Le piante e le erbe officinali sono sempre state presenti in natura e per le loro proprietà curative sono state studiate ed usate dall’uomo fin dall’antichità, essendo l’unico rimedio efficace contro le malattie.

Venivano lavorate dallo speziale nelle officine (da cui il nome) per produrre oli essenziali, profumi, tisane e prodotti medicamentosi.

Per piante officinali si intendono le piante medicinali, aromatiche e da profumo come stabilito dalla Legge n° 99 del 6 Gennaio 1931. In tempi più recenti l’OMS ha evidenziato come l’espressione “pianta medicinale” comprenda tutti i vegetali che contengano sostanze atte a essere usate a fini terapeutici o comunque curativi.

L’uso moderno di erbe e piante officinali è non solo legato alla salute e benessere di uomini e animali ma è esteso anche alla cucina 

 

Disclaimer:Il Forum contiene voci su argomenti medici, sanitari, o riconducibili a pratiche con scopi terapeutici (pseudoscienza, medicina popolare, ecc.): non sussiste alcuna garanzia che le informazioni riportate siano accurate, corrette, aggiornate o che non contravvengano involontariamente alla legge in vigore in un determinato paese. Inoltre, anche se l’informazione fosse da un punto di vista generale corretta, potrebbe non riferirsi ai sintomi manifestati da parte di chi legge. Ancora: persone diverse che presentino gli stessi sintomi spesso necessitano cure differenti, per via della complessità di alcuni casi clinici.

Le informazioni fornite sul Forum hanno natura generale e sono pubblicate con uno scopo puramente divulgativo, pertanto non possono sostituire in alcun caso il parere di un medico (ovvero un soggetto abilitato legalmente alla professione), o, nei casi specifici, di altri operatori sanitari (odontoiatri, infermieri, psicologi, farmacisti, veterinari, fisioterapisti, ecc.).

Le nozioni e le eventuali informazioni riguardanti procedure mediche, posologie e/o descrizioni di farmaci o prodotti presenti nelle voci hanno fine unicamente illustrativo e non permettono di acquisire la manualità e l’esperienza indispensabili per il loro uso o la loro pratica. La legge italiana obbliga colui che osservi persone in condizione di rischio di vita a prestare soccorso nei limiti delle proprie capacità; si tenga però presente che manovre errate o inappropriate possono causare lesioni gravi o il decesso, e che di questi esiti infausti risponde chi sia eventualmente intervenuto.

Nessuno dei singoli contributori, operatori di sistema, sviluppatori, sponsor né altre parti connesse al Forum può esser ritenuto responsabile dei risultati o le conseguenze di un qualsiasi utilizzo o tentativo di utilizzo di una qualsiasi delle informazioni pubblicate.

Nulla sul Forum e Blog thesolver.it può essere interpretato come un tentativo di offrire un’opinione medica o in altro modo coinvolto nella pratica della medicina.


Benvenuto Ospite 

Mostra/Nascondi Header

Benvenuto ospite, scrivere in questo forum richiede registrazione.





Pagine: [1]
Autore ArgomentoLe preparazioni erboristiche della medicina popolare
Master
Amministratore
Posts: 9
Permalink
Invia messaggio
Post Le preparazioni erboristiche della medicina popolare
il: November 12, 2016, 19:09
Cita:

Le preparazioni
La medicina popolare, tutt’altro che priva di genialità intuitiva, si avvale di una ricca gamma di preparazioni erboristiche (e non solo), utilizzando le numerose piante medicinali sempre disponibili in forma spontanea nelle campagne. Questi rimedi naturali, o meglio, ciò che rimane di tali rimedi, confezionati secondo l’arcaica tradizione erboristica rurale, tramandatasi oralmente di generazione in generazione fino ai tempi nostri, si possono a buona ragione considerare come gli antenati o gli antesignani dei moderni sistemi di trasformazione delle piante officinali.
Gli antichi fitopratici non conoscevano di certo la natura chimica e la complessità farmacologica dei principi attivi delle piante da loro utilizzate, ma a tale incultura accademica contrapponevano un’acuta sensibilità naturalistica, una pratica di millenaria seppur empirica esperienza e, soprattutto, un contatto diretto e sacrale con gli elementi della Natura, oggi quasi del tutto scomparso nella nostra dimensione sociale.
Ciò che accomuna le antiche fitopratiche alle moderne tecniche di trasformazioni erboristiche è l’esigenza di rendere disponibili e biocompatibili con l’organismo umano un insieme di determinate sostanze attive chiamate “fitocomplesso”, particolarmente presenti e concentrate in specifiche parti della pianta, convenzionalmente chiamate “droghe”, responsabili dell’azione medicamentosa.
La ricerca del giusto metodo di separazione del fitocomplesso dal corpo delle piante, ovvero il tentativo di operare il sistema estrattivo più affine alla natura stessa dei costituenti attivi presenti nelle droghe vegetali, permise di individuare una gamma di sostanze, oggi chiamate “solventi”, un tempo facilmente reperibili nell’ambito domestico e familiare (acqua, oli vegetali, grassi animali, vini, ecc.), capaci di solubilizzare tale componente attiva e di veicolarla, attraverso una serie di forme applicative, all’interno o all’esterno dell’organismo umano.
Queste antiche preparazioni, conosciute oggi sotto il nome di infuso, decotto, tintura, oleolito, ecc., sono state nel tempo sempre più perfezionate e costituiscono il fondamento dell’arte erboristica e della moderna fitoterapia applicata.
La macerazione
Questa operazione si esegue a freddo, ovvero a temperatura ambiente. La macerazione consiste nel dimorare per un determinato periodo di tempo la droga vegetale fresca o secca, ma comunque opportunamente sminuzzata, contusa o polverizzata in solvente idoneo. Si impiega generalmente per droghe contenenti principi attivi termolabili e volatili (gli amidi, le gomme, le mucillagini, le oleoresine, gli oli essenziali) o quando il solvente impiegato non può subire l’azione del calore, a meno di un irreparabile alterazione come il vino, il siero, la birra e l’aceto. I tempi di macerazione sono abitualmente lunghi poiché il solvente agisce dolcemente a temperatura ambiente e, in ogni caso, non sono mai inferiori a 8-10 giorni di stazionamento. Si utilizzano di regola recipienti di vetro o di metallo smaltato provvisti di chiusura ermetica. È conveniente agitare il contenitore almeno una volta al giorno, dopo di che si cola, si spreme il residuo solido e si filtra la soluzione così ottenuta attraverso carta apposita o per tela. Per le piante di uso comune si adotta il rapporto in peso droga/solvente pari a 1:5; vale a dire che su 200 g di droga preparata occorrono 1000 g di solvente, normalmente tradotti in millilitri.
Per le droghe cosiddette “eroiche”, cioè per le piante dotate di spiccata attività farmacodinamica o addirittura di una certa tossicità (e pertanto non raccomandabili nella pratica domestica), si utilizza il rapporto in peso droga/solvente pari a 1:10, così che su 100 g di droga preparata occorrono 1000 g di solvente. In altri casi occorrerà modificare il rapporto in peso droga/solvente a seconda del volume espresso dalle droghe essiccate o assoggettandolo alle esigenze specifiche di estrazione di ogni singola pianta.
In base al tipo di solvente utilizzato i macerati hanno nomi diversi. Se si utilizza una soluzione idroalcoolica a una determinata gradazione (da determinare in funzione della natura chimica del fitocomplesso), la preparazione prenderà convenzionalmente il nome di tintura idroalcoolica o alcoolito, in caso di pianta essiccata, oppure di tintura madre o alcoolaturo se viene trattata la droga fresca. Se il solvente è un olio vegetale (ad esempio, olio extravergine di oliva, olio di mandorle dolci, ecc.) si chiamerà olio medicato o oleolito; con il vino si otterrà un vino medicato o enolito, con l’aceto un aceto medicato o acetolito. La medicina popolare propone per le stesse preparazioni nomi indubbiamente più espressivi. Si chiameranno allora spiriti d’erbe, unti d’erbe, vin d’erbe e bruschi aromatici. I macerati possono essere utilizzati, a seconda dei casi, sia per uso interno che per uso topico (esterno).
L’infusione
È forse una delle più comuni preparazioni della medicina popolare, utilizzate nella pratica casalinga. Consiste nel versare una certa quantità d’acqua bollente sulla droga, fresca o essiccata, preventivamente contusa o finemente sminuzzata per aumentarne la superficie di contatto. I tempi di riposo in infusione variano in funzione del tipo di droga impiegata e in base alle esigenze terapeutiche: essi oscillano comunque dai 10 ai 30 minuti, salvo casi particolari. Terminata l’infusione, si filtra su tela o con un colino a maglie fini, spremendo il residuo solido. L’infuso è la preparazione a caldo che meglio si adatta alle piante che contengono una notevole quantità di sostanze “fragili e/o volatili”, che un’esposizione prolungata al calore può compromettere. Il rapporto droga/solvente non è standardizzabile poiché è soggetto a variazioni a seconda della sensibilità soggettiva del consumatore ed è mutevole per ogni singola specie.
Bisogna ricordare che l’infuso è una preparazione estemporanea e che, pertanto, va preparata al momento dell’uso e non va conservata, nemmeno in frigorifero, per più di una giornata, in quanto rappresenta, per l’abbondanza di sostanze organiche in soluzione, un terreno fertile per la crescita e la proliferazione batterica.
La decozione
Il risultato dell’operazione di decozione si chiama decotto. Il decotto viene normalmente impiegato per le droghe vegetali di una certa consistenza come la corteccia, le radici, i semi e altri organi coriacei che cedono lentamente le sostanze attive, dotate di stabilità, al calore. Come per l’infuso, è buona regola contundere o sminuzzare le droghe per facilitare il trasferimento in soluzione del fitocomplesso. La droga così preparata va immessa in acqua fredda, nella quantità e nelle proporzioni specificate di volta in volta e portata a ebollizione con fiamma moderata in recipiente di acciaio o di vetro pirex. Raggiunto il
punto di ebollizione, si abbassa la fiamma e si lascia sobbollire dolcemente a recipiente
semicoperto per un periodo di tempo che, salvo specifiche indicazioni, si considera gene- ricamente
di 5-10 minuti per le droghe tenere e di 20-30 minuti per le droghe dure e com- patte. Terminata la
decozione, si lascia intiepidire mantenendo il recipiente coperto, quindi si filtra la soluzione
come già descritto per l’infuso. Anche il decotto è una preparazione estemporanea, perciò va
consumato entro poche ore dalla sua preparazione o, tutt’al più, durante l’arco della giornata,
mantenendolo in frigorifero. Un tempo, per la preparazione di infusi e decotti veniva utilizzata
quasi esclusivamente acqua piovana lasciata decantare e filtrata. Oggi, con le piogge acide e con
l’accumulo degli inquinanti che ci ritroviamo nell’aria, sarebbe un problema. Se non si ha una
fonte d’acqua pulita vicino a casa è me- glio utilizzare acqua minerale naturale in bottiglia. Da
evitare l’acqua distillata perché viene resa ormai sterile e priva di carica vitale.

Il brodo
La medicina popolare fa ampio uso di brodi vegetali preparati prevalentemente a sco- po culinario
con cereali, legumi e verdure di stagione, associati ad abbondante quantità di piante medicinali.
Di fatto questa preparazione rappresenta la sintesi spontanea tra le necessità di ordine
nutrizionale e le esigenze di recupero dello stato di salute; è il classico esempio in cui una
sottile parete, dotata di capacità osmotiche, divide l’alimento dal far- maco naturale. Per la
tradizione ferrarese è noto il brodo di aglio e cipolla (àj e zivòlla) per facilitare
l’allontanamento dei parassiti intestinali, e il brodo di foglie di prezzemolo (prassìmul) per
favorire le contrazioni uterine delle gestanti, nell’imminenza del parto. Se si utilizzano
solamente piante officinali, il brodo perderà le caratteristiche di alimento e diventerà una
decozione.

Le tisane
Le tisane sono fitopreparazioni o, utilizzando un termine caro alla medicina tradizio- nale
erboristica, “erborati”, ottenuti tramite infusione o per decozione, in cui figurano diverse piante
medicinali sinergiche, mescolate tra loro, al fine di rendere più incisiva e completa l’azione
risanatrice. In verità la medicina popolare ha sempre fatto poco uso di miscele di piante
officinali, in quanto è più semplice utilizzare una pianta per volta, magari intercalandone l’uso
in periodi diversi e delegando a poche persone veramente esperte (i madgùn) la formulazione di
erborati. L’interpretazione tradizionale differisce enormemente dalla moderna concezione di tisana
“farmacologica” in quanto, più che la somma schematica e preordinata dei principi contenuti nelle
piante, interessa l’incontro dinamico, vibrazionale ed energetico tra esseri viventi: tra gli
individui vegetali in qualità di soggetti terapeutici e l’organismo umano bisognoso di una
stimolazione adeguata alla propria sensibilità e bio-affine alla totalità del proprio essere.

Le polveri
Le erbe possono essere consumate anche in forma di polveri. Per questa preparazione è necessario
utilizzare droghe molto secche, ben tagliate e pulite. Si riducono in polvere, il più finemente
possibile, facendo uso di un mortaio di marmo dotato di pestello di legno duro oppure, in modo più
moderno, di un macinatore elettrico, facendo però attenzione in
quest’ultimo caso a non surriscaldare la droga. La polvere così ottenuta si passa attraverso
un setaccio a maglie strette, al fine di eliminare le particelle più grossolane. A questo punto
la polvere può essere consumata oppure conservata, per non più di sei mesi, in barattoli di vetro,
chiusi ermeticamente e riposti in luogo buio. Le polveri si assumono in cialdine, in ostia o
mescolate con un alimento semiliquido come lo yogurt, il miele o la marmellata. Trattandosi di
droga vegetale pura, anche se veicolata da sostanze alimentari, il dosaggio giornaliero è
necessariamente più modesto rispetto ad altre preparazioni. Di regola ne sono sufficienti 3-6
grammi al dì, considerando le piante comuni, cioè quelle prive di tossicità.

I succhi freschi
I succhi sono rappresentati dai liquidi organici presenti nelle cellule vegetali e che vengono
estratti esclusivamente per via meccanica, tramite pressione e spremitura delle piante fresche.
Sono considerati, per la ricchezza dei costituenti attivi contenuti, presidi sanitari naturali di
grande valore terapeutico e di facile impiego nella pratica domestica. Per eseguire correttamente
l’operazione è necessario tritare finemente le erbe o i frutti e, in alcuni casi, pestare le droghe
fino a ottenere una massa semifluida che verrà avvolta in una tela robusta e spremuta per torsione
di quest’ultima. È altresì possibile ricavare succhi freschi utilizzando una modema centrifuga per
alimenti, reperibile in qualsiasi negozio di elettrodomestici. I succhi delle piante medicinali
devono essere consumati velocemente e rinnovati quotidianamente, in quanto sono facilmente
degradabili. Si possono eventual- mente conservare per una o due giornate in bottiglie di vetro ben
chiuse, preferibilmente in frigorifero. Si consumano a cucchiai (2-4) nell’arco della giornata.

Gli sciroppi medicati
Lo sciroppo medicato consiste in una soluzione concentrata di zucchero in acqua (sci- roppo
semplice), che veicola le sostanze attive di una o più piante medicinali. Secondo la tradizione
erboristica lo sciroppo semplice si prepara sciogliendo a caldo 180 grammi di zucchero in 100 ml
d’acqua, versandolo poco per volta, agitandolo continuamente per impedire che il saccarosio
caramellizzi e filtrando la soluzione non appena avvenuta la solubilizzazione. A questa
preparazione di base si incorporano, a freddo, per diluizione, i fitocomplessi delle piante,
ottenuti per infusione, decozione, macerazione, oppure i succhi freschi.
Gli sciroppi non hanno grossi problemi di conservabilità proprio in virtù dell’alta con-
centrazione di saccarosio che, come è noto, sottrae acqua all’eventuale proliferazione bat- terica;
tuttavia devono sempre essere conservati in luogo fresco, utilizzando recipienti puliti, asciutti e
provvisti di chiusura perfetta, non metallica. Si assumono per via interna, generalmente a
bicchierini (20-30 ml pro dose), 2-3 volte al dì.
Una tipica preparazione popolare delle campagne ferraresi, molto simile agli sciroppi, è
rappresentata dai sugoli (i sùgall), preparati col succo dei frutti del Prugnolo (al brugnòl o spìn
négar) oppure col succo d’uva. A tali succhi viene poi aggiunta a caldo farina di grano, allo scopo
di imprimere una consistenza cremosa al preparato, e zucchero a pia- cimento. I sugoli di Prugnolo
(Prunus spinosa L.), per la forte presenza di tannini, sono particolarmente graditi a chi soffre di
diarrea e dissenteria.

I cataplasmi
Con il termine cataplasma si definisce una preparazione per uso esterno paragonabile a
una pappa medicinale ottenuta di norma per dissoluzione di una farina in un liquido. Una
volta raggiunta la consistenza ideale si interpone la pappetta fra due teli di garza e si applica
direttamente sulla zona da trattare. Numerose sono le finalità applicative di questa prepa-
razione: si possono ottenere risoluzioni di infermità tramite un’azione emolliente-decon-
gestionante, calmante-antinevralgica, antisettica-cicatrizzante o revulsiva-iperemizzante.
Il cataplasma si applica sia caldo che freddo, a seconda dell’azione medicamentosa che si vuole
ottenere e in funzione delle caratteristiche del fitocomplesso da esso veicolato. Per cataplasma si
intende anche genericamente la semplice applicazione di foglie o di parti fresche del vegetale,
finemente sminuzzate o ridotte in poltiglia. Il cataplasma di farina dei semi di lino rappresenta
“un classico” anche per la tradizione ferrarese (impiàstar ad farina d’lin). È curioso notare come
nel linguaggio popolare ferrarese il termine impiàstar serva a designare persone considerate
pedanti e “morbosamente appiccicose”.

Gli impiastri
Si tratta di una preparazione per uso esterno affine alla precedente, con la differenza che al
posto di farine di cereali, amidi o fecole, vengono utilizzati come eccipienti – cioè da supporto –
sostanze grasse, oleose o resinose come lo strutto, l’olio, la cera d’api o la gom- moresina di
alcuni alberi. Per confezionare l’impiastro si utilizzano piante quasi esclusiva- mente fresche,
pestate e ridotte in poltiglia per essere meglio amalgamate all’eccipiente. La tradizione popolare
ferrarese non fa distinzione tra cataplasma e impiastro, prova ne è che entrambe le preparazioni
vengono designate con il medesimo termine: impiàstar.

Le compresse
Parlando in termini di medicina popolare, per compressa si intende non la classica “pastiglia
medicinale”, come si è portati abitualmente a immaginare, bensì una pezzuola o una garza da
applicare esternamente sulla parte da risanare, imbibita di sostanza medica- mentosa, costituita
dal succo fresco della pianta oppure ottenuta tramite altre preparazioni, come infusi e decotti
concentrati. In altri termini trattasi di un impacco medicamentoso.

I bagni
Con le erbe si preparano ottimi bagni i cui effetti salutari sono determinati dall’as- sorbimento
da parte dell’organismo umano di componenti attivi delle piante medicinali attraverso un processo
di osmosi delle cellule epidermiche. Se poi si aggiunge il pia- cevole momento rilassante che essi
offrono, non disgiunto dal forte e magnetico potere assorbente-purificante intrinseco all’elemento
“acqua”, non si può non considerare questa preparazione tra le più felici intuizioni della medicina
tradizionale erboristica. I bagni che riguardano tutto il corpo vengono detti “totali”, mentre
quelli che contemplano solo parti del corpo specifiche vengono detti semicupi, maniluvi, pediluvi.
I bagni totali si preparano immettendo una certa quantità di droghe essiccate e finemente
sminuzzate (circa 150-200 grammi) in un sacchetto di garza o in un telo di cotone ben chiusi. Si
lascia infondere il fa- gottino di erbe nell’acqua molto calda del bagno per 10-15 minuti,
spremendolo di tanto in tanto, quindi si aggiunge acqua tiepida sino a portare alla temperatura
desiderata. Durante il bagno, in cui non si dovrà utilizzare alcun detergente, si passa il
sacchetto su tutto il cor- po, insistendo eventualmente sulle parti che richiedono maggior
interesse. Il momento più propizio per effettuare i bagni è la sera, lontano dalla digestione,
rimanendo immersi per un tempo variabile dai 10 ai 20 minuti, a seconda delle specifiche esigenze
terapeutiche e in base alle caratteristiche soggettive.

I suffumigi e le fumigazioni
Non esiste al mondo cultura o tradizione popolare che non riconosca l’usanza di bruciare resine e parti di piante essiccate per facilitare la dispersione nell’aria delle sostanze aromatiche in esse contenute. I suffumigi e le fumigazioni sono rispettivamente riconosciuti come “fomenti umidi” e “fomenti secchi”.
Si parla di fomento umido quando avviene l’esposizione al vapore di talune piante, preparate sia in infusione o in decozione concentrata, sia versando alcune gocce di oli essenziali in una pentola d’acqua bollente tolta dal fuoco al momento dell’utilizzo. Per inalare pienamente il vapore medicamentoso liberato, ci si copre il capo con un telo da bagno. I fomenti secchi consistono invece nell’inspirare il fumo di resine o di droghe vegetali essiccate ridotte in polvere e fatte bruciare su una piastra metallica calda, ma non rovente. In entrambi i casi le cosiddette sostanze attive volatili, a loro volta semplici veicoli del “sottile messaggio energetico”, frutto della “consapevolezza vivente” di ogni pianta, vengono assimilate attraverso le mucose dei polmoni.
Nella tradizione popolare ferrarese era usanza bruciare (fumgàr) alcune erbe, tra cui la salvia comune (Salvia officinalis L.), detta sàlvia uduràda, e il Mentastro (Pulicaria dysenterica L. Bernh.), chiamato mentàstar o erba par fumgàr, per disinfettare gli ambienti domestici e allontanare parassiti e insetti fastidiosi. Occorre precisare che anticamente le fumigazioni di sostanze vegetali aromatiche, oltre ad essere impiegate per disinfettare gli ambienti domestici e in particolare i luoghi di culto, erano considerate il mezzo elettivo per giungere in contatto col mondo “etereo” del soprasensibile. La nostra tradizione popolare utilizza ancora questa pratica fumigatoria come magico rituale apotropaico; capace cioè di scacciare le entità negative e di tenere lontano il “malocchio”.

Pagine: [1]
Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmailby feather