Le piante e le erbe officinali sono sempre state presenti in natura e per le loro proprietà curative sono state studiate ed usate dall’uomo fin dall’antichità, essendo l’unico rimedio efficace contro le malattie.

Venivano lavorate dallo speziale nelle officine (da cui il nome) per produrre oli essenziali, profumi, tisane e prodotti medicamentosi.

Per piante officinali si intendono le piante medicinali, aromatiche e da profumo come stabilito dalla Legge n° 99 del 6 Gennaio 1931. In tempi più recenti l’OMS ha evidenziato come l’espressione “pianta medicinale” comprenda tutti i vegetali che contengano sostanze atte a essere usate a fini terapeutici o comunque curativi.

L’uso moderno di erbe e piante officinali è non solo legato alla salute e benessere di uomini e animali ma è esteso anche alla cucina 

 

Disclaimer:Il Forum contiene voci su argomenti medici, sanitari, o riconducibili a pratiche con scopi terapeutici (pseudoscienza, medicina popolare, ecc.): non sussiste alcuna garanzia che le informazioni riportate siano accurate, corrette, aggiornate o che non contravvengano involontariamente alla legge in vigore in un determinato paese. Inoltre, anche se l’informazione fosse da un punto di vista generale corretta, potrebbe non riferirsi ai sintomi manifestati da parte di chi legge. Ancora: persone diverse che presentino gli stessi sintomi spesso necessitano cure differenti, per via della complessità di alcuni casi clinici.

Le informazioni fornite sul Forum hanno natura generale e sono pubblicate con uno scopo puramente divulgativo, pertanto non possono sostituire in alcun caso il parere di un medico (ovvero un soggetto abilitato legalmente alla professione), o, nei casi specifici, di altri operatori sanitari (odontoiatri, infermieri, psicologi, farmacisti, veterinari, fisioterapisti, ecc.).

Le nozioni e le eventuali informazioni riguardanti procedure mediche, posologie e/o descrizioni di farmaci o prodotti presenti nelle voci hanno fine unicamente illustrativo e non permettono di acquisire la manualità e l’esperienza indispensabili per il loro uso o la loro pratica. La legge italiana obbliga colui che osservi persone in condizione di rischio di vita a prestare soccorso nei limiti delle proprie capacità; si tenga però presente che manovre errate o inappropriate possono causare lesioni gravi o il decesso, e che di questi esiti infausti risponde chi sia eventualmente intervenuto.

Nessuno dei singoli contributori, operatori di sistema, sviluppatori, sponsor né altre parti connesse al Forum può esser ritenuto responsabile dei risultati o le conseguenze di un qualsiasi utilizzo o tentativo di utilizzo di una qualsiasi delle informazioni pubblicate.

Nulla sul Forum e Blog thesolver.it può essere interpretato come un tentativo di offrire un’opinione medica o in altro modo coinvolto nella pratica della medicina.


Benvenuto Ospite 

Mostra/Nascondi Header

Benvenuto ospite, scrivere in questo forum richiede registrazione.





Pagine: [1]
Autore ArgomentoSCHEDE DELLE PIANTE
Master
Amministratore
Posts: 9
Permalink
Invia messaggio
Post SCHEDE DELLE PIANTE
il: November 20, 2016, 16:54
Cita:

ALLORO (Laurus nobilis-Lauraceae)

La pianta ha un’origine mitica: Apollo amava senza successo una ninfa di nome Dafne. Un giorno
la ninfa, inseguita per i boschi, chiese aiuto alla madre Terra, che la trasformò in un albero d’alloro.
Da quel giorno non solo i Greci chiamarono Dafne quell’albero, ma Apollo lo dichiarò sacro,
concedendo i suoi rami solo a chi si era coperto di gloria nella poesia, nell’arte e nei giochi ginnici.
Di alloro erano incoronate tutte le statue raffiguranti il dio Esculapio; era credenza popolare che
l’alloro preservasse dai colpi di fulmine e per tale ragione l’imperatore Tiberio si cingeva sempre la
fronte con corone di alloro.
Cucina: le foglie si usano come aromatizzanti per carni, pesce…Servono anche a mascherare gli
odori forti di alcuni cibi; si usa porre nei barattoli di cibi freschi, ma deperibili, alcune foglie di
alloro per evitare formazione di muffe.
Medicina: alle essenze contenute nell’a. si attribuiscono proprietà stimolanti la secrezione gastrica,
nonché virtù antinfluenzali allorché somministrate sotto forma di infuso, oppure poste in acqua
bollente per suffumigi contro tutte le forme infiammatorie delle vie respiratorie.
Casa: come deodorante e insetticida casalingo; il legno è usato nei lavori di intarsio

ANGELICA (Angelica silvestris – Umbelliferae)

Originaria dell’Europa settentrionale, veniva probabilmente usata in occasione delle festività
pagane e si riteneva proteggesse dalle pratiche di stregoneria. Dopo l’avvento del Cristianesimo,
assunse il nome che le conosciamo perché fioriva attorno all’8 maggio, festa di San Michele
Arcangelo
Cucina: foglie e steli giovani possono essere mangiati crudi in insalata o cotti come gli spinaci;
hanno sapore gradevole e aroma ben tollerato. Le sommità fiorite trovano applicazione
nell’industria dolciaria e liquoristica; i semi vengono usati per aromatizzare bevande quali vermouth
e gin.
Medicina: era usatissima nella medicina ufficiale (tanto da essere classificata come pianta
officinale)3 e in quella empirica per le sue virtù concentrate nella radice, ricca di sostanze
mucillaginose ed essenze dotate di azione stomachica, carminativa4 e anticatarrale, quindi usata
nella cura di varie disfunzioni digestive e come espettorante. Foglie e fiori sono sempre stati usati in
infusione come depurativi
Tintura: nell’ebollizione delle foglie di a. l’acqua assume una colorazione gialla, che in alcuni
luoghi veniva usata per tingere i tessuti.

BASILICO (Ocimum basilicum – Labiatae)

Emana un acuto profumo, come dice il suo stesso nome: ocimum è infatti la traduzione latina del
greco ozein, che significa “mandare odore”. E’ considerata originaria dall’Asia Minore o
dall’Africa. In India era considerato sacro dagli Indù e usato per disinfettare le case dove c’era la
malaria.

3 Pianta officinale: dal latino officina:laboratorio farmaceutico, indicava un tempo che l’uso della pianta era riservato ai medici e che la si poteva vendere nelle farmacie 4 Carminativo: sostanza capace di assorbire o espellere i gas intestinali
Cucina: il b. impartisce un sapore particolare piccante e gradevole a molti cibi, rendendoli anche più digeribili. Medicina: contiene alcune sostanze che hanno la proprietà di stimolare la secrezione gastro­intestinale e sono pure utili per sedare i crampi dello stomaco ed eliminare i catarri intestinali. Foglie e fiori essiccate e ben polverizzate venivano fiutate come il tabacco perché avevano fama di sedare i dolori di testa e risolvere nevrosi dovute a isterismo; attualmente questa polvere di b. si aggiunge al tabacco da fiuto per aromatizzarlo. Tutta la pianta, ma soprattutto foglie e fiori, è ricca di un’essenza costituita da una mescolanza di cineolo, linaiolo, canfora e molti altri prodotti secondari. Cosmesi: si usava la pianta per preparare pomate con grassi vari o burro e b. polverizzato, da spalmare sulle guance per rendere lucida la pelle: tale usanza è ancora comune nel centro dell’Africa, soprattutto tra le donne abissine. Casa: allontana le mosche; un tempo veniva sparso negli ambienti in casa, quindi probabilmente combatte anche i pidocchi.
BORRAGINE (Borrago officinalis -Borraginaceae)
Il nome volgare “borrana” o borragine e il nome classico latino è di incerta origine: i più lo fanno derivare da borrà, che significa ricco di peli. Plinio chiamò questa pianta “euphrosinum” perché si riteneva che portasse gioia e felicità; Greci e Romani la consideravano una pianta in grado di infondere coraggio. Cucina: la foglia, che con il tempo diventa più scura e consistente, viene raccolta finchè è tenera, mangiata in insalata o cotta come gli spinaci, ai quali può sostituirsi per la ricchezza di calcio e potassio. Medicina: soprattutto nelle foglie sono presenti piccole quantità di sostanze amare e di sali potassici, per cui ha azione diuretica e colagoga5. In infusione le foglie curano la tosse. Cosmesi: i preparati a base di foglie servono ad ammorbidire e pulire la pelle. Periodo: primavera
CAMOMILLA (Chamaemelum nobile – Compositae)
La vera c. è gradevolmente aromatica e con caratteristico odore di mela e ciò spiega il suo nome di derivazione ellenica; i Greci la chiamavano infatti “mela di terra” da kamai:a terra e melon:mela. Cucina: con questa pianta si aromatizza lo sherry spagnolo Manzinilla (piccola mela) Medicina: con i fiori secchi si fa una tisana contro flatulenza, dispepsia e altri disturbi dello stomaco, è un blando sedativo e un buon tonico stimolante dell’appetito Cosmesi: i fiori secchi servono a schiarire i capelli biondi, detergente, emolliente Casa: prevenzione delle malattie delle piante causate da funghi Tintura: si usa per fare una tintura arancio o verde-bruno
FINOCCHIO (Foenicolum vulgare – Umbilliferae)
Le prime notizie risalgono ad un papiro egizio di 1500 anni prima di Cristo; Plinio il Vecchio la cita più volte come pianta officinale, capace anche di rafforzare la vista. Nel medioevo si credeva avesse proprietà magiche. Cucina: i getti primaverili sono usati per minestre, le foglie basali primaverili vengono mangiate crude con olio e sale.
5 Colagogo: che provoca l’espulsione della bile
Medicina: la medicina empirica gli attribuisce poteri di stomachico e diuretico e la stessa medicina ufficiale usava la parte verde per infusioni a scopo diuretico. I semi masticati eliminano il senso di fame, sicchè sembrerebbe anche un eccellente coadiuvante nelle diete dimagranti. Cosmesi: tutta la pianta, ma specialmente i semi (prodotti in autunno) sono ricchi di essenza (olio di finocchio) che viene raccolto per uso farmaceutico e profumiero. Decotti di foglie sono utili per gli occhi affaticati; infusione di foglie per le palpebre infiammate e impacchi per ammorbidire la pelle del viso.
CERFOGLIO (Anthriscus cerefolium-Umbilliferae)
Benché molti ne attribuiscano la provenienza dalla Russia, il nome è di origine greca e significa “fiore di siepe”: ciò perché il tipo selvatico in primavera, con i suoi piccoli e numerosi fiorellini bianchi, spesso ammanta cespugli e siepi. Cucina: le foglie appena raccolte e ben tagliuzzate vengono aggiunte, in modeste proporzioni, alle minestre, alle salse e alle carni per impartire loro un aroma amarognolo, gustoso e gradevole nonché utile a favorire la digestione. La specie selvatica non deve essere usata in quanto tossica. Medicina: tutte le parti verdi della pianta (soprattutto le foglie) contengono una sostanza amara denominata apiina, assai volatile e di sapore simile a quella contenuta nel prezzemolo. In passato il
c. veniva usato sotto forma di infuso, decorazioni, pillole per aumentare la secrezione gastrica e la
funzionalità digestiva, nonché nelle disfunzioni uro-genitali.
Cosmesi: con le foglie fresche si fa un infuso detergente per la pelle.

DRAGONCELLO (Artemisia dracunculus – Compositae)

Conosciuta pure col nome di estragone, era nota già nell’antica Grecia perché proveniente dall’Asia
Minore. Il nome è di origine greca, poiché artemisia deriva dal sostantivo artemes che significa
sano e sta ad indicare le sue proprietà salutari; dracunculus è il termine latino per “piccolo drago”:
questa associazione si deve alla credenza che la pianta potesse guarire dai morsi dei serpenti e di
altre creature velenose.
Cucina: in Francia si usa per preparare un buon aceto: si mette in bottiglia un buon numero di foglie
di d. appena raccolte e si versa sopra aceto di vino bianco, lasciandolo a macerare per un paio di
mesi e poi si filtra. La cucina francese fa molto uso di questa erba, ben pestata, anche per
aromatizzare carni e salse. Le foglioline raccolte prima della fioritura possono essere aggiunte con
la massima moderazione a insalate crude o cotte. Tutta la pianta emana un odore gradevole che
ricorda quello del sedano e del finocchio; masticata, lascia sulla lingua per un certo tempo un senso
di leggero pizzicore e di formicolio.
Medicina. Tutte le parti aeree contengono una sostanza denominata estrapolo capace di esercitare
forte azione stimolante nella secrezione gastrica, nonché una leggerissima azione lassativa. Un
tempo la radice era usata contro il mal di denti.

ERBA CIPOLLINA (Allium schoenoprasum – Liliaceae)

Il nome latino allium, già noto presso i Romani, deriva dal celtico all che significa bruciante,
riferito sia al sapore che all’odore, in quanto provoca irritazione alla mucosa oculare e lacrimazione.
Cucina: gli steli raccolti in piccoli fasci vengono tagliuzzati finemente e aggiunti alle minestre, alle
salse, alle insalate.
Medicina: gli steli contengono numerose essenze solforate che ricordano il sapore della cipolla e
l’odore della senape. Si usa per la cura di disturbi vescicali e nella calcolosi renale; si è constatata la
presenza di alcune vitamine e di alcuni fermenti ai quali viene attribuita la particolare virtù
digestiva.
Casa: si dice prevenga la rogna delle mele.

FINOCCHIETTA (Ligusticum lucidum – Umbellifereae)
Secondo Dioscoride, uno dei fondatori della botanica medicinale ancora prima di Cristo, il nome ligusticum indica la provenienza regionale della pianta, ossia della Liguria. Cucina: le foglie si usano per conferire alle insalate cotte o crude un delicato aroma di anice o di finocchio, del quale ricorda anche il profumo. Poche foglie possono mascherare anche i sapori di alcuni cibi poco tollerati da organismi delicati, quali aglio e cipolla. Medicina: le essenze contenute nella pianta sono volatili, e hanno proprietà digestive, in quanto attivano i succhi e i fermenti gastrici e rendono più digeribili gli alimenti.
GATTARIA (Nepeta cataria – Labiatae)
Originaria dell’Asia e dell’Europa, viene chiamata anche erba gatta in quanto il fogliame, dall’aspetto un po’ ammaccato e dall’odore che richiama la menta, induce i gatti a rotolarsi sopra la pianta fino a distruggerla. Cucina: le foglie fresche si usano con moderazione per insaporire le salse Medicina: le sommità fiorite curano il raffreddore, il catarro, la bronchite Cosmesi: per la cura dei capelli, ne stimola la crescita Casa: tiene lontani i topi
MAGGIORANA (Origanum majorana – Labiatae)
Proviene dall’Asia Occidentale ed è stata per questo chiamata anche “persia o erba persa”; in Grecia veniva intrecciata nelle corone portate dagli sposi il giorno del matrimonio. Cucina: le parti aeree vengono raccolte in piena fioritura per essere essiccate e polverizzate. Di gusto simile all’origano, si usa per aromatizzare molti cibi in particolare la pizza. Si usa anche in arrosti e salse ai quali conferisce profumo e sapore delicato, oltre a rendere più digeribili i grassi. Medicina: questa pianta contiene numerose essenze di odore gradevole ma di sapore molto amaro: tutte insieme costituiscono l’olio di maggiorana, contenente terpeni e derivati dalla canfora. Ben nota da tempi molto lontani, ha sempre goduto fama di eccitante cerebrale prima, e narcotico poi, tanto da essere usato per combattere sia la cefalea che ogni forma di confusione psichica. E’ ancora usata in medicina in alcune preparazioni farmaceutiche a carattere calmante, ma molto di più nell’industria liquoristica e cosmetologia. Cosmesi: per fare saponi profumati Casa: tiene lontano gli insetti; si può mettere nei cuscinetti d’erbe
MELISSA (Melissa officinalis – Labiatae)
Non è accertato che il nome derivi dal greco per ricordare alcune ninfe greche di nome Melisse, una delle quali nutrì Giove con miele e latte di capra; è più verosimile che il nome derivi dalle api, che in greco si chiamavano melissai, le quali si avventano sui fiori di cui sono ghiotte. Vive dovunque, dalla primavera all’autunno inoltrato, ha un gradevole odore di cedro e limone ed è nota anche come cedronella, erba cedrina o erba Luigia. Cucina: si usano le foglie e i getti giovani per aromatizzare insalate, pesci e per impartire ai vini bianchi e ad alcuni liquori il tipico sapore e aroma cedrino. Si può usare come sostituto della scorza di limone grattugiata. Medicina: fiori e foglie sono ricchi di essenze con profumo penetrante e sapore aromatico, che hanno un’ottima azione antispasmodica e antinevritica sugli organismi degli animali e ancor più sull’uomo. In passato era obbligatoria l’essenza di melissa in tutte le farmacie perchè prescritta tra i prodotti officinali. L’uso dell’acqua di m. o dello spirito di m. era insostituibile per calmare i dolori di qualsiasi natura. Le foglie calmano i nervi e inducono il sonno, inoltre riducono il dolore delle punture di insetti. Cosmesi: nel teatro francese di fine ottocento era protagonista degli svenimenti delle dame, che venivano subito soccorse da una boccetta di eau de mélisse. Le foglie vengono usate per profumare i saponi e come astringente per la pelle. Casa: nelle cere per i mobili, come deodorante anche nei potpourris, per profumare la biancheria durante il lavaggio.
MENTA (Menta piperita – Labiatae)
Di origine antichissima, era ben conosciuta da Greci e Romani; secondo la mitologia, Minta (o Menta) bellissima figlia del dio Cocito, divinità fluviale, era amante di Dite, dio dell’Oltretomba. Persefone folle di gelosia, tramutò Minta in una piantina, facendola crescere presso le rive dei fiumi; il padre Cocito disperato ottenne da Giove che l’umile piantina perpetuasse il ricordo della fanciulla emanando un delicato e fresco profumo. A questo mito va poi aggiunto il significato astrologico che la pianta assunse nel medio evo, in quanto la menta era posta sotto il dominio di Venere e quindi possedeva virtù afrodisiache. Cucina: le foglie sono usate come aromatizzanti e correttive di sapori forti di qualche ortaggio. Medicina: contiene numerose essenze dalle quali si ricava una sostanza cristallina denominata mentolo; l’essenza è usatissima e compare in molti preparati. Le applicazioni più comuni sono per la terapia anestetica, delle vie respiratorie e digestiva Cosmesi: è usata nella preparazione di profumi; le foglie fresche guariscono le macchie della pelle; si usano nel bagno e per aromatizzare le paste dentifricie.
ORIGANO (Origanum volgare – Labiatae)
E’ sempre stata ingrediente della cucina egiziana, fenicia e greca; questo popolo ne faceva largo uso, mettendolo anche nel vino. L’alta considerazione di cui godeva si ritrova anche nel nome, che potrebbe significare “splendore del monte” da oros:monte + ganos:splendore. Cucina: le foglie secche ben polverizzate si usano come aromatizzante Medicina: tutte le parti aeree contengono un pregiato olio composto da numerose essenze volatili e sostanze tanniche. In passato si usava l’infusione delle foglie per combattere disfunzioni intestinali e biliari, e anche l’essenza ottenuta per distillazione quale componente degli unguenti ad azione revulsiva6 e antireumatica.
PREZZEMOLO (Petroselinum sativum – Umbelliferae)
Dioscoride parla diffusamente di questa pianta, il cui nome significa “sedano delle rocce” (da selinon: sedano); ne ha sempre fatto uso il mondo antico non solo in cucina, ma anche per decorazione onorifica: con i suoi rami si intrecciavano fronde da portare sulla testa dei poeti o degli eroi. Più tardi si fecero pure corone funerarie ed era venuto di moda il detto “ha bisogno di prezzemolo” per indicare che una persona stava per morire. La città sicula di Selinunte trae il suo nome da selinon, perché le balze rocciose che l’attorniavano erano cariche di questa pianta. Nella tarda classicità si credeva che il p. (selinon) fosse molto caro alla Luna (Selene) e che si dovesse piantare in fase di luna crescente. Cucina: si usa per cospargere varie pietanze. Quantità elevate possono però provocare nausea, vertigini, ronzio. Nella raccolta del p. selvatico, attenzione a non confonderlo con la velenosissima cicuta, alla quale assomiglia molto.
6 Revulsivo: prodotto capace di arrossare la pelle richiamando sangue alla superficie provocando calore
Medicina: tutta la pianta è ricca di olio etereo che ricorda la canfora. In passato tutte le farmacopee
prendevano in considerazione la pianta per preparare l’acqua di p. indicata come carminativa,
diuretica e sedativa. Godeva pure di capacità emmenagoghe7 e vermifughe.
Cosmesi: per prevenire la couperose; si dice che elimina le lentiggini
Tintura. Produce un color crema o varie tonalità di verde, a seconda del mordente usato.

ROSMARINO (Rosmarinus officinalis – Labiatae)

Il suo nome significa “rugiada di mare”, poetica allusione all’ambiente in cui di preferenza vive allo
stato selvatico. I Greci lo usavano come incenso bruciandolo in onore degli dei per propiziare
l’immortalità futura: per questo motivo è stata considerata nell’antichità pianta benefica e
beneaugurale, e lo è anche per noi cristiani grazie ad una leggenda che lo consacra a Gesù Bambino.
Gli Andalusi infatti raccontano che il giorno di Natale la Madonna stese i primi panni del Figlio
sopra un cespuglio di rosmarino che si trovava di fronte alla capanna; la pianta si impregnò talmente
degli umori del Cristo che il giorno della passione fiorì annunciando la prossima resurrezione e
continua a fiorire ogni anno. La notte di natale gli andalusi amano decorarne la casa con tanti
rametti perché il loro profumo accompagni la nascita del Cristo e sia propizio per il nuovo anno.
Conosciuto nel Medio Oriente, dove era impiegata anche in riti propiziatori, ebbe largo uso nel
mondo arabo; sin dall’età classica è stato associato all’intelligenza e alla buona memoria.
Il suo aspetto sempreverde l’aveva eletto pianta della fedeltà coniugale
Cucina: le foglie fresche o essiccate si usano per aromatizzare ogni tipo di carne e il pesce.
Medicina: le foglie e l’olio sono antisettiche, toniche, diuretiche e contro le nevralgie. Valido
rimedio per l’affaticamento, l’astenia, la depressione, l’impotenza, la frigidità
Cosmesi: si usa nello shampoo per rinforzare il colore dei capelli scuri, e per fare lozioni
astringenti. L’olio si adopera in profumeria e nella preparazione di insetticidi. Il bagno con il
decotto di r. ha proprietà stimolanti, che possono diventare afrodisiache se vi si aggiunge un infuso
confezionato con una manciata di salvia e di menta
Casa: tiene lontani gli insetti, deodora gli ambienti, la biancheria e gli abiti.

RUCOLA ( Eruca sativa – Cruciferae)

E’ detta anche rughetta
Cucina: si usa in insalate, intingoli e sughi; aggiunta alla grappa dà una colorazione verde e riduce il
sapore bruciante dell’alcool
Medicina: in passato era impiegata per combattere lo scorbuto, per accelerare la digestione,
stimolare le vie biliari e come decongestionante.

RUTA ( Ruta graveolens – Rutaceae)

Il suo nome deriva dal greco reuo:liberare e questo perché si riteneva liberasse l’uomo da un gran
numero di malanni; era prescritta dai Greci per migliorare la vista.
Cucina: le foglie si usano con parsimonia per aromatizzare insalate; un ramoscello colto prima della
fioritura e messo nella grappa dà un sapore aromatico.
Medicina: va usata con grande cautela perché può provocare seri disturbi. Viene usata
tradizionalmente contro l’epilessia e come abortivo.
Casa: potente repellente contro pulci e altri insetti, viene bruciata come deodorante ambientale.

SALVIA (Salvia officinalis – Labiatae)

7 Emmenagogo: sostanza capace di favorire il flusso mestruale
Il suo uso in Europa risale a parecchi secoli prima di Cristo; il suo nome sembra derivare dal latino
salvare, ad indicare le sue virtù benefiche (i Romani la chiamavano Salvia sanatrix). Secondo una
leggenda medievale, fu benedetta dalla Madonna perché nascose tra i suoi cespugli la Sacra
Famiglia che fuggiva verso l’Egitto, inseguita dai soldati di Erode.
Cucina: per aromatizzare carni e pesci grassi, che rende più digeribili
Medicina: si usano le foglie e l’olio essenziale, ha effetto astringente e antisettico, è efficace contro
il mal di gola e le ulcere del cavo orale
Cosmesi: scurisce e migliora in genere il colore dei capelli e ne stimola la crescita; sbianca i denti e
rinforza le gengive; è astringente e deodorante e si usa nel bagno e nell’acqua per lavarsi; tonifica e
rivitalizza la pelle
Casa: da spargere negli ambienti; una volta i fiori si usavano per colorire i cibi; negli armadi
protegge gli abiti dalle tarme

SANTOREGGIA ( Satureja hortensis -Labiatae)

L’effetto stimolante della s. giustifica la sua reputazione di afrodisiaco; si ritiene infatti che il suo
nome derivi da satiro.
Cucina: le foglie si usano con i legumi, le carni. L’essenza ricavata per distillazione è usata
nell’industria liquoristica.
Medicina. Le foglie e le sommità fiorite essiccate hanno proprietà toniche, digestive, antisettiche; si
dice che vincano all’istante il dolore per le punture d’insetti
Casa: deodora gli ambienti

TIMO (Thymus vulgaris – Labiatae)

Il nome greco deriva dal verbo thyein:profumare; infatti ha un odore acuto.
Cucina: per aromatizzare ; il timolo contenuto in tutta la pianta ha proprietà antifermentativa e
antiputrida, perciò qualche fogliolina aggiunta ai cibi non consumati evita possibili decomposizioni.
Medicina: fortemente antisettico, efficace nei disturbi dell’apparato respiratorio e dell’intestino,
come gargarismo e collutorio; l’olio è vermifugo, aiuta la digestione e stimola l’appetito.
Cosmesi: come deodorante, contro brufoli, punti neri e simili, nei dentifrici
Casa: bruciato, pulisce e profuma l’ambiente; nelle candele e nel tabacco da fiuto; nella biancheria

GIARDINO

EDERA (Hedera helix – Araliaceae)
Il mito narra che l’edera comparve proprio dopo la nascita di Diòniso8 per proteggere il bambino dalle fiamme che bruciavano il corpo materno : avrebbe avvolto tutta la casa della madre attenuando le scosse di terremoto che avevano accompagnato l’ira di Zeus. Un'altra leggenda narra che un giorno Diòniso, abbandonato dalla madre Semele, si fosse rifugiato sotto la pianta di Edera che gli diede il nome (Diòniso veniva chiamato anche kissos, nome greco della pianta). Altro mito greco riferisce Kissos era figlio di Diòniso e che morì all’improvviso mentre danzava davanti al padre. La dea Gea, ovvero la terra, impietosita, lo mutò nell’edera che da allora portò il suo nome.
8 Diòniso: divinità di origine incerta, ma con molta probabilità attribuibile alla Grecia. La sua entità divina si esprimeva in due aspetti contrastanti, nella gioia benevola e chiassosa delle feste e nel furore distruttivo. Figlio di Zeus e della mortale Semele, secondo la tradizione più diffusa sarebbe stato assunto al rango di dio soltanto dopo aver meravigliosamente operato tra gli uomini circondato da una schiera di ninfe, satiri e sileni. Diòniso era il dio protettore delle viti e simbolo della naturale vicenda della vegetazione che muore e rinasce ogni anno.
Medicina: l’edera è una pianta molto efficace per calmare le tossi stizzose, per dilatare i bronchi e
per l’eliminazione dei catarri bronchiali. Questa proprietà è dovuta alla presenza di saponine, che
tuttavia hanno un certo grado di tossicità e rendono sconsigliabile avvalersi di questa pianta
mediante preparazioni fatte in casa poiché un errore di dosaggio potrebbe produrre seri
inconvenienti. L’edera esercita invece un’azione sicura e senza inconvenienti per l’uso esterno. I
decotti e gli infusi di foglie di edera esercitano una reale azione anestetica e antinevralgica nelle
nevriti, nei dolori reumatici, nella sciatica e nell’artrite. Sono state inoltre provate benefiche
proprietà anche nelle celluliti, dove l’azione anestetica permette un massaggio profondo, e l’azione
astringente e vasocostrittrice favorisce il riassorbimento dei liquidi che impregnano i tessuti. I frutti
dell’edera sono invece velenosissimi.
Tintura: foglie raccolte in qualsiasi periodo e frutti maturi in marzo-aprile; le foglie con Al danno il
giallo, i frutti da soli rosso pallido, con Cr, Al o Fe varie sfumature di verde; colori abbastanza
solidi

GAROFANO (Dianthus caryophyllus -Caryophyllaceae)

Il nome deriva dall’arabo quaranful:chiodo di garofano; infatti proprio il suo profumo intenso e
dolce di chiodi di garofano lo ha reso popolare in cucina e in profumeria da più di 2000 anni. Nel I
sec . d. C. Plinio scrisse che il g. era stato scoperto il secolo precedente in Spagna dove era usato per
aromatizzare delle bevande; nel Medioevo veniva mescolato al vino e alla birra come sostituto dei
costosissimi chiodi di g. provenienti dall’Oriente.
Cucina: con i fiori freschi si profumano marmellate, sciroppi, salse…e si guarniscono minestre e
insalate
Medicina: poco usato, un tempo si usava per mascherare il cattivo sapore delle medicine
Cosmesi: nelle acque di colonia fatte in casa.

LAVANDA (Lavandula officinalis – Labiatae)

La lavanda era usata da tutti i popoli del Mediterraneo per esigenze domestiche e cosmetiche; molto
probabilmente era una delle numerose piante portate in Gran Bretagna dai soldati romani per
ricordare ai legionari il calore e il clima asciutto di casa loro.
Cucina: di solito non è usata, ma si può utilizzare nelle gelatine oppure come glassa sui biscotti o
con carni molto saporite.
Medicina: si usano i fiori secchi e l’olio essenziale come antisettici e ricostituenti, contro distorsioni
e dolori reumatici
Cosmesi: nell’acqua per lavarsi e nel bagno; come astringente per la pelle; nei profumi; per
risciacquare i capelli
Casa: contro le punture di insetti e per tenerli lontani; nelle creme per mobili

ROSA CANINA (Rosa canica – Rosacee)

Cucina: con i petali si può preparare un liquore; con i frutti si prepara la marmellata
Medicina: i petali hanno proprietà astringenti, toniche e antidiarroiche; il succo ricavato dalla
spremitura dei petali può essere usato come collirio; i falsi frutti ( quelli veri sono all’interno)
contengono vitamina C e altre che li rendono preziosi contro lo scorbuto e nei casi di avitaminosi.

TAGETE (Tagetes papula – Compositae)

Il nome deriva da Tages o Tagus, dio etrusco nipote di Giove, fondatore dell’arte divinatoria in
Etruria: il fiore è simbolo della divinazione. In Italia nell’Ottocento il t. è stato chiamato puzzola in

riferimento all’odore che tutta la pianta emana; spiacevolissimo è il suo odore se macera nell’acqua
o si decompone, tanto da essere chiamato anche fior di morto.
Tintura: i fiori maturi sono usati per tingere e anche le radici essiccate danno un eccellente colore;
con lana non mordenzata dà un giallo pallido, con allume un giallo dorato; i colori sono resistenti
ma tendono a scurire col tempo.

CAMPI

BARDANA (Arctium lappa – Compositae)
Cucina: i piccioli sono mangiati lessi e conditi a guisa di asparagi oppure fritti. La radice, che deve essere divelta senza romperla da piante giovani, va cotta a lungo e poi condita con olio corposo: è un piatto nutriente e sano. Anche le foglie più giovani possono essere consumate in insalata. Medicina: contiene tannino, mucillagine, sali potassici e calcio. Conosciutissima fin da epoca remota è molto usata nella medicina naturale come efficace depurativa, dermopatica, diuretica, vulneraria; viene spesso anche coltivata per la raccolta delle radici.
DENTE DI LEONE (Leontodon hispidus – Compositae)
Con questo nome vengono indicate molte piante diverse ma simili per la forma irregolare delle foglie. Questa ha i denti grossi e disposti regolarmente su entrambi i margini e si differenzia dal tarassaco anche per l’estremità a forma acuminata. E’ abbastanza diffusa nei prati e nei pascoli di pianura e collina. Cucina: le foglie raccolte prima della fioritura possono essere mangiate crude o cotte Medicina: si usa per le proprietà depurative e diuretiche, dovute ad una sostanza amara gradevole e ben tollerata anche ad uso prolungato. E’ consigliata la cura primaverile per depurare dalle scorie accumulate durante l’inverno. Periodo: primavera
MILLEFOGLIE (Achillea millefolium – Compositae)
Il suo nome pare derivi da quello dell’eroe greco Achille, che l’avrebbe usata per curare le ferite dei suoi soldati durante la guerra di Troia.; non a caso un tempo era chiamata Herba militaris Cucina: le foglie fresche si usano nell’insalata Medicina: le foglie fresche, applicate sulle ferite, pare abbiano proprietà astringenti e sanatorie; le foglie, gli steli e i fiori essiccati si usano contro la dissenteria. Attenzione: assunto in grandi dosi causa mal di testa e costipazione Cosmesi: in decotto contro la calvizie¸astringente per pelli grasse Casa: attivatore naturale delle concimaie e buon fertilizzante
ORTICA (Urtica dioica – Urticaceae)
In tutte le tradizioni popolari l’ortica ha un significato propizio. Un tempo nelle campagne di Novogord, in Russia, durante la veglia di San Giovanni, notte “solstiziale”, i ragazzi saltavano sopra le ortiche così come latrove si saltava sopra i fuochi. Nel Canavese, in Piemonte, i contadini sostengono che portando dell’ortica su di sé ci si poteva preservare da ogni maleficio. L’ortica è anche una pianta che protegge dai fulmini: in Tirolo, quando scoppia un temporale, si gettano delle ortiche nel focolare per allontanare ogni pericolo, ma soprattutto il fulmine perché, secondo una credenza diffusa in tutta l’Europa centrale, il fulmine non colpirebbe mai queste piantine. A Lugnacco, in Piemonte, si faceva la stessa cosa convinti di allontanare le streghe che erano considerate la causa dei temporali. Il bruciore provocato dal contatto con le foglie di o. è dovuto al fatto che ogni peletto è una spina acuminata e cava, le cui pareti contengono silice, una sostanza che dà loro un aspetto fragile e vetroso; la punta della spina si rompe facilmente e il liquido contenuto all’interno (acido formico) si riversa sull’oggetto che ha causato la rottura. Cucina: contengono vitamina A e C e ferro, oltre ad altri sali minerali; steli e foglie giovani si usano al posto degli spinaci Medicina: le foglie sono efficaci contro i reumatismi, per controllare le emorragie interne e in molti problemi dermatologici; l’o. è poi un buon diuretico Cosmesi: contro la forfora; per tonificare e migliorare la circolazione in infuso o in decotto; il succo d’o. stimola la crescita dei capelli Casa: con le foglie fresche si ottiene un buon fertilizzante liquido; le foglie tengono lontane le mosche Tintura: le radici forniscono una tintura grigia, gialla o aranciata a seconda del mordente
PAPAVERO DEI CAMPI (Papaver rhoeas – Papaveravecee)
Cibele (la dea madre) spesso viene rappresentata con un mazzo di frumento e papaveri in mano, perché l’infinito numero dei suoi semi è un richiamo alla fertilità. Il p. entra nella poesia latina come simbolo del sonno; è infatti sacro a Morfeo Cucina: si mangiano i giovani germogli crudi e ben conditi, in padella, in minestra, in risotti Medicina: dal latice (oppio) si estraggono vari principii attivi, quali morfina, codeina, narcotina..; ha proprietà narcotiche, calmanti e decongestionanti Tintura: i petali possono essere usati per tingere la lana, ma non danno colori solidi
RANUNCOLO (Ranuncolacee, Ranunculus acer)
Ranunculus significa “piccola rana”, ad indicare l’abitudine del fiore di crescere nei luoghi dove si trovano acque stagnanti. I ranuncoli, denominati spesso bottoni d’oro, hanno foglie intere o variamente divise, in gran parte radicali, e fiori bianchi o gialli, raramente rosa o rossi, con calice e corolla a tre o cinque o più elementi. Il frutto è un achenio9 compresso. Ne esistono circa 250 specie; quello di cui parliamo è il ranunculus acer o ranuncolo dei prati. Una ventina di specie vengono coltivate e sfruttate a scopo ornamentale. Tutti i ranuncoli contengono succhi acri, tossici per gli animali. Il veleno è sparso in tutte le parti della pianta e consiste in una sostanza acre e fortunatamente volatile, cosicchè i ranuncoli, ridotti a fieno e mescolati alle altre erbe, non presentano pericolo di avvelenamento per il bestiame. Il ranuncolo era stato chiamato “erba scellerata” da Apuleio10 , perché un tempo i mendicanti usavano sfregarsi le foglie sulle gambe, procurandosi piaghe orribili, allo scopo di suscitare
9 Achenio: frutto secco, con un solo seme, avvolto da un pericarpo coriaceo non aderente (es. l’achenio del castagno è la
castagna).
10 Lucio Apuleio: naturalista latino, soprannominato Platonico, vissuto nel IV secolo, autore di un erbario intitolato
Herbarum vires et curationes, sulle proprietà medicinali delle piante.

compassione nei passanti. Il forte potere revulsivo11 del suo succo veniva usato per la preparazione di cataplasmi12 assai energici. L’avvelenamento per ingestione di parti verdi della pianta è caratterizzato da una violenta gastroenterite; se non si provvede a svuotare meccanicamente lo stomaco, può sopravvenire la morte in 1-2 giorni.
TARASSACO (Tarassacum officinale – Compositae)
Pianta antichissima che sembra far parte delle erbe amare citate nella Bibbia. Il nome di origine greca sta a significare “cura della vista” da taraxia:intorbidimento della vista + akos:rimedio. E’ conosciuto con molti altri nomi: dente di cane per la forma delle foglie; soffione per i frutti leggerissimi; stella piatta per la forma del fiore giallo; cicorietta per il suo uso in cucina. Molti nomi fanno poi riferimento alle sue proprietà diuretiche. Cucina: le foglie giovani si usano in insalata Medicina: contiene molta vitamina C e sostanze utili nelle malattie del fegato Casa: le foglie fresche sono un ottimo nutrimento per i conigli Tintura: con le radici si ottiene una tintura magenta con l’allume, giallo-bruno con il ferro

ALBERI

IPPOCASTANO (Aesculus hippocastanum)
Il suo nome significa “castagna di cavallo” perché in Turchia e poi in Europa si usavano i marroni tritati per dare sollievo ai cavalli asmatici. Medicina: i principi attivi dell’ippocastano hanno la prerogativa di essere contemporaneamente utili e irritanti sulla pelle e sulle mucose, comprese quelle intestinali. Questa pianta ha la proprietà di restringere il lume dei vasi sanguigni, di tonificarli, normalizzare la permeabilità e rendere normali le pareti alterate e infiammate. È utile quindi per il trattamento delle emorroidi, delle flebiti e delle ulcere varicose, toglie prurito e dolore e favorisce il riassorbimento dei liquidi che ristagnano nei tessuti. La sua azione astringente si esplica anche utilmente sulle affezioni più blande e generalizzate, per esempio sulle estremità gonfie e sui difetti della pelle dovuti alla couperose. Tutte le azioni descritte si esplicano per uso interno, ma in considerazione della scarsa tollerabilità di alcuni principi attivi è bene utilizzarla solo per uso esterno. Una curiosità: nel folklore italiano si crede che per combattere i raffreddori bisogna conservare in tasca due semi di ippocastano. Cosmesi: una pasta preparata con semi di i., farina di mandorle e di avena e olio di oliva è utile per ammorbidire la pelle secca delle mani Tintura: si usano le capsule spinose del frutto e le foglie, freschi o essiccati
NOCCIOLO (Corylus avellana)
Originario dell’Asia minore, era coltivato già dagli antichi Romani. La nocciola, ben protetta dal suo guscio, era per i Celti simbolo della saggezza interiore; si diceva che mangiare nocciole procurasse la conoscenza delle arti e delle scienze segrete. I druidi e i bardi
11
Revulsivo: che provoca un’irritazione cutanea, con intenso aumento dell’afflusso sanguigno nei tessuti superficiali, per decongestionare e riattivare. 12 Cataplasma: impasto umido di sostanze vegetali curative, avvolto in una garza o in un panno e applicato sulla pelle nella parte malata, a scopo terapeutico locale (come emolliente, sedativo o revulsivo).
usavano tavolette divinatorie di n. e vi incidevano le lettere magiche; il rametto biforcuto, tipico dei
rabdomanti, è da sempre servito come bacchetta magica per scoprire tesori e permetteva di
diventare invisibile.

ONTANO (Alnus – Betullacee)

Se immerso nell’acqua diventa incorruttibile, per cui fin dalla più remota antichità è stato usato per
fabbricare pali di fondazione e palafitte (vedi Venezia e Ravenna). Un tempo produceva tre tinture:
verde dai fiori, bruno dai rami e rosso dalla corteccia, che per gli antichi simboleggiavano l’acqua,
la terra e il fuoco che sembrano ricongiungersi nell’albero, perché dà una fiamma viva, quasi senza
fumo; la carbonella sviluppa più calore di qualsiasi altra specie e la sua cenere dà la potassa13; i suoi
ramoscelli verdi, svuotati, una volta servivano per fare fischietti, testimoniando così l’affinità dell’o.
con il quarto elemento, l’aria. Fu considerato un albero della vita dopo la morte.
Fu considerato anche una pianta maledetta, perché appena tagliato il legno si colora di rossiccio,
tanto da dare l’impressione di un sanguinamento.
Medicina: l’elevata presenza di tannini lo ha reso prezioso nella medicina popolare per combattere
angine, tonsilliti e faringiti, utilizzando la corteccia per un decotto con il quale si fanno gargarismi;
se messo su ulcere o piaghe, ha proprietà cicatrizzanti. La corteccia ridotta in polvere e messa a
bagno nel vino bianco secco è utile nel caso di febbri intermittenti.
Cosmesi: il decotto si può usare per detergere la pelle del viso
Casa: il legno serviva per opere di tornitura e per confezionare zoccoli di legno.
Tintura: le infiorescenze femminili o gattini danno il giallo con allume di rocca; la corteccia dà il
marrone con solfato di rame; la corteccia con allume di rocca e solfato di ferro dà il nero

PRUGNOLO (Prunus spinosa – Rosacee)

Detto anche Spino prugnolo per la spinosità dei suoi rami, o susino selvatico.
Cucina: i frutti asprigni si possono usare per confezionare marmellate e sciroppi rinfrescanti
Medicina: ha proprietà astringenti e può essere usato per risciacqui nei casi di infiammazioni alla
bocca e alla gola. Da usare con molta attenzione e cautela nelle dosi perché contiene anche sostanze
pericolose

ROVO (Rubus fruticosus – Rosacee)

Cresce dovunque e fiorisce nella tarda primavera
Cucina: le foglie vengono usate per preparare un gradevole te; con i frutti si confezionano conserve
e succhi profumati
Medicina: proprietà diuretiche, astringenti, antiscorbutiche. Le more svolgono una funzione
antidiarroica; consumate come sciroppo o marmellata,apportano all’organismo numerosi principi
attivi, mentre il decotto solleva le infiammazioni del cavo orale e allevia la raucedine
Tintura: foglie e frutti

SALICE BIANCO (Salix alba)
Più antica è la parola “vimine” che un tempo designava tutti i salici, prima di venir riservata alla specie di cui si utilizzano i rami flessibili; da vimen:legno flessibile, viene Viminale, così chiamato perché un tempo era stato piantato a salici. Nell’antichità il s. era considerato malefico, essendo votato a Ecate, la dea-luna, ed è rimasto legato agli incantesimi patrocinati dalla dea, come esprime
13 Potassa: carbonato di potassio, come prodotto industriale per la fabbricazione dei saponi e del vetro, e per produzioni e lavorazioni varie
il nome dell’albero nelle diverse lingue nordiche, specialmente in inglese l’equivalenza willow­witch: non a caso le streghe cavalcano scope con legature di vimini. Tintura: si usano i rametti giovani per ottenere diverse tonalità di giallo e di verde
SAMBUCO (Sambucus nigra – Caprifoliaceae)
Da tempo immemorabile gli uomini hanno preso un rametto di sambuco, tolto il midollo e praticando qualche forellino sulla corteccia esterna si sono costruiti uno strumento musicale. Il senso musicale è del resto connesso alla parola sambuco, dal momento che deriva dal greco sambykè:strumento musicale; i ragazzini di campagna si fabbricano con il s. i fischietti, ma anche minuscoli cannoncini per lanciare palline di carta e sassolini. Nel medioevo una pianta di s. era un rimedio sicuro per tenere lontane le streghe da casa; si pensava che non venisse colpito dal fulmine e tagliarlo portava sfortuna ( secondo la tradizione era di s. il legno di cui era fatta la croce di Cristo) Dai Germani il sambuco veniva chiamato Holunder, “albero di Holda”. Holda o Hulda era una fata del folklore germanico medievale, raffigurata come una giovane donna benigna dai lunghi capelli d’oro, abitava nei Sambuchi che si trovavano nei pressi delle acque di fiumi laghi e fonti. Fin dall’inizio del secolo i contadini tedeschi rispettavano a tal punto il sambuco che incontrandolo nei campi si levavano il cappello. Non osavano sradicarlo e, se volevano tagliarne un ramo, s’inginocchiavano davanti alla pianta con le mani giunte pregando, “Frau Holda, dammi un poco del tuo legno ed io, quando crescerà, ti darò qualcosa di mio”. Per curarsi il mal di denti si doveva camminare fino al sambuco invocando per tre volte: ”Frau Holda, Frau Holda imprestami una scheggia che te la riporterò”. Si staccava la scheggia e, giunti a casa, la si usava per incidere la gengiva fino a macchiare il legno di sangue. Si tornava infine alla pianta, continuando a camminare all’indietro, e si reinnestava la scheggia nel punto in cui era stata tolta: così le si trasmetteva il dolore. Nelle leggende germaniche il flauto magico era un ramoscello di sambuco svuotato dal midollo, che si doveva tagliare in un luogo dove non si potesse udire il canto del gallo che lo avrebbe reso roco: i suoni che se ne traevano proteggevano dai sortilegi, come testimonia l’omonima opera di Mozart, in cui la regina della Notte dona a Tamino il magico strumento, che tuttavia è d’oro, e a Papagheno un campanellino: suonati al momento del pericolo avranno il potere di liberarli dai guai. Cucina: i fiori sono usati per fare tè e tisane e vengono aggiunti a gelatine e marmellate, oppure possono essere impanati con uova e consumati fritti; i frutti si usano per fare il vino di s. e marmellate. I fiori, quando sono ancora teneri e profumati, si possono servire fritti in olio o burro come frittelle. Medicina: tutte le parti sono emetiche; l’infuso dei fiori e il succo dei frutti ben maturi hanno proprietà lassative, antinevralgiche, sudorifere, antireumatiche e sono efficaci nelle malattie influenzali e nel raffreddore. Cosmesi: l’acqua di fiori di s. schiarisce e ammorbidisce la pelle, elimina le lentiggini, decongestiona gli occhi. Casa: allontana le mosche; tiene lontani i parassiti dalle gabbie dei conigli Tintura: dà una tintura color lavanda o violetto

Pagine: [1]
Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailby feather