
L’evoluzione umana non è un nastro rettilineo, ma un mosaico complesso di incontri, adattamenti e contatti genetici. Per decenni abbiamo guardato ai Neanderthal come a una specie cugina ormai estinta, confinata nei libri di storia e nei musei di paleontologia. Tuttavia, la genomica moderna continua a dimostrare che i Neanderthal non sono del tutto scomparsi: vivono, in modo letterale e funzionale, all’interno del nostro DNA.
Un nuovo e illuminante studio scientifico, condotto da un team internazionale di ricerca guidato da Hugo Zeberg (Karolinska Institutet) e Philipp Kanis (Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology) e pubblicato sulla prestigiosa rivista Current Biology, ha portato alla luce un tassello straordinario di questo intreccio evolutivo: una variante del recettore dell’ormone della crescita ereditata dai Neanderthal che influenza direttamente la nostra massa muscolare e la conformazione delle nostre ossa.
La Fisica dei Neanderthal: Robustezza Scritta nelle Ossa
I Neanderthal presentavano una struttura corporea notevolmente differente da quella dell’Homo sapiens medio contemporaneo. Erano caratterizzati da una massa scheletrica eccezionalmente robusta, segni di una muscolatura imponente e ben sviluppata, e tratti craniofacciali inconfondibili, come arcate sopracciliari prominenti e radici dei denti relativamente corte.
Per decenni la comunità scientifica si è interrogata su quali meccanismi biologici e molecolari avessero guidato lo sviluppo di una corporatura così potente. La risposta risiede in gran parte nell’ipofisi e nella complessa cascata ormonale che governa la crescita.
L’ormone della crescita (GH) è il principale regista dello sviluppo corporeo: rilasciato dall’ipofisi — una piccola ghiandola situata alla base del cervello —, viaggia nel sangue ed entra in contatto con le cellule dei vari tessuti. Affinché l’ormone possa impartire le sue istruzioni, deve legarsi a uno specifico recettore presente sulla superficie cellulare, il quale trasmette il segnale all’interno della cellula, attivando i processi di accrescimento di muscoli e ossa.
La Scoperta Genetica: Una Variante Molecolare “Iperattiva”
Analizzando il genoma arcaico, i ricercatori hanno scoperto che la versione neandertaliana di questo recettore presenta due modifiche aminoacidiche specifiche, del tutto assenti nella variante più diffusa tra gli umani moderni.
I test di laboratorio condotti su colture cellulari hanno rivelato un comportamento sorprendente:
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Le cellule dotate del recettore Neanderthal hanno mostrato una risposta nettamente più marcata all’ormone della crescita.
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Nello specifico, tali cellule sono cresciute del 40% in più rispetto a quelle equipaggiate con il recettore moderno.
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Gli esperimenti hanno confermato che la responsabilità di questo boost reattivo è da imputare prevalentemente a una soltanto delle due modifiche genetiche individuate.
Dai Test in Provetta ai Dati di Popolazione: Una Concordanza Rara
Ciò che rende questa ricerca un punto di svolta nell’antropologia molecolare è la perfetta convergenza tra i dati biologici in vitro e le analisi statistiche su scala globale.
“Le cellule coltivate in laboratorio hanno reagito in modo più marcato, mentre i dati raccolti su oltre un milione di persone hanno evidenziato lo stesso effetto nell’organismo. È raro osservare una concordanza così chiara tra i dati di laboratorio e quelli raccolti sulla popolazione.”
— Philipp Kanis, primo autore dello studio (Max Planck Institute)
Questo flusso genico è il risultato diretto degli incroci avvenuti circa 47.000 anni fa tra le popolazioni di Homo sapiens in uscita dall’Africa e i Neanderthal residenti in Eurasia. Oggigiorno, la distribuzione di questa variante non è omogenea:
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È estremamente rara in Europa, dove è presente solo nello 0,5% circa della popolazione.
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È al contrario molto diffusa nell’Asia meridionale e orientale, arrivando a toccare picchi del 24% in alcuni gruppi dell’Asia meridionale.
L’Impatto Corporeo: Quando e Come Agisce il Gene Neanderthal
Uno degli aspetti più affascinanti emersi dallo studio riguarda la tempistica biologica con cui la variante manifesta i suoi effetti. Esaminando i parametri biometrici di oltre 6.000 bambini, i ricercatori non hanno riscontrato alcuna variazione significativa nella crescita fino all’età di 11 anni.
La variante neandertaliana sembra rimanere “silenziosa” durante l’infanzia, per poi attivarsi con la pubertà, ossia nel momento in cui i livelli fisiologici dell’ormone della crescita subiscono un’impennata naturale.
In età adulta, l’impatto clinico e morfologico sui portatori della variante si traduce in:
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Maggiore massa muscolare: In media 270 grammi in più di massa magra rispetto ai non portatori.
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Modifiche scheletriche craniali: Una sezione posteriore della mandibola leggermente più corta.
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Morfologia dentale: Radici dei denti più corte, del tutto analoghe alle strutture riscontrate nei reperti fossili neandertaliani.
Considerazioni Personali e Implicazioni Evolutive
Questa scoperta offre spunti di riflessione scientifica e filosofica di straordinaria portata sul modo in cui concepiamo la nostra specie.
1. La bufala del “determinismo genetico”
È facile cadere nella tentazione di considerare questa variante come un “gene del super-uomo” o un “gene del bodybuilder”. Tuttavia, come giustamente evidenziato dalla coautrice Miriam Berreiter — con la sua arguta battuta sul fatto che “nemmeno un recettore dei Neanderthal può sostituire l’allenamento” —, la genetica definisce la potenzialità biologica, non il destino finale dell’individuo. La massa muscolare finale resta il risultato di un’interazione complessa tra patrimonio genetico, alimentazione e stimolo meccanico (esercizio fisico).
2. Il puzzle dell’architettura corporea
Come sottolineato da Hugo Zeberg, questo recettore rappresenta solo una delle migliaia di tessere che compongono l’eredità poligenica della nostra struttura corporea. Nessuna singola variante da sola può spiegare l’aspetto di un Neanderthal, né tantomeno determinare l’estetica di una persona moderna. L’evoluzione lavora per sinfonie geniche, non per assoli.
3. L’adattamento attraverso l’introgressione
Ci si deve chiedere perché questa variante si sia conservata con frequenze così elevate (fino al 24%) in Asia meridionale e non in Europa. È molto probabile che in determinati contesti ambientali post-glaciali, una maggiore reattività all’ormone della crescita e una facilità nel conservare o sviluppare massa muscolare abbiano offerto un vantaggio evolutivo o metabolico cruciale per la sopravvivenza.
In ultima analisi, la paleontologia moderna ci sta dimostrando che la linea di demarcazione tra “noi” e “loro” è sfumata. Non camminiamo sulla Terra come unici ed esclusivi eredi dell’evoluzione, ma come una creatura ibrida e resiliente, che porta ancora dentro di sé la forza antica e scolpita dei Neanderthal.
Increased signalling of the Neanderthal growth hormone receptor, Current Biology (2026). DOI: 10.1016/j.cub.2026.07.025. www.cell.com/current-biology/f … 0960-9822(26)00890-0

