
Archeologi che lavorano in diversi siti archeologici dell’Africa meridionale hanno portato alla luce un tesoro inatteso, frammenti che non raccontano di sussistenza, ma di pensiero astratto. Centinaia di insoliti frammenti di guscio d’uovo di struzzo inciso, risalenti a oltre 60.000 anni fa, sono stati recuperati nel corso degli anni da strati associati alla cultura Howiesons Poort. Questi frammenti furono creati da gruppi di Homo sapiens che vivevano nella regione, una popolazione già culturalmente e cognitivamente avanzata molto prima della presunta “esplosione” comportamentale del Paleolitico superiore europeo.
Contrariamente all’opinione diffusa che tali segni antichi fossero semplici graffi casuali o decorazioni improvvisate, un nuovo, rigoroso studio condotto da ricercatori dell’Università di Bologna suggerisce una realtà molto più complessa e organizzata. Pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica PLOS One, la ricerca ha scoperto che queste incisioni seguivano principi geometrici ricorrenti ed erano governate da regole precise che prevedevano linee parallele, angoli retti e motivi regolari ripetuti in modo sistematico.
Oltre il graffio casuale: la grammatica dei segni
«Questi segni rivelano un modo di pensare sorprendentemente strutturato e geometrico», afferma Silvia Ferrara, professoressa presso il Dipartimento di Filologia Classica e Studi Italiani dell’Università di Bologna, che ha coordinato lo studio. «Si tratta di persone che non si limitavano a tracciare linee, ma le organizzavano secondo principi ricorrenti: parallelismi, griglie, rotazioni e ripetizioni sistematiche, una grammatica visiva in embrione».
L’affermazione della professoressa Ferrara è potente. L’idea di una “grammatica visiva in embrione” sposta l’analisi da una prospettiva puramente artistica a una cognitivo-strutturale. I gusci d’uovo di struzzo non erano semplici tele, ma probabilmente venivano utilizzati come contenitori per trasportare o conservare l’acqua, un bene vitale in quegli ambienti. L’atto di incidere questi oggetti d’uso quotidiano con schemi strutturati indica che la necessità di organizzazione visiva e simbolica permeava la loro intera esistenza.
Un ordine geometrico misurabile
Per esaminare nel dettaglio la natura di queste incisioni, i ricercatori hanno condotto un’analisi quantitativa sistematica senza precedenti. Il campione ha incluso 112 frammenti recuperati da due siti archeologici chiave in Sudafrica (Diepkloof e Klipdrift) e uno in Namibia (Apollo 11), offrendo una visione d’insieme delle pratiche in un’area geografica vasta.
Il team bolognese ha applicato tecniche geometriche e statistiche mai utilizzate prima su questo tipo di manufatti archeologici. Attraverso software di analisi d’immagine e modelli matematici, hanno ricostruito le direzioni, gli angoli e i percorsi esatti delle linee incise, andando oltre la semplice osservazione visiva.
I loro risultati sono stati eclatanti: oltre l’80% delle configurazioni analizzate conteneva schemi spaziali coerenti e non casuali. Gli archeologi hanno identificato angoli prossimi ai 90° che si ripetevano sistematicamente, così come complessi insiemi di linee parallele.
Lo studio ha analizzato anche disegni più elaborati, tra cui fasce tratteggiate, griglie e motivi a forma di diamante. Questi motivi mostravano segni inconfondibili di:
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Rotazione
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Traslazione
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Ripetizione
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“incorporamento” (embedding), ovvero la capacità sofisticata di costruire livelli gerarchici di segni all’interno della stessa superficie (un motivo dentro l’altro).
La pianificazione visuo-spaziale come prova di pensiero astratto
«Queste incisioni sono organizzate e coerenti, e dimostrano una grande padronanza delle relazioni geometriche», spiega Ferrara. «Non si tratta solo di un processo di ripetizione di segni: c’è una vera e propria pianificazione visuo-spaziale, come se gli autori avessero già in mente un’immagine complessiva della figura prima di inciderla».
Questa “pianificazione visuo-spaziale” è l’elemento cruciale. Non stiamo osservando un comportamento impulsivo, ma un’azione meditata e governata da regole coerenti.
I ricercatori sottolineano che l’importanza delle incisioni Howiesons Poort va ben oltre il significato specifico che i singoli segni potevano un tempo avere (un’identità di gruppo, un possesso o un significato spirituale che purtroppo è andato perduto). Il loro valore scientifico più ampio risiede nelle capacità mentali necessarie per creare e strutturare disegni visivi secondo regole condivise e ricorrenti. La capacità di disporre forme e linee in configurazioni organizzate rappresenta, infatti, un importante segno dell’emergere del pensiero astratto.
Una finestra sulle origini della cognizione moderna
La dottoranda Valentina Decembrini, prima autrice dello studio, inquadra la scoperta in una prospettiva evolutiva profonda. “La nostra analisi dimostra che l’Homo sapiens già 60.000 anni fa possedeva una notevole capacità di organizzare lo spazio visivo secondo principi astratti“, osserva Valentina Decembrini. “Trasformare forme semplici in sistemi complessi seguendo regole definite è un tratto profondamente umano che ha caratterizzato la nostra storia nel corso dei millenni, dalla creazione di decorazioni allo sviluppo di sistemi simbolici e, infine, alla scrittura.“
Considerazioni personali: la riscoperta di un’umanità geometrica
Lo studio bolognese, pubblicato con il titolo “Earliest Geometries. A Cognitive Investigation of Howiesons Poort Engraved Ostrich Eggshells” da Valentina Decembrini, Ludovica Ottaviano, Mattia Cartolano, Enza Elena Spinapolice e Silvia Ferrara, è un’opera metodologicamente innovativa e dai risultati rivoluzionari. Ma oltre i dati scientifici, offre una profonda risonanza culturale e filosofica.
Trovo affascinante che le nostre menti moderne, così immerse in complesse griglie digitali e schemi geometrici virtuali, siano in grado di riconoscere e analizzare, dopo sessantamila anni, lo stesso anelito all’ordine e alla geometria nei nostri antenati africani.
La universalità della geometria
Questa ricerca ci costringe a riconsiderare la natura stessa del pensiero matematico e geometrico. Spesso consideriamo la geometria come un’invenzione culturale greca o mesopotamica, un prodotto della civilizzazione agricola e urbana. I gusci d’uovo incisi dell’Howiesons Poort ci dicono il contrario: la geometria è intrinseca alla cognizione dell’Homo sapiens, un modo universale di elaborare e strutturare lo spazio percepito, indipendentemente dallo sviluppo dell’agricoltura o della scrittura. Esiste, forse, un’ “umanità geometrica” che precede la nostra umanità letterata e urbanizzata.
L’archeologia come specchio della mente
Infine, questo studio è un potente esempio di come l’archeologia stia evolvendo da una disciplina che raccoglie “oggetti” a una che analizza “menti”. L’analisi di Ferrara e colleghi non ha semplicemente catalogato dei manufatti incisi; ha utilizzato quegli oggetti come una finestra per osservare i processi cognitivi di esseri umani vissuti decine di millenni fa. Questo approccio cognitivo, unito a rigorose tecniche quantitative, ci restituisce un’umanità preistorica molto più vicina, complessa e “pensante” di quanto potessimo immaginare. Quegli antichi Sapiens non stavano solo sopravvivendo nella savana; stavano proiettando ordine e significato sul mondo, esattamente come facciamo noi oggi.
Abstract
Questo articolo presenta la prima analisi geometrica e spaziale quantitativa di frammenti di guscio d’uovo di struzzo incisi (EOES) provenienti dal tecnocomplesso di Howiesons Poort (HP) del tardo Paleolitico medio africano (MSA), per valutare se gli EOES dimostrino una genuina strutturazione formale e un’organizzazione visuo-spaziale. Considerando le loro “proprietà non accidentali”, come la curvatura, il parallelismo e la co-terminazione, che rimangono coerenti attraverso diversi punti di vista, nonché le loro proprietà metriche, comprese le inclinazioni angolari, basate su soglie empiriche, mostriamo che il dataset HP impiega sistematicamente caratteristiche geometriche salienti. Queste caratteristiche sono combinate e incorporate attraverso complesse operazioni cognitive, tra cui l’iterazione e l’allineamento di linee parallele, la rotazione di linee che generano intersezioni con aperture angolari variabili e la traslazione di elementi specifici annidati all’interno di layout spaziali organizzati. Queste incisioni costituiscono quindi una delle prime espressioni materiali di una complessa rappresentazione grafica, a testimonianza di una capacità umana specie-specifica di organizzare il pensiero geometrico. Nel complesso, i modelli riflettono un sistema di regole attraverso il quale Nell’Homo sapiens , l’organizzazione delle forme visive ha rivelato i fondamenti cognitivi del comportamento grafico strutturato.
Materiale fornito dall’Università di Bologna . Nota: il contenuto potrebbe essere modificato per motivi di stile e lunghezza.
Valentina Decembrini, Ludovica Ottaviano, Mattia Cartolano, Enza Elena Spinapolice, Silvia Ferrara. Earliest geometries: A cognitive investigation of Howiesons Poort engraved ostrich eggshells. PLOS One, 2026; 21 (2): e0338509 DOI: 10.1371/journal.pone.0338509
