l'esercizio fisico puòa correggere la disfunzione immunitaria nei polmoni, fornendo una difesa più forte contro i tumori
L’esercizio fisico puòa correggere la disfunzione immunitaria nei polmoni, fornendo una difesa più forte contro i tumori. Immagine Crediti: AI/TheSolver.It

L’ obesità e il tumore al polmone rappresentano due delle più grandi sfide per la salute pubblica moderna . Sebbene sia ben noto che l’eccesso di tessuto adiposo possa promuovere l’infiammazione cronica e compromettere le capacità difensive dell’organismo, le dinamiche esatte con cui l’obesità altera il microambiente tumorale polmonare sono rimaste a lungo complesse da decifrare.

Un nuovo e promettente studio condotto dai ricercatori del Roswell Park Comprehensive Cancer Center e pubblicato sulla prestigiosa rivista Annals of Surgery  rivela un’ottima notizia: l’ esercizio fisico è in grado di riprogrammare la risposta immunitaria nei polmoni, invertendo la disfunzione causata dall’obesità e rallentando in modo significativo la progressione della malattia .

Il Cortocircuito Immunitario: Come l’Obesità Favorisce il Tumore

Per comprendere la portata di questa scoperta, occorre immaginare il sistema immunitario come un esercito altamente specializzato in cui convivono diverse tipologie di cellule:

  • Cellule T CD8+ (I Soldati d’Assalto): Sono i leucociti (globuli bianchi) responsabili del riconoscimento e della distruzione diretta delle cellule tumorali.

  • Cellule T Regolatorie o “Treg” (I Freni Immunitari): Hanno il compito di spegnere o sopprimere le risposte immunitarie per evitare che l’organismo attacchi se stesso. Tuttavia, all’interno di un tumore, un eccesso di cellule Treg finisce per “proteggere” la massa tumorale dall’attacco del sistema immunitario.

  • Cellule Mieloidi e Tessuto Adiposo: Quando la massa grassa aumenta, queste cellule possono interagire con il microambiente immunitario spegnendo ulteriormente le difese naturali.

L’obesità crea un ambiente in cui le cellule Treg e le cellule mieloidi soppressive prendono il sopravvento, indebolendo la capacità dell’organismo di combattere il carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) .

La Sperimentazione: Dall’Analisi di Laboratorio alla Clinica

Guidato dal Dott. Sai Yendamuri (primario del Dipartimento di Chirurgia Toracica) e dal Dott. Andrew Ray (professore associato di oncologia), il team di ricerca ha impiegato tecnologie avanzate come il sequenziamento dell’RNA e la citometria a flusso per valutare come l’attività fisica modifichi questo equilibrio.

Lo studio ha confrontato quattro gruppi di modelli animali (topi) :

  1. Topi sani (magri o obesi), sedentari o con accesso a una ruota per l’esercizio.

  2. Topi affetti da tumore al polmone (NSCLC), magri o obesi, anch’essi divisi tra sedentari ed esercitati.

I risultati hanno evidenziato che i soggetti obesi e fisicamente attivi mostravano una drastica riduzione delle cellule T regolatorie (Treg) e un aumento marcato delle cellule T CD8+ citotossiche. Di conseguenza, nei topi affetti da tumore che svolgevano attività fisica, i tumori sono cresciuti molto più lentamente rispetto ai controlli sedentari.

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La Conferma sui Pazienti Umani

I ricercatori non si sono fermati ai modelli animali. Hanno analizzato campioni di tessuto polmonare provenienti da 73 pazienti affetti da NSCLC , suddivisi in base alla quantità di tessuto adiposo e ai livelli di attività fisica. I campioni prelevati dalle persone fisicamente attive contenevano un numero significativamente inferiore sia di cellule Treg soppressive sia di cellule mieloidi legate al tessuto adiposo.

L’Attività Fisica come “Farmaco” Gratuito e Non Invasivo

Come sottolineato dal Dott. Andrew Ray, l’esercizio fisico rappresenta una vera e propria terapia complementare gratuita e priva di invasività . Integrare un programma di allenamento idoneo all’interno del percorso di cura oncologico può potenziare la risposta immunitaria del paziente, migliorando l’efficacia dei trattamenti convenzionali .

Considerazioni Personali e Riflessioni

I risultati di questa ricerca aprono una riflessione fondamentale sulla gestione integrata del paziente oncologico. Per molto tempo l’attività fisica durante le terapie antitumorali è stata considerata un semplice supporto per il benessere psicologico o per contrastare la stanchezza (fatigue). Questo studio dimostra invece che l’esercizio agisce come un vero e proprio modulatore biologico ed immunologico , capace di rimodellare la composizione cellulare del tessuto polmonare .

In secondo luogo, la scoperta ridimensiona la visione dell’obesità come un fattore di rischio “immutabile” una volta formulata la diagnosi. Sapere che l’esercizio fisico può invertire la soppressione immunitaria indotta dall’eccesso di tessuto adiposo restituisce al paziente un ruolo attivo e responsabilizzante nel proprio percorso di cura . L’attività motoria diventa così un’arma accessibile a tutti per “sbloccare” le cellule T CD8+ e rimetterle in condizione di combattere la malattia.

Infine, rimane cruciale la necessità di riorganizzare i protocolli clinici . Includere la prescrizione dell’esercizio fisico mirato all’interno dei percorsi oncologici standard — accanto alla chirurgia, alla radioterapia e all’immunoterapia — non è più solo un consiglio di buon senso, ma una scelta terapeutica basata su precise evidenze scientifiche molecolari.

Abstract

Obiettivo:

Determinare se l’attività fisica modula l’immunosoppressione indotta dall’obesità nel polmone e nel microambiente tumorale per ripristinare l’immunità antitumorale.

Sfondo:

L’obesità è associata a disfunzioni immunitarie che favoriscono la progressione del cancro al polmone, in particolare una ridotta attività dei linfociti T citotossici e un’espansione delle popolazioni di linfociti soppressori. Queste alterazioni si estendono al polmone, sede di tumori nuovi e metastatici. Sebbene l’esercizio fisico migliori i profili metabolici e infiammatori, il suo impatto sulla disregolazione immunitaria associata all’obesità in questi compartimenti rimane poco chiaro.

Metodi:

Topi obesi e magri sono stati indotti con carcinomi polmonari di Lewis in condizioni di sedentarietà o con accesso a una ruota per l’esercizio fisico. Gli effetti dell’esercizio sul tumore e sui leucociti infiltranti sono stati valutati mediante sequenziamento dell’RNA e citometria a flusso. I polmoni di topi obesi e magri non affetti da tumore, con e senza esercizio fisico, sono stati caratterizzati anche mediante flusso, così come i campioni di lavaggio broncoalveolare di pazienti (n = 73) stratificati per area totale di grasso e attività fisica con aggiustamenti multivariati.

Risultati:

Nei topi obesi a cui era consentito l’esercizio fisico volontario, si è osservato un potenziamento meno marcato delle cellule Treg e delle cellule mieloidi potenzialmente soppressive, nonché una minore carenza di cellule T CD8⁺ nel tumore e nei polmoni. Questi topi hanno mostrato ritardi significativi nella crescita del tumore, mentre effetti attenuati sono stati osservati nei topi magri. Una modulazione trascrittomica coerente con alterazioni dei programmi vascolari e metabolici è risultata evidente anche nei topi obesi attivi. Nel lavaggio broncoalveolare umano, l’attività fisica è stata inoltre associata a una riduzione delle cellule Treg PD-1⁺ e delle cellule mieloidi soppressive potenziate dall’obesità.

Conclusioni:

L’esercizio fisico può contrastare l’immunosoppressione associata all’obesità nel microambiente polmonare e tumorale, integrando così le strategie di intercettazione e trattamento del cancro al polmone.

Approfondimenti

Randall Smith et al, Exercise Modulates Adiposity-induced Immune Dysfunction in NSCLC and Non-tumor–Bearing Lungs: Implications for Lung Cancer Therapy and Interception, Annals of Surgery (2026). DOI: 10.1097/sla.0000000000007151

 

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