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Switch-off TV


Switch-off TV

Switch-off TV iniziato : verità e bugie sul passaggio alla “Nuova TV Digitale”
A pochi giorni dall’inizio del processo di switch-off del digitale terrestre c’è ancora confusione sul mercato e l’impressione è che vengano rottamati inutilmente molti TV che invece resterebbero pienamente funzionanti fino al 2023 e oltre. Proviamo a fare – ancora una volta – un po’ di chiarezza.
L’ 8 Marzo è iniziatp l’annunciato processo di switch-off del digitale terrestre. Su questo tema sono stati scritti articoli e articoli, ma nelle ultime settimane un po’ da tutte le testate generaliste e non. Il tema è popolare, visto che riguarda milioni di italiani e la “fiammata” di interesse è stata alimentata dall’arrivo del Bonus TV Rottamazione, che finalmente sta stimolando il mercato, operazione che non era riuscita al primo Bonus TV, quello limitato agli ISEE 20.000 euro.
Ma quando un tema diventa così popolare, spesso si diffondono notizie destituite di fondamento e diffuse da organi di stampa mal informati. Confusione purtroppo alimentata anche dalla roadmap di passaggio ai nuovi standard che, a solo un mese dalla prima scadenza, è stata cambiata radicalmente, con una serie di rinvii, i cui effetti non sono stati colti da tutti gli osservatori di mercato.

Scorriamo velocemente i punti chiave del processo e smentire con chiarezza le fake news circolate in queste settimane.

Il nuovo switch-off è imposto dall’Europa ➔ FALSO
Non è vero che il cambiamento di standard TV che sta per iniziare sia imposto dall’Unione Europea, ma si tratta di una decisione nazionale.
Lo spot RAI sullo switch-off che suggerisce che lo switch-off al DVB-T2 HEVC Main10 riguardi tutta Europa. Non è vero.
Certamente l’Europa ha un ruolo in questo processo: infatti si è deciso a livello comunitario di sottrare alle emittenti TV la banda 700 Mhz (circa un terzo delle risorse frequenziali) per aumentare lo spettro usato per le comunicazioni dati in mobilità e segnatamente il 5G.
Ogni nazione ha reagito a questo cambiamento in maniera diversa: l’Italia ha scelto di continuare a puntare sul digitale terrestre e, seppur monco di molte frequenze, per farlo senza chiudere canali ha dovuto ricorrere a tecnologie di compressione e di trasporto del segnale più efficienti, in grado di far stare gli stessi canali di oggi in meno spazio. Queste tecnologie si chiamano MPEG4 (già impiegato da anni per la codifica dei canali HD) e DVB-T2 (mai sbarcato in Italia, per ora). Tecnologie che, se combinate, raggiungono l’obiettivo, ma con un difetto: i TV meno recenti non sono compatibili con questi standard. Di qui la necessità di un rinnovamento del parco installato, differenziato a seconda dello standard e dei suoi tempi di introduzione.

Dal 20 ottobre 15 canali nazionali saranno trasmessi solo in MPEG4 ➔ VERO

Il processo di riassetto delle frequenze in realtà si è già messo in moto da inizio anno, praticamente senza grandi impatti per i cittadini: al massimo si è trattato, in alcune zone, di risintonizzare i canali, operazione che molti TV compiono in autonomia nottetempo. Il primo vero passaggio si avrà il 20 ottobre 2021, con la migrazione verso il solo MPEG4 di nove canali Rai (tutti tranne Rai Uno, Rai Due, Rai Tre e Rai News 24) e di sei canali Mediaset (TGCom 24, Boing Plus, Italia 2 e tre canali di radiovisione, R101, R105 e Virgin), operazione necessaria per iniziare ad avere un po’ di spazio in più, così da favorire il riassetto delle frequenze.
Switch-off atto primo: ecco i canali di Rai e Mediaset che si spegneranno.
In realtà, per amore di precisione, i canali in radiovisione Mediaset sono già trasmessi attualmente in MPEG4 e sono stati ricompresi nella lista Mediaset, ben più smilza di quella Rai, probabilmente per farla sembrare un po’ più generosa. Quindi, per essere più precisi, dovremmo parlare di 12 canali che spengono l’MPEG2 e resteranno solo in MPEG4.

MPEG4 è una novità per la TV italiana ➔ FALSO
In realtà sono già moltissimi i canali diffusi in MPEG4 in Italia. A partire ovviamente dai canali HD, per i quali è stata scelta sin da subito questa codifica. Ma ci sono diversi canali che pur non trasmettendo in HD sono già codificati in MPEG4: si tratta dei canali i cui editori hanno scelto di perdere una parte di audience (quelli che hanno ancora TV non compatibili con l’MPEG4) a fronte di un risparmio di banda impegnata, e quindi di denaro. Alcuni esempi: praticamente tutti i canali di radiovisione e alcune emittenti minori come Sfera TV (248), Parole di Vita (245), Alma TV (65) e così via. Molti editori che si appoggiano all’operatore di rete
Rinvio switch-off: Persidera non ci sta. Chiamate in causa anche AGCOM e ACGM

Dal 20 di ottobre sarebbe iniziato il processo di passaggio ai canali in HD ➔ FALSO

Il 20 ottobre inizia il processo, che terminerà presumibilmente entro sei mesi, di passaggio di tutti i canali nazionali alla codifica MPEG4. Anche se questa codifica ha fatto il suo debutto in Italia proprio con i canali HD, può essere impiegata senza problemi anche con la risoluzione standard e porta con sé un risparmio della banda impiegata a parità di qualità percepita. Anzi, non è affatto detto che i canali che dal 20 ottobre in avanti passeranno in MPEG4 lo faranno migrando in alta definizione: a quanto ci risulta la stragrande maggioranza dei canali resterà in SD, anche se codificata in MPEG4. Quindi è falso affermare che la TV italiana stia migrando verso l’alta definizione, anche se questa ricostruzione si è letta da molte parti.
Anche il sito del Ministero dello Sviluppo economico sostiene che tutti i canali che passeranno all’MPEG4 lo faranno in HD. Non è vero, soprattutto nella fase che intercorre tra il 20 ottobre 2021 e il passaggio al DVB-T2, cosa che non avverrà prima del 2023.

Per capire se devo adeguare subito il mio TV, basta verificare se si vedono i canali 100 e 200 ➔ FALSO

Da più parti si sente dire che per verificare se un TV passerà questo 20 ottobre indenne bisogna vedere se è in grado di visualizzare correttamente i cartelli test in onda al canale 100 e 200. Questo è decisamente sbagliato e fuorviante, alla luce della nuova roadmap. Infatti, i canali 100 e 200 sono diffusi con codifica HEVC Main 10, una codifica peraltro non obbligatoria per legge e che, a seconda delle volontà delle emittenti, verrà utilizzata solo nella seconda fase, a partire dal 2023. Quindi questi cartelli non sono una buona cartina al tornasole per verificare quello che accadrà a partire dal 20 ottobre prossimo.

I canali 100 e 200 ora non servono: molti TV non compatibili dureranno ancora anni, non vanno rottamati

Per capire se devo adeguare subito il mio TV, basta verificare se si vedono i canali in HD ➔ VERO

È invece corretto controllare se il TV è in grado o meno di sintonizzare e visualizzare i canali in alta definizione. La prima cosa che viene in mente è di controllare il 501 di Rai Uno HD e i canali successivi, sempre nell’arco della numerazione 500. Se si vede almeno un canale HD, il TV arriva certamente indenne come minimo fino al 2023, e forse anche oltre. Quindi può essere indicato, se non si hanno altri motivi per acquistare un TV nuovo, aspettare per lo meno questo anno e mezzo prima di procedere.

Se non vedo Rai Uno HD sul 501, è certamente necessario adeguare il TV ➔ FALSO

Ci sono alcune circostanze che possono comportare dei falsi positivi a cui fare attenzione: il primo dipende dal fatto che Rai Uno (1) e Rai Uno HD (501) non sono trasmessi sulla medesima frequenza e quindi sullo stesso multiplex. Può essere che l’impianto d’antenna sia configurato in maniera tale da ricevere la frequenza di Rai Uno ma non quella che ospita Rai Uno HD. In tal caso, il test sul 501 non è affatto significativo e magari un TV che non lo riceve è perfettamente compatibile con le codifiche MPEG4. Per questo motivo il test migliore lo si può fare su La7 (7) e La7 HD (507), canali che sono diffusi sulla medesima frequenza. In pratica, se si prende uno, si prende certamente anche l’altro. In questo caso, se si vede La7 ma La7 HD non si sintonizza o si vede uno schermo nero (e magari si sente l’audio), il TV deve essere adeguato o con una sostituzione o con un decoder. In caso contrario entro il primo trimestre 2022, questo apparecchio non sarà in grado di vedere alcun canale nazionale.

Il passaggio a MPEG4 avverrà in date diverse area per area ➔ FALSO

Il passaggio dei singoli canali in MPEG4 sarà a carattere nazionale: questo significa che quando un canale passerà alla codifica MPEG4 lo farà all’unisono a livello nazionale. Molti organi di stampa, leggendo la nuova roadmap senza i giusti rudimenti tecnici, hanno confuso il passaggio delle codifiche con le fasi di riassetto delle frequenze, che sono effettivamente differenziate per aree. Questo vuol dire che la liberazione della banda 700, con la modifica delle frequenze e il riassetto dei multiplex, avverrà in date differenti a seconda delle diverse aree. Ma lo spostamento delle frequenze non esclude alcun TV, neppure i più vecchi: basta rifare la sintonia. Cosa ben diversa dal cambiamento di codifica e di modalità trasmissiva che invece è – lo ripetiamo – all’unisono su tutto il territorio nazionale.
Lo switch-off TV non sarà per aree. Le due scadenze sono nazionali

La data del completamento del passaggio all’MPEG4 è già nota ➔ FALSO

Il MiSE nella nuova road map ha destinato il completamento del passaggio a MPEG4 a data da destinarsi. Il MiSE si è impegnato a definire questa data entro fine 2021 ma, nel momento in cui scriviamo, non solo la decisione non è ancora stata presa ma neppure sono circolate indiscrezioni. Ma stante il fatto che il 30 giugno la banda 700 MHz andrà categoricamente consegnata alle telco, è ragionevole pensare che il passaggio al MPEG4, che serve proprio per liberare le frequenze, debba avvenire entro i primissimi mesi del 2022, diremmo nel primo trimestre.

Il secondo passaggio, quello al DVB-T2, avverrà il 30 giugno 2022 ➔ FALSO

La data precentemente prevista per il passaggio al DVB-T2 era il 30 giugno 2022, in concomitanza con la cessione della banda 700 MHz: questo avrebbe consentito di recuperare lo spazio perduto nel momento stesso in cui lo si avrebbe perso. La nuova roadmap, invece, ha spostato in avanti il passaggio al DVB-T2, differendolo rispetto alla cessione della banda 700, che è confermata per fine giugno 2022. Questo comporterà la necessità, per un certo tempo, di rispondere al taglio delle frequenze con la sola arma dell’MPEG4: quasi inevitabile, in questa fase interlocutoria senza banda 700 e senza DVB-T2, un sensibile decremento della qualità di immagine, in forza di compressioni più aggressive.

Il secondo passaggio, quello al DVB-T2, avverrà il 1 gennaio 2023 ➔ FALSO

In molti hanno scritto che il 1 gennaio 2023 ci sarà poi il secondo passaggio del processo di switch-off, ovverosia lo spegnimento del DVB-T a favore del più evoluto DVB-T2. La nuova roadmap, che pur cita  la data del 1 gennaio 2023, lo fa con la formula “a partire dal” che dà davvero pochissime certezze. Se ci sono stati tentennamenti e remore a partire il primo settembre, come previsto, con il passaggio a MPEG4 (che di fatto non tocca tutti i TV degli ultimi 10 anni), figurarsi se per le emittenti ci saranno le condizioni per passare a un molto più sfidante DVB-T2 a 14 mesi da oggi. I TV non DVB-T2 sul mercato sono ancora svariati milioni (forse decine di milioni) e non sono numeri recuperabili in pochi mesi, men che meno in periodi di carenza di componenti e costi dei trasporti alle stelle. Questa volta il Ministero ci ha visto lungo e scrivendo il decreto con “a partire dal 1 gennaio 2023” ha dato un riferimento temporale minimo, riservandosi l’ovvia possibilità di procrastinare sine die il passaggio. Che con ottima probabilità, non avverrà prima del biennio 2025/25

Un TV acquistato prima del 22 dicembre 2018 è obsoleto è va rottamato ➔ FALSO

Curiosamente il legislatore ha inserito lo spartiacque del 22 dicembre 2018 per identificare i TV rottamabili ai fini del Bonus TV. Da quella data, infatti sarebbe dovuto entrare in vigore l’obbligo di avere nei negozi solo TV e decoder HEVC Main10 (ovverosia compatibili con il profilo a 10 bit), quello che a tendere sarà il massimo standard impiegato sul digitale terrestre italiano.
TV e decoder non a 10 bit: tutt’ora in vendita anche se fuorilegge da un anno
Quello che il legislatore ha però trascurato è che sono moltissimi i TV, soprattutto a grande schermo, che ben prima del 22 dicembre 2018 erano compatibili con l’HEVC Main10. Quindi no, non è vero che un TV acquistato prima del 22 dicembre 2018 sia da considerare obsoleta, anche volendo traguardare il secondo passaggio dello switch-off.

Tutti i TV e i decoder acquistati oggi sono sicuramente compatibili con tutti gli standard futuri che verranno utilizzati in Italia ➔ FALSO

Purtroppo ancora oggi ci sono liberamente in vendita apparecchi, soprattutto decoder, che non sono compatibili con la codifica HEVC Main10.
I 4 decoder più recensiti su Amazon in prova: un gioco al ribasso, tra traduzioni folli e canale 100 che non si vede
Infatti la norma vieterebbe la commercializzazione di tali apparecchi, ma non esiste una vera e propria attività di repressione di eventuali frodi in questo senso e quindi la vendita di apparecchi prosegue. Per questo motivo è sempre buona norma, subito dopo aver acquistato un nuovo TV o un nuovo decoder, verificare la corretta sintonia dei canali 100 e 200, che sono appunto codificati in HEVC Main10. Se non si sintonizzano, l’apparecchio va riportato indietro al rivenditore, pretendendo immediato rimborso.

I TV buttati con il Bonus TV rottamazione creeranno un clamoroso danno ambientale ➔ FALSO

I TV ritirati in forza del Bonus TV rottamazione (come peraltro tutti i prodotti ritirati dai negozi in forza del cosiddetto “1 contro 1”) entrano a far parte del circuito ufficiale RAEE (Rifiuti di Apparecchi Elettrici ed Elettronici). Il circuito RAEE, che è finanziato con un compenso annegato nel prezzo dei prodotti nuovi, si incarica di trattare i vecchi apparecchi secondo la norma di legge e comunque minimizzando l’impatto sull’ambiente, secondo i principi dell’economia circolare. Nello specifico, negli stabilimenti di trattamento dei TV da smaltire, il recupero dei materiali compresi nel TV, sia che si tratti di schermi piatti che di tubi catodici, è largamente maggioritario, con la creazione di moltissime materie prime seconde e con solo una percentuale a una cifra a finire in discarica.
Del vecchio TV non si butta via nulla: reportage dall’impianto di trattamento dei RAEE
Quindi, no, non si può certo dire che l’operazione Bonus TV Rottamazione sia dannosa per l’ambiente. Piuttosto bisognerebbe discutere sul nome “Rottamazione” associato al Bonus TV: forse chiamarlo “riciclo” sarebbe stato più rispondente alla realtà

 

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