall’umidità e al riparo dalla luce. I principali mordenti sono: l’allume di potassio (allume di rocca) è una polvere bianca, cristallina, non velenosa aceto da cucina (acido acetico) viene aggiunto al bagnocolore per fissare i colori e dare lucentezza e morbidezza alle fibre; è utile soprattutto con i colori rosa e rossi acido tannico è una polvere marroncina ricavata da legni, cortecce e galle bicromato di potassio è una polvere giallo-arancio, cristallina, velenosa; dà al filato un colore giallino solfato di rame è un sale blu-verde velenoso, usato anche in agricoltura come anticritto gamico; serve per fissare e migliorare i verdi e per ottenere i marroni dai rosa o rossi solfato di ferro è una polvere verdina, cristallina, velenosa; scurisce i colori, va bene per i verdi, i grigi e i neri, non va usato con la seta cloruro di stagno è una polvere bianca, molto indicato per la lana e per le fibre vegetali escluso il lino. E’ indicato per i colori rossi e rosa

ALTRE SOSTANZE UTILI
Cremortartaro è una polvere bianca gessosa che si unisce ai mordenti per impedire un eccessivo
indurimento delle fibre e per migliorare l’assorbimento del colore.
Acido ossalico è una polvere bianca cristallina, si usa come rinforzante del mordente nei bagni delle
tinture in rosso.
Ammoniaca si aggiunge all’acqua del bagnocolore per favorire l’estrazione dei pigmenti dai
vegetali.

IL LAVAGGIO
Qualsiasi filato prima di essere tinto va lavato per eliminare residui o scorie.
Il lavaggio per le fibre animali va fatto immergendo per mezzora la matassa in acqua saponata, già
fatta bollire, mantenuta a 50°; la matassa va poi risciacquata molto bene sempre con acqua a 50°,
quindi strizzata delicatamente o fatta centrifugare; si tingono ancora umide.
Le fibre vegetali vanno immerse in acqua saponata e fatte bollire per un’ora a fuoco lento, quindi
lasciate raffreddare; si risciacqua con acqua fredda.

LA MORDENZATURA
La mordenzatura consiste in una sobbollitura dei filati o dei tessuti in acqua in cui sono stati sciolti i mordenti. Può essere fatta prima o durante il processo di tintura, in modo diverso a seconda del tipo di fibra.

IL PROCESSO DI TINTURA
IL BAGNOCOLORE
E’ la soluzione contenente la sostanza colorante di natura vegetale o animale estratta mediante decozione dalla pianta e dall’animale tintorio. Il bagnocolore si prepara facendo macerare per 12 ore il vegetale fresco o secco, finemente tritato, in 4 litri d’acqua e un cucchiaio di ammoniaca. Passato questo tempo si pone tutto sul fuoco, si fa bollire per 1 ora, quindi si spegne il fuoco, si fa raffreddare e si filtra. Si aggiunge al decotto così ottenuto tanta acqua fino a riportarlo a 4 litri, si intiepidisce e poi si immergono 100g di filato o tessuto dando inizio alla tintura.

METODI DI TINTURA
TINTURA DIRETTA Non richiede l’uso dei mordenti, ma con alcuni vegetali si ottengono colori deboli e poco resistenti. Si pongono in 4 litri di bagnocolore 100g di filato o di tessuto inumidito con acqua, si riscalda il tutto lentamente e poi si fa bollire 1 ora continuando a mescolare dal basso verso l’alto. Finita la bollitura, il filato o il tessuto può essere tolto subito e risciacquato con acqua bollente o lasciato raffreddare nel liquido colorante e sciacquato con acqua fresca. Poi converrà fare un lavaggio con sapone in scaglie per togliere l’eccesso di colore e poi sciacquare di nuovo, spremendo senza torcere. Si fa quindi asciugare in luogo fresco e aerato.
TINTURA A BAGNO UNICO Al bagnocolore preparato nel solito modo e riscaldato a 40° si aggiunge la quantità adatta di mordente, si immerge il filato inumidito, si porta piano a bollore e si fa bollire per 1 ora.Si scola, si risciacqua, si lava, si sciacqua di nuovo e si fa asciugare in luogo fresco e aerato.
TINTURA DEL FILATO MORDENZATO Nel bagnocolore si immerge il filato o tessuto già mordenzato e si porta a bollore per 1 ora, mescolando continuamente. Si estrae dal bagno o si lascia raffreddare nel bagno, si risciacqua, si lava si sciacqua e si mette ad asciugare. Se il bagnocolore non è esaurito si può usare ancora 1-2 volte ottenendo un colore sempre più tenue.
POSSIBILI ATTIVITA’ DI STAMPA NATURALE CON I BAMBINI
1) Stampa con sugo di fragole
Prendere delle fragole (1kg serve a stampare circa 40 cm di stoffa). Lavare, frullare e aggiungere un cucchiaino di sale Prendere il tessuto precedentemente tinto e ancora umido. Riempire con il frullato una siringa senza ago e spruzzare il colore in modo da creare delle striature. Lasciare riposare per almeno un’ora, poi rimuovere con acqua calda
2) Stampa con timbri vegetali
Si possono usare diversi tipi di frutta e verdura: funghi, ravanelli, limoni, cavolfiori… E’ sufficiente dividere il frutto a metà con un taglio netto in modo che la superficie risulti piana. Asciugare bene con la carta da cucina la superficie tagliata. Stendere il colore con un pennello sulla superficie asciutta da stampare e timbrare sulla carta disposta su fogli di giornale o su un canovaccio ripiegato, che faranno da cuscinetto e quindi risulteranno più evidenti i particolari di frutta e verdura. Se si vuole stampare su stoffa usare i colori appositi, altrimenti vanno bene quelli a tempera. Per timbrare è molto adatta la patata, perché si può facilmente incidere e quindi ricavare timbri particolari in rilievo
3) Stampa con sale da cucina
Tingere un tessuto con qualsiasi colore
Stendere il tessuto ancora bagnato in posizione orizzontale e eliminare le grinze.
Prendere il sale e cospargerlo sul tessuto nel modo preferito, lasciandolo riposare qualche ora.
Quando il sale avrà assorbito il colore, rimuoverlo. Poi lasciare asciugare il tessuto. Dove c’era il
sale resteranno delle macchie di colore più chiaro.

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