Un maggiore utilizzo di schermi durante la prima infanzia e intorno all'inizio della scuola è stato associato a un rendimento scolastico inferiore e a una memoria di lavoro più debole negli anni successivi. I risultati suggeriscono che la prima infanzia potrebbe rappresentare un periodo particolarmente delicato in cui le abitudini legate all'uso di schermi possono avere effetti a lungo termine.
Un maggiore utilizzo di schermi durante la prima infanzia e intorno all’inizio della scuola è stato associato a un rendimento scolastico inferiore e a una memoria di lavoro più debole negli anni successivi. I risultati suggeriscono che la prima infanzia potrebbe rappresentare un periodo particolarmente delicato in cui le abitudini legate all’uso di schermi possono avere effetti a lungo termine. Immagine Crediti: AI/TheSolver.It

Nei salotti e nelle camerette di oggi, gli schermi digitali — che si tratti di smartphone, tablet o televisori — sono diventati presenze quotidiane per i bambini piccoli. Questa pervasività ha spinto genitori, educatori e ricercatori a porsi domande sempre più pressanti su quali possano essere le conseguenze a lungo termine dell’esposizione precoce sullo sviluppo cognitivo.

Se fino ad ora gran parte del dibattito si è concentrata esclusivamente sulle “ore totali” di utilizzo, un’innovativa ricerca longitudinale propone una prospettiva nuova: il momento in cui avviene l’esposizione potrebbe contare tanto quanto la quantità di tempo trascorso davanti allo schermo.

Linee Guida Nazionali e la Realtà delle Famiglie

Organizzazioni sanitarie di primo piano, come l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e l’Accademia Americana di Pediatria, raccomandano da tempo di evitare del tutto gli schermi prima dei 18-24 mesi e di limitarne l’uso a meno di un’ora al giorno tra i 2 e i 5 anni. La vita di tutti i giorni presenta tuttavia sfide complesse, e molti bambini finiscono per superare regolarmente queste soglie.

La letteratura scientifica in questo campo ha spesso mostrato risultati contrastanti o poco definiti. Ciò è dovuto al fatto che gran parte degli studi del passato si basava su osservazioni isolate in un singolo momento temporale, si concentrava quasi esclusivamente su bambini già grandi o ignorava misurazioni ripetute durante la primissima infanzia. Per superare questi limiti, è necessario seguire la crescita dei bambini attraverso un lungo arco di tempo, tenendo conto dell’evoluzione dei contesti familiari e ambientali.

Lo Studio GUSTO: Un Tracciamento Longitudinali da 1 a 8 Anni

Risponde a questa esigenza uno studio condotto dai ricercatori dell’Inserm (l’Istituto francese di sanità e ricerca medica) e della National University of Singapore, pubblicato sul World Journal of Pediatrics. Gli esperti hanno analizzato i dati della coorte di nascita GUSTO (Growing Up in Singapore Towards healthy Outcomes), monitorando 502 bambini dalla prima infanzia fino alla media fanciullezza.

I ricercatori hanno raccolto informazioni dettagliate sul tempo trascorso davanti allo schermo (riferito dai genitori) a sei diverse età. Successivamente, hanno confrontato questi dati con le prestazioni dei bambini a distanza di anni, valutando in particolare il loro rendimento scolastico a 9 anni e la loro memoria di lavoro a 10 anni e mezzo.

L’analisi ha rivelato che un maggiore utilizzo di dispositivi digitali durante specifiche finestre dello sviluppo si associa in seguito a risultati scolastici inferiori e a una memoria di lavoro più debole.

Le Finestre Critiche: L’Impatto a 1 Anno e a 6 Anni

Il dato più sorprendente emerso dallo studio riguarda le due specifiche fasce d’età in cui la correlazione negativa si è manifestata con maggiore intensità:

  1. L’età di 1 anno (La prima infanzia): Ha mostrato l’impatto e la correlazione più forte di tutte. Come evidenziato dagli autori, la primissima infanzia è una finestra temporale di massima sensibilità in cui il cervello in rapido sviluppo è estremamente vulnerabile. Quando lo schermo sostituisce le interazioni umane, il gioco sensoriale e le scoperte dirette dell’ambiente, si priva il bambino di stimoli essenziali per l’apprendimento.

  2. L’età di 6 anni (L’ingresso alla scuola primaria): Sorprendentemente, mentre l’uso degli schermi a 2 e 3 anni non ha mostrato associazioni significative a lungo termine, le correlazioni negative sono riemerse nettamente a 6 anni. Questa fase coincide con l’avvio dell’istruzione formale, un momento transizionale delicato in cui i bambini affrontano un aumento improvviso dei carichi di attenzione sostenuta, pianificazione e memoria.

Considerazione Personale — La Trappola della “Sostituzione Esperienziale”: Spesso ci si interroga su cosa contengano gli schermi per essere così “nocivi”, ma il vero nodo della questione risiede in ciò che lo schermo toglie. A 1 anno di vita, l’apprendimento umano si basa sulla propriocezione, sulla stimolazione tattile e sul contatto visivo continuo con le figure di accudimento. Lo schermo inverte questo processo naturale, offrendo uno stimolo visivo bidimensionale iper-veloce che il cervello neonatale non ha ancora gli strumenti cognitivi per elaborare appieno. Più che di tossicità del mezzo, si tratta di “deprivazione relazionale”. Ridurre il tempo davanti ai dispositivi nelle primissime fasi significa proteggere il tempo per il gioco reale e l’interazione.

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Rendimento Scolastico e Memoria di Lavoro

Accumulare una prolungata esposizione digitale nel corso dell’infanzia non porta solo a difficoltà momentanee, ma sembra lasciare un’impronta persistente sulle capacità cognitive superiori. La memoria di lavoro — la capacità di trattenere ed elaborare informazioni a breve termine per risolvere problemi complessi — è risultata significativamente più debole a 10 anni e mezzo nei bambini con una storia di forte esposizione agli schermi nelle fasi critiche.

Gli esperti sottolineano che un incremento anche di una sola ora di visione al giorno potrebbe non produrre un deficit drammatico osservabile sul singolo bambino individualmente; tuttavia, quando questi piccoli svantaggi si sommano a livello di intera popolazione, il risultato è un incremento consistente di bambini che incontrano ostacoli nello studio e nel rendimento scolastico.

Considerazione Personale — Verso una Genitorialità Senza Culpabilizzazione: È fondamentale guardare a questi dati scientifici evitando di far cadere i genitori nel senso di colpa. La gestione del tempo di visione in famiglia è spesso condizionata da ritmi di lavoro insostenibili e mancanza di reti di supporto sociale. I risultati di questo studio non dovrebbero essere usati per giudicare, ma per indirizzare le politiche pubbliche: i genitori vanno sostenuti e informati che limitare gli schermi nei primissimi 12-24 mesi di vita ed essere vigili al momento dell’ingresso a scuola porta i benefici più duraturi. Piccoli aggiustamenti di abitudine durante queste due finestre strategiche possono fare una differenza enorme nel futuro cognitivo dei nostri figli.

Le Prospettive per la Ricerca Futura

Gli scienziati dell’Inserm e di Singapore ci ricordano che la durata del tempo trascorso davanti allo schermo è solo un pezzo di un mosaico ben più ampio. I futuri filoni di ricerca dovranno concentrarsi su ulteriori variabili cruciali: la qualità dei contenuti fruiti, la tipologia di dispositivo (TV passiva vs. tablet interattivo) e, soprattutto, la presenza attiva dei genitori durante la visione (la cosiddetta co-visione), fondamentale per guidare ed elaborare l’esperienza visiva del bambino.

Lo studio GUSTO è stato reso possibile grazie ai finanziamenti della Singapore National Research Foundation, del National Medical Research Council del Ministero della Salute di Singapore e del progetto iSCAN dell’Agence Nationale de la Recherche (ANR) in Francia.

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Abstract

Sfondo

Il tempo trascorso davanti allo schermo è associato ai risultati scolastici e cognitivi dei bambini, ma gli studi longitudinali sono scarsi, il che ostacola l’identificazione dei periodi di età più sensibili. Abbiamo valutato le associazioni tra il tempo medio di utilizzo dello schermo, sia singolo che cumulativo, e il rendimento scolastico e la memoria di lavoro.

Metodi

Nello studio di coorte “Growing Up in Singapore Towards healthy Outcomes”, i genitori hanno riportato il tempo che i loro figli trascorrevano davanti allo schermo all’età di 1, 1,5, 2, 3, 6 e 8 anni. All’età di 9 e 10,5 anni, psicologi qualificati hanno valutato il rendimento scolastico (Wechsler Individual Achievement Test – Terza Edizione) e la memoria di lavoro (test di sequenziamento lettere-numeri; Wechsler Intelligence Scale for Children – Quinta Edizione). Le associazioni tra il tempo medio di utilizzo dello schermo, sia singolo che cumulativo, e gli esiti psicologici sono state esaminate mediante regressione lineare multivariata ( N = 502 bambini).

Risultati

Il tempo medio (deviazione standard) trascorso davanti allo schermo variava da 2,1 (2,0) ore/giorno all’età di 1 anno a 3,0 (2,2) ore/giorno all’età di 8 anni. Nei modelli non aggiustati, un tempo maggiore trascorso davanti allo schermo dall’età di 1 a 8 anni era costantemente associato a un rendimento scolastico inferiore all’età di 9 anni e a una memoria di lavoro inferiore all’età di 10,5 anni. Dopo l’aggiustamento, le dimensioni dell’effetto si sono ridotte, ma un tempo maggiore trascorso davanti allo schermo all’età di 1 anno [ β = – 1,47, intervallo di confidenza al 95% (IC): da – 2,37 a – 0,57 punti standard per ora aggiuntiva al giorno], 1,5 anni ( β = – 0,95, IC al 95%: da – 1,85 a – 0,06) e 6 anni ( β = – 0,88, IC al 95%: da – 1,55 a – 0,21) ha mostrato associazioni persistenti con un rendimento scolastico inferiore all’età di 9 anni. Un maggiore tempo trascorso davanti allo schermo a 1 anno ( β = – 1,12, IC 95%: da – 2,07 a – 0,17) e a 6 anni ( β = – 1,01, IC 95%: da – 1,71 a – 0,31) è stato associato a una memoria di lavoro peggiore a 10,5 anni. I modelli di esposizione media cumulativa hanno mostrato che il tempo trascorso davanti allo schermo durante l’infanzia era costantemente associato a un rendimento scolastico inferiore, ma non alla memoria di lavoro.

Conclusione

In questo studio longitudinale, il tempo medio cumulativo trascorso davanti allo schermo è risultato associato a un rendimento scolastico inferiore, ma non alla memoria di lavoro, con gli effetti più significativi osservati per il tempo trascorso davanti a un singolo schermo nella prima infanzia.

Abstract grafico

Immagine Tradotta in Italiano Credito: TheSolver.it
Approfondimenti

Materiale fornito dall’Università di Zhejiang . Nota: il contenuto potrebbe essere modificato per motivi di stile e lunghezza.

Shuai Yang, Natarajan Padmapriya, Seang-Mei Saw, Yap Seng Chong, Lynette P. Shek, Peter D. Gluckman, Keith M. Godfrey, Johan G. Eriksson, Falk Müller-Riemenschneider, Evelyn C. Law, Jonathan Y. Bernard. Screen viewing time from age 1 to 8 years and subsequent academic performance and working memory. World Journal of Pediatrics, 2026; 22 (5): 522 DOI: 10.1007/s12519-026-01046-1

 

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