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Uso o abuso di internet nei ragazzi: come

non cadere in falsi allarmismi

Autore: Gabriele Guarnieri

“Uso o abuso di internet nei ragazzi: come non cadere in falsi allarmismi”, tratto  da Obiettivo Psicologia. Formazione, lavoro e aggiornamento per psicologi
http://www.opsonline.it/index.php?m=show&id=33156

chatroomCredo che si possa considerare un ragazzo dipendente dal web proprio come il genitore che pubblica qualsiasi evento familiare, sportivo o lavorativo sui social; uno studio ad esempio, riporta che i bambini appena nati sono sui social 56 minuti dopo la nascita!

Siamo connessi quotidianamente con il web attraverso canali quali whatsapp, mail, social e sempre più difficile diventa distinguere l’uso dall’abuso sia per i più grandi che per i più giovani.

Siamo nell’era dei pc, dei tablet, degli smartphone e di internet, adulti e meno adulti sono connessi quotidianamente con il web attraverso canali quali whatsapp, mail, social e sempre più difficile diventa distinguere l’uso dall’abuso. Basta pensare all’utilizzo del telefonino, criticato e attaccato negli anni 80 – 90 e che nel 2000 è diventato un mezzo al quale “NON SI PUO’ RINUNCIARE”: al lavoro, a scuola (nonostante spesso sia vietato), con la moglie o con gli amici, a cena o in vacanza lo smartphone “deve” essere sempre con noi. Con i telefoni di ultima generazione inoltre, si possono leggere le mail, navigare, chattare, pubblicare e scaricare video o foto.

Siamo “connessi” in ogni istante, come se non potessimo fare a meno di “disconnetterci” per un paio d’ore, tanto che alcuni studi riportano che i bambini appena nati son nei social 56 minuti dopo la nascita!

Apprezzo e condivido la sensibilizzazione che si sta facendo sulle dipendenze da internet, in particolar modo nei confronti dei ragazzi, ma credo che sia fondamentale non creare allarmismi esagerati: si può considerare un ragazzo dipendente proprio come il genitore che pubblica qualsiasi evento familiare, sportivo o lavorativo sui social.
Certo i ragazzi sono in una fase evolutiva più delicata e proprio per le caratteristiche dell’adolescenza, sono più portati a cadere in forme di dipendenza, di cyberbullismo o di fobie, ma prima di etichettare i ragazzi come dipendenti è meglio prendere in considerazione una serie di aspetti.

Talvolta alcune mamme e papà di bambini di quattro o cinque anni mi chiedono preoccupati “ …. Ma noi gli diamo il tablet per tenerlo tranquillo, si generalmente quando siamo al ristorante finche ceniamo ….Ma con quello che si sente in giro …. Non è che dopo mi diventa dipendente …?”.

Sicuramente non sono questi le cause che possono innescare una dipendenza, ma possono comunque creare stati d’ansia nei genitori e/o colpevolizzazioni.

Generalmente è difficile che un bambino così piccolo instauri una forma di dipendenza da web o da smartphone, a patto che la “strategia del ristorante” non diventi una prassi anche in casa.

Il “rischio” maggiore è che il bambino alimenti il pensiero “non hanno voglia di stare con me e di conseguenza mi fanno stare buono… “. In tali circostanze potrebbero incrementare i loro capricci, le richieste per avere il tablet, o lo smartphone. Ma proprio per il fatto di essere ancora piccoli, spesso un gioco, una risata, un disegno, ma anche un cartone animato o una partita al tablet assieme ai propri genitori li aiuta a “riossigenarsi” e a diventare meno esigenti.

I bambini necessitano e preferiscono le relazioni ai giochi solitari! E a pensarci bene non solo loro…

E’ verso la fine delle elementari che incrementano l’utilizzo di pc, di telefonini e del web in generis. Le attività preferite sono legate al gioco on line, la visualizzazione di video, gli sms o whatsapp.
Una delle tendenze maggiori è quella di scaricare programmi che gli consentano di riprendersi durante il gioco, con l’obiettivo di creare video, pubblicarli e ottenere più visualizzazioni o più “mi piace” possibili.

Non importa ciò che si dice o ciò che si fa, l’importante è arrivare ad avere centinai di migliaia di visite. Ci sono ragazzini che arrivano ad ottenere anche 600.00 visite, altri superano il milione, altri ancora arrivano a pubblicare 15-20 video della durata di mezz’ora l’una circa. Sono in contatto con migliaia di ragazzi, creano dei gruppi (le gilda) all’interno dei loro giochi on line, a cui possono partecipare 20-30 ma anche centinaia personaggi, con i quali si identificano, dialogano e interagiscono tramite le chat o skype.

Creano amicizie che vengono considerate al pari dei loro compagni di scuola o dei loro amici “reali” e proprio come nella vita di tutti i giorni si creano degli appuntamenti a cui non si può mancare, chiaramente per giocare ma anche per parlare dei propri interessi.

E’ alla fine delle medie però, che i rischi aumentano in quanto incrementano le attività sul web: si creano un profilo facebook, pubblicano foto e video personali, ricercano informazioni di vario genere su google arrivando a convincersi di avere tutte le verità; senza sapere che per qualsiasi motore di ricerca vale il detto “tutto è il contrario di tutto”.

Su internet ad esempio si possono trovare articoli che mettono in evidenzia gli aspetti positivi della marijuana come articoli (ahimè pochi) che parlano dei rischi; risultato finale è che per i ragazzi “la marijuana fa bene” ed è dura convincerli del contrario visto le fonti che si trovano sul web.

Sono in un età in cui l’azione (l’agito in termini psicanalitici) è alla portata di mano, in cui difficilmente si riflette sulle conseguenze delle proprie azioni e spesso proprio questa diventa fonte di situazioni delicate.
Ci sono ragazzi che si sono masturbati e che poi hanno pubblicato il loro video, ragazzi che una volta lasciati dalla propria ragazza, hanno condiviso nei social le foto e/o i video sensuali di questa, ci sono inoltre ragazze che provano a ottenere una certa “fama” pubblicando foto piccanti e così via.

Ma come si possono riconoscere i rischi e intervenire?

Generalmente una dipendenza da internet va a pari passo con una fobia scolastica. Iniziano a provare meno interesse per la scuola, ad interagire sempre meno con i loro coetanei, a diventare più apatici, più chiusi in sé stessi, più suscettibili e scorbutici, spesso arrivano ad interrompere anche le attività sportive per incrementare quelle sul web.

Rimangono sempre più in casa, spesso e volentieri chiusi nelle loro camere dove, sentendosi al sicuro e soprattutto soli, arrivano a pubblicare e a dire cose che mai nella vita reale si permetterebbero di dire.

Togliere lo smartphone, il pc o il tablet ad un ragazzo non è la soluzione migliore, non siamo nemmeno noi adulti in grado di rimanere senza! Oltre a ciò se il/la ragazzo/a ha manifestato una pseudo forma di dipendenza si rischia di peggiorare di non poco la situazione, proprio come se si togliesse la droga ad un drogato.

Credo che i ragazzi debbano essere informati, essere consci dei pericoli a cui posso andare in contro e soprattutto, avere dei paletti da rispettare proprio come per la vita reale.

Lasciare utilizzare il telefono o il pc ad un ragazzino senza mettere un parental control, senza mettere dei limiti di orario (qualora non sia in grado di autogestirsi), o dei software che permettano ai genitori di monitorare le attività del figlio minorenne su internet (tutti programmi che si possono trovare facilmente sul web), è come dargli il consenso di utilizzare il motorino, una volta compiuti i 14 anni, senza fargli fare la patente e senza mettergli il casco.

Infine, forse un po’ banalmente, dobbiamo fare un piccolo esame di coscienza anche noi adulti; non ha senso ad esempio sgridare il figlio perché ha portato il telefono a scuola ed inviargli un sms, durante l’orario scolastico, per avvisarlo che a pranzo ritarderemo…

 

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