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Nuovo biomarcatore per la progressione della malattia nella sclerosi multipla

Credito: Wikimedia Commons

La sclerosi multipla, una malattia autoimmune, può seguire una varietà di decorsi. Determinare il decorso attuale e futuro della malattia è importante per rallentarne il più possibile il decorso. I ricercatori dell’Università di Basilea hanno presentato un biomarcatore i cui valori nel sangue consentono tali previsioni.

I ricercatori si sono concentrati su un componente cellulare che è misurabile nel sangue ed è caratteristico di un certo tipo di cellula cerebrale. Queste cellule, chiamate astrociti, svolgono un ruolo chiave nei processi di sclerosi multipla (SM), che possono portare ad esempio a paralisi permanente e disabilità.

Il livello ematico di questo componente cellulare, chiamato “proteina acida fibrillare gliale” (GFAP), aumenta quando gli astrociti sono attivati ​​o danneggiati. Il nuovo studio del gruppo di ricerca guidato dal professor Jens Kuhle e pubblicato sulla rivista JAMA Neurology mostra che livelli elevati di GFAP nel sangue possono indicare sia la progressione attuale che futura della SM. I loro risultati si basano su dati provenienti, tra l’altro, dalla Swiss Multiple Sclerosis Cohort.

L’uso dei biomarcatori sta cambiando la pratica clinica

In breve tempo, il gruppo di ricerca guidato da Kuhle dell’Università di Basilea e dell’Ospedale universitario di Basilea ha così presentato un secondo biomarcatore in grado di supportare le decisioni terapeutiche nella SM. L’anno scorso, il gruppo di ricerca ha dimostrato che alcune persone con SM con un decorso della malattia apparentemente stabile avevano livelli ematici elevati del biomarcatore della catena leggera del neurofilamento (NfL). NfL indica specificamente un danno neuronale.

Queste persone avevano una probabilità significativamente maggiore di presentare sintomi causati dalla SM nell’anno successivo. Poiché NfL prevede sensibilmente l’attività della malattia in una fase iniziale, questi pazienti possono ora essere trattati in modo più mirato e proattivo.

La comprensione del meccanismo della malattia è in costante aumento

Rispetto a NfL, il marcatore ematico GFAP consente di trarre conclusioni su un diverso aspetto della complessa fisiopatologia della SM. Sebbene l’aumento dei valori ematici di NfL indichi un danno neuronale, la GFAP nel sangue indica specificamente processi patologici cronici in cui sono coinvolti gli astrociti e che contribuiscono alla graduale e progressiva disabilità.

“GFAP e NfL quindi si completano a vicenda”, afferma Kuhle. “Possono aiutarci a rendere la terapia per la SM più individualizzata e lungimirante”. Questi risultati della ricerca sui biomarcatori rappresentano un grande passo avanti sia per il monitoraggio e la prognosi della potenziale terapia, sia per la ricerca sulle origini della malattia.

More information: Stephanie Meier et al, Serum Glial Fibrillary Acidic Protein Compared With Neurofilament Light Chain as a Biomarker for Disease Progression in Multiple Sclerosis, JAMA Neurology (2023). DOI: 10.1001/jamaneurol.2022.5250

 

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