Un nuovo studio dimostra che le cellule originarie del midollo osseo possono migrare nel cervello e assumere il ruolo di microglia, ribaltando i dogmi esistenti sull'origine di queste cellule immunitarie nel cervello. Credito: Emma Vidal per la Stanford University
Un nuovo studio dimostra che le cellule originarie del midollo osseo possono migrare nel cervello e assumere il ruolo di microglia, ribaltando i dogmi esistenti sull’origine di queste cellule immunitarie nel cervello. Credito: Emma Vidal per la Stanford University

Per oltre un secolo, la medicina ha descritto il cervello umano come una fortezza inaccessibile. Protetto dalla barriera emato-encefalica — una complessa parete molecolare che filtra rigorosamente ciò che entra e ciò che esce dal sistema nervoso centrale — il cervello veniva considerato un organo “immunologicamente privilegiato”, isolato dai conflitti e dalle risposte immunitarie che avvengono nel resto del corpo.

In questo quadro teorico, la microglia (il gruppo di cellule immunitarie residenti nel cervello) veniva vista come una popolazione chiusa: formata durante lo sviluppo embrionale e destinata ad auto-rinnovarsi per tutta la vita senza alcun apporto dall’esterno.

Oggi, una straordinaria ricerca della Stanford Medicine, pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica Nature, spazza via questo dogma consolidato. Guidato dalla ricercatrice Julia Belk e dai professori Siddhartha Jaiswal e Howard Chang, lo studio dimostra che, con l’avanzare dell’età, un numero consistente di cellule immunitarie provenienti dal sangue e prodotte dal midollo osseo riesce a varcare la barriera cerebrale, insediarsi nel cervello e trasformarsi in vera e propria microglia.

Come la Genetica ha Tracciato il Viaggio dal Sangue al Cervello

Come hanno fatto i ricercatori a dimostrare un passaggio che la comunità scientifica ha ritenuto impossibile per decenni? La risposta risiede in una sorta di “test di paternità molecolare” applicato alle singole cellule.

Con l’invecchiamento, le cellule staminali ematopoietiche presenti nel midollo osseo accumulano piccole mutazioni casuali e innocue nel loro DNA. Ogni cellula immunitaria generata da una specifica cellula staminale ereditante porterà con sé quella precisa “impronta digitale” genetica.

Analizzando campioni di tessuto cerebrale e di sangue prelevati dalle stesse persone attraverso lo Stanford Rapid Autopsy Center e l’Università di Washington, il team di Stanford ha confrontato il DNA delle cellule del sangue con quello della microglia cerebrale.

 Il Percorso di Migrazione Cellulare

Cellula Staminale del Midollo Osseo  ➔  Mutazione Genetica Tracciabile  ➔  Ingresso nel Flusso Sanguigno  ➔  Attraversamento Barriera Emato-Encefalica  ➔  Differenziamento in Microglia Cerebrale

Il risultato è stato inequivocabile: le impronte genetiche combaciavano perfettamente. A partire dalla mezza età, molte cellule che popolano il cervello umano non sono discendenti della microglia embrionale, ma “immigrate” giunte dal sangue periferico.

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Una Caratteristica Unicamente Umana

Un aspetto cruciale emerso dallo studio è che questo fenomeno di rigenerazione e ricambio della microglia sembra verificarsi esclusivamente nella specie umana. Gli esperimenti condotti su modelli animali tradizionali, come topi o primati non umani, non avevano mai mostrato una simile infiltrazione sistemica legato all’età.

Questa discrepanza spiega perché per decenni la scienza abbia mancato questa scoperta: gran parte della neurobiologia classica si basa su modelli murini che, in questo specifico processo, non riflettono la fisiologia dell’invecchiamento umano.

Modello di Studio Origine della Microglia in Età Avanzata Meccanismo
Topi / Primati Non Umani Esclusivamente auto-rinnovamento locale Popolazione chiusa fin dalla nascita
Esseri Umani (Mid-Life+) Mista (Residenti + Derivate dal sangue) Infiltrazione continua dal midollo osseo

La Svolta per l’Alzheimer e le Nuove Immunoterapie

La scoperta non ha soltanto un valore speculativo, ma apre scenari clinici rivoluzionari per le patologie neurodegenerative come la malattia di Alzheimer e il Parkinson.

In precedenti ricerche, il team di Jaiswal aveva notato che le persone con determinate mutazioni benefiche nelle cellule staminali del sangue (condizione nota come emopoiesi clonale) mostravano un rischio significativamente ridotto di sviluppare l’Alzheimer. Ora che sappiamo che queste cellule mutante entrano fisicamente nel cervello, il quadro si ricompone: le cellule del sangue possono agire come un “reparto speciale” di rinforzo e riparazione per il cervello in declino.

Questo apre la strada all’ingegneria cellulare applicata al cervello:

  • Cellule “Spazzino” Ingegnerizzate: Invece di dover veicolare complessi farmaci oltre la barriera emato-encefalica, si potrebbero prelevare le cellule del sangue del paziente, modificarle geneticamente per conferire loro la capacità di distruggere le placche di proteina beta-amiloide o i grovigli di tau, e reiniettarle nel corpo.

  • Prevenzione del Declino: Sfruttando la naturale tendenza di queste cellule a migrare nel cervello con l’età, le cellule ingegnerizzate raggiungerebbero autonomamente le aree cerebrali danneggiate.

Considerazioni Personali e Implicazioni Filosofico-Scientifiche

Questa ricerca rappresenta un punto di svolta paradigmático per la medicina moderna. Per decenni abbiamo guardato al cervello come a una reliquia biologica chiusa in una teca di vetro, la cui salute dipendeva quasi esclusivamente dalla fortuna o dalla genetica individuale stabilita alla nascita.

Un corpo unico, non due sistemi separati: La scoperta che il midollo osseo — la fabbrica del nostro sangue — partecipa attivamente al rinnovo del cervello umano dimostra quanto la separazione tra “corpo” e “cervello” sia una finzione didattica. Il nostro stato cerebrale in età avanzata è intimamente connesso con la salute sistemica di tutto l’organismo.

Alcune riflessioni fondamentali sulle prospettive future:

  1. Il limite dei modelli animali: Questo studio è un severo monito scientifico. L’incapacità di scorgere questo processo nei topi dimostra che quando si parla di invecchiamento e malattie neurodegenerative, l’essere umano possiede peculiarità biologiche uniche che richiedono approcci di ricerca diretti sul tessuto umano.

  2. Un nuovo significato per l’Invecchiamento: L’ingresso di cellule immunitarie nel cervello anziano non deve essere visto necessariamente come un fallimento della barriera emato-encefalica o un segno di patologia, ma potrebbe rappresentare un meccanismo adattativo di difesa ed evoluzione che la specie umana ha sviluppato per proteggere le proprie complesse funzioni cognitive nel corso di una vita sempre più lunga.

  3. L’era dell’Immunoterapia Cerebrale: Se fino ad oggi l’immunoterapia ha rivoluzionato l’oncologia, domani potrebbe diventare lo strumento principale contro la demenza. Utilizzare il sistema immunitario periferico come “Cavallo di Troia positivo” per curare il cervello dall’interno è una delle prospettive più affascinanti della medicina contemporanea.

In conclusione, la barriera cerebrale non è un muro infrangibile, ma una porta girevole che l’invecchiamento impara ad aprire. Comprendere chi attraversa quella porta e con quali intenzioni ci offre, per la prima volta, la possibilità di riscrivere il destino della mente umana.

Abstract

Le microglia sono i macrofagi residenti del sistema nervoso centrale. Nei topi, le cellule della microglia colonizzano il cervello durante l’embriogenesi e possono mantenersi per tutta la vita con un contributo minimo da parte dell’emopoiesi adulta. Le origini della microglia umana sono meno chiare, ma recenti evidenze suggeriscono che le cellule derivate dal midollo osseo contribuiscono al pool di microglia umana in alcuni individui.  In questo studio, per indagare l’ontogenesi della microglia umana, abbiamo sviluppato un approccio che utilizza la raccolta di mutazioni somatiche accumulate, le quali etichettano in modo univoco ciascun clone di cellule per tracciare l’infiltrazione di cellule derivate dal midollo osseo nel cervello umano. Applicando questo approccio a 20 individui anziani, abbiamo riscontrato un afflusso di cellule derivate dal midollo osseo nel cervello in tutti gli individui esaminati. L’analisi di singole cellule, incluso il tracciamento del lignaggio cellulare mediante varianti del DNA mitocondriale, dimostra che queste cellule infiltranti sono simili alla microglia e possono costituire un’ampia frazione del pool microgliale. L’analisi dei dati di una coorte umana dimostra un’associazione protettiva tra la maggior parte dei tipi di ematopoiesi clonale e la malattia di Alzheimer. In sintesi, questo lavoro rivela un diffuso afflusso di cellule mieloidi nel cervello umano sano, che contribuisce al pool di microglia umana e diventa comune con l’invecchiamento.

Approfondimenti

Materiale fornito dalla Stanford University . Nota: il contenuto potrebbe essere modificato per motivi di stile e lunghezza.

Julia A. Belk, Yaowen Zhang, Emily E. Reilly, Quanming Shi, Daniel Dan Liu, Nicole Womack-Gambrel, Maarten van der Linde, Lisa Ma, Debasmita Paul, Alejandro Medina Enciso, Raja Kalluru, Jacob Weiss, Rui Li, Anna E. Eastman, Chunfang Zhu, Arnav Chakravarthy, Syed Bukhari, Dipabarna Bhattacharya, Suyash Raj, Daniel Richard, Simone Brioschi, Matthew R. Chrostek, Daniel C. Nachun, Christopher M. Arends, Jayakrishnan Gopakumar, Isak W. Tengesdal, Ademar Bynum, Shaneice Mitchell, Katalin Sandor, Wenxi Zhang, Badri N. Vardarajan, Inma Cobos, Donald E. Born, Robert B. West, Anne Brunet, Marco Colonna, Krishna L. Bharani, Hannes Vogel, Thomas J. Montine, Caitlin S. Latimer, Irving L. Weissman, Magdalena Matusiak, Jody E. Hooper, C. Dirk Keene, Howard Y. Chang, Siddhartha Jaiswal. Somatic mutations reveal the ontogeny of microglia in human aging. Nature, 2026; DOI: 10.1038/s41586-026-10939-0

 

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