
Ogni anno, il cancro ai polmoni strappa la vita a oltre 100.000 persone nei soli Stati Uniti, confermandosi una delle principali cause di morte a livello globale. Il fumo di tabacco rimane indubbiamente il fattore di rischio numero uno, ma l’aumento dei casi tra i non fumatori ci ricorda quanto anche l’ambiente e le infezioni possano incidere.
Oggi, una scoperta rivoluzionaria giunge dai ricercatori del MIT (Massachusetts Institute of Technology): agire sull’infiammazione polmonare bloccando uno specifico enzima chiamato caspasi-1 potrebbe ridurre drasticamente il rischio che il tumore si sviluppi. Questa strategia, nota come “intercettazione del cancro”, punta a proteggere i soggetti ad alto rischio prima ancora che la malattia faccia la sua comparsa.
L’intuizione iniziale: il legame tra infiammazione e tumori
Per comprendere questa svolta, occorre fare un passo indietro. Nel 2017, uno studio clinico della casa farmaceutica Novartis (denominato CANTOS) pensato per valutare l’efficacia di un anticorpo antinfiammatorio (anti-IL-1 beta) su infarti e ictus, ha mostrato un effetto inaspettato: i pazienti trattati sviluppavano tassi inferiori di cancro al polmone.
Tuttavia, gli studi successivi hanno rivelato che questo tipo di trattamento non è efficace sui tumori già formati o conclamati. È da questa consapevolezza che la professoressa Sangeeta Bhatia e la ricercatrice Cathy Wang del MIT sono partite per una nuova intuizione: e se l’obiettivo fosse intercettare la malattia nelle sue primissime fasi, spegnendo l’infiammazione sul nascere?
Il “detonatore” dell’infiammazione: la scoperta dell’enzima Caspasi-1
La citochina infiammatoria IL-1 beta non si attiva da sola: ha bisogno di essere “tagliata” e convertita da specifiche proteasi. Utilizzando dei nanosensori diagnostici avanzati sviluppati dallo stesso laboratorio del MIT (capaci di individuare l’attività enzimatica nei tessuti), i ricercatori hanno tracciato le proteasi coinvolte.
L’esperimento, condotto su modelli murini ad alto rischio e analizzato su campioni di liquido polmonare umano, ha mostrato un quadro chiaro:
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Nei soggetti che sviluppavano il tumore, l’enzima caspasi-1 era iperattivo ed espresso quasi esclusivamente all’interno delle masse tumorali.
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Nei soggetti trattati con inibitori dell’infiammazione, l’attività della caspasi-1 crollava e il numero di tumori si riduceva drasticamente.
La svolta terapeutica: un farmaco per bocca già testato sull’uomo
Testando nei topi l’inibitore della caspasi-1 (da solo o combinato con l’anticorpo anti-IL-1 beta), i risultati sono stati eccezionali: fino al 20% dei soggetti non ha mai sviluppato il tumore, mentre negli altri casi le masse erano molto più piccole e rare rispetto ai non trattati.
Il grande vantaggio della caspasi-1 risiede in due aspetti chiave:
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Facilità di somministrazione: A differenza degli anticorpi che richiedono flebo endovenose, gli inibitori della caspasi-1 possono essere assunti per via orale sotto forma di pillola.
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Sicurezza già testata: Si tratta di farmaci già sperimentati in clinica per curare patologie come l’artrite reumatoide. Avendo già superato le prime fasi di sicurezza sull’uomo, potrebbero essere rapidamente riutilizzati per la prevenzione oncologica.
Le mie considerazioni: un cambio di paradigma per la prevenzione
In campo oncologico, la prevenzione si è storicamente basata sulla diagnosi precoce (trovare il tumore quando è ancora piccolo) o sull’eliminazione dei fattori di rischio (come smettere di fumare). Lo studio del MIT apre una terza via, estremamente promettente: la prevenzione farmacologica attiva.
Poter identificare — tramite test specifici o biomarcatori — le persone ad altissimo rischio (ex fumatori, soggetti esposti a tossici ambientali o con predisposizione genetica) e somministrare loro un’innocua compressa antinfiammatoria per via orale potrebbe cambiare le carte in regola. Se i prossimi trial clinici umani confermeranno quanto visto in laboratorio, non si tratterà più soltanto di inseguire o curare il cancro, ma di impedirgli letteralmente di nascere.
Abstract
È stato dimostrato che l’inibizione sistemica dell’interleuchina-1β (IL-1β) riduce l’incidenza del cancro al polmone nei pazienti anche a distanza di anni dal trattamento, ma le lacune nelle conoscenze relative alla sua attivazione e al suo ruolo nel microambiente tumorale ostacolano l’intercettazione del cancro. Abbiamo sviluppato tecnologie basate sull’attività per studiare l’infiammazione nel cancro al polmone in fase iniziale e abbiamo identificato un potenziale bersaglio traslazionale. Sono state progettate sonde sensibili alle proteasi che attivano l’IL-1β e applicate a un modello murino di cancro al polmone infiammatorio, i topi mutanti Kras/Trp53 con espressione di SIINFEKL (KPS). I nostri nanosensori hanno rivelato un’espressione e un’attività elevate della caspasi-1 nei tumori, evidenziando l’importanza della caspasi-1 nel processare l’IL-1β durante lo sviluppo del cancro. Abbiamo condotto uno studio preclinico di terapia combinata somministrando il blocco dell’IL-1β e l’inibizione della caspasi-1. Abbiamo osservato una significativa riduzione del cancro al polmone, inclusa la completa ablazione dell’incidenza tumorale in quasi il 20% dei topi KPS. Il nostro approccio alla comprensione dell’interazione tra l’attività delle proteasi e l’attivazione delle citochine supporta nuove strategie per mitigare l’infiammazione e intercettare la progressione del cancro al polmone.
Cathy Wang et al, Multimodal profiling of proinflammatory protease activity identifies caspase-1 as a target for lung cancer interception, Science Advances (2026). DOI: 10.1126/sciadv.adz4263. www.science.org/doi/10.1126/sciadv.adz4263
