Un neuroscienziato sta mettendo in discussione l'idea che il cervello contenga un sistema centrale che effettivamente "prende" le nostre decisioni. Ciò che percepiamo come scelta potrebbe invece emergere dalla continua interazione tra percezione, movimento, corpo e mondo che ci circonda.
Un neuroscienziato sta mettendo in discussione l’idea che il cervello contenga un sistema centrale che effettivamente “prende” le nostre decisioni. Ciò che percepiamo come scelta potrebbe invece emergere dalla continua interazione tra percezione, movimento, corpo e mondo che ci circonda. Immagine Crediti: AI/TheSolver.It

Ci capita continuamente: siamo al supermercato, guardiamo due marche di caffè, tentenniamo un istante, scegliamo la prima e pensiamo: “Ho deciso”. Siamo fermamente convinti che dentro la nostra testa ci sia una sorta di “regia centrale” — una parte di noi che analizza i dati, pesa i pro e i contro e infine impartisce l’ordine alle mani di agire.

Ma cosa succederebbe se questo schema pulito e rassicurante fosse totalmente errato?

Secondo Tom James, professore presso il Dipartimento di Scienze Psicologiche e del Cervello all’Università dell’Indiana, ciò che proviamo soggettivamente quando compiamo una scelta potrebbe non corrispondere affatto a ciò che accade realmente nella nostra scatola cranica. Nel suo studio pubblicato sul Journal of Cognitive Neuroscience, intitolato “Meccanismi sensomotori delle decisioni e delle azioni”, James propone una rivoluzione prospettica: il cervello non possiede un organo o un processo specifico dedicato a “prendere decisioni”.

Addio al “modello a sandwich”: come abbiamo sempre sbagliato a immaginare la mente

Per decenni la scienza e il senso comune hanno descritto il processo decisionale come una catena di montaggio a tre fasi:

  1. Percezione: riceviamo un segnale dall’esterno (vediamo un ostacolo).

  2. Cognizione: ci pensiamo su e scegliamo cosa fare (decidiamo di scartare a sinistra).

  3. Azione: inviamo l’ordine ai muscoli (le gambe si muovono).

Gli esperti chiamano criticamente questa struttura “modello a sandwich”: la cognizione sta nel mezzo, compressa tra il pane della percezione e quello dell’azione.

Il problema risiede nel fatto che, mentre la neuroscienza ha individuato chiaramente le aree responsabili della vista, dell’udito o del movimento dei muscoli, non ha mai trovato il “centro di comando” della decisione. Non esiste un circuito neurale isolato il cui unico compito sia “decidere”.

Il trucco del robot e le 3 analogie per capire come funzioniamo davvero

Per spiegare il suo pensiero a chi non vive nei laboratori di neuroscienze, Tom James (ispirandosi al filosofo Daniel Dennett) utilizza tre metafore straordinariamente chiare.

1. Il Robot che segue il muro

Immaginiamo un piccolo robot dotato solo di ruote e di semplici sensori per rilevare la distanza dagli ostacoli. Messo in una stanza, il robot inizia a muoversi lungo il perimetro senza mai urtare le pareti.

Chi lo osserva dall’esterno dirà: “Guarda come è intelligente, ha deciso di seguire il muro per esplorare la stanza!”. Ma la verità è che il robot non ha alcun programma decisionale interno. Si limita a reagire fisicamente all’ambiente istante per istante. Il comportamento complesso ed “intenzionale” emerge da solo, senza bisogno di un cervello che pianifichi.

2. Il Centro di Massa

In fisica, il “centro di gravità” di un oggetto è un concetto matematico utilissimo per calcolare come le cose cadono o bilanciano. Ma il centro di massa non è un pezzo di materia: non si può toccare, né può spostarsi da solo senza che si sposti l’intero oggetto.

La “decisione” potrebbe essere esattamente questo: un concetto astratto utilissimo per descrivere quello che facciamo, ma non un’entità fisica che spinge i nostri neuroni a muoversi.

3. L’Università

Se diciamo che “l’Università ha deciso di sospendere le lezioni”, tutti capiscono il significato. Ma se andiamo sul posto alla ricerca dell'”Università” in quanto entità fisica che parla, troveremo solo aule, professori che firmano carte, rettori che fanno telefonate e studenti che protestano. “L’Università” è una descrizione sintetica di alto livello, non la singola causa fisica delle singole azioni.

Il “Teatro Cartesiano”: la trappola dell’omuncolo nella testa

Perché continuiamo a credere che esista una fase decisionale separata? Perché cadiamo nella trappola di quello che Dennett definiva il Teatro Cartesiano.

Se ipotizziamo l’esistenza di un “controllore centrale” nel cervello che osserva i dati sensoriali e prende decisioni, ci stiamo dimenticando di spiegare come funzioni quel controllore. È come dire che dentro la nostra testa c’è un omino (un omuncolo) che guarda uno schermo ed aziona delle leve. Ma allora quell’omino come decide? Avrà bisogno di un omino più piccolo dentro la sua testa? E così via, in un regresso all’infinito che non spiega nulla.

Come decidiamo allora? La sinergia tra cervello, corpo e ambiente

La proposta di Tom James è tanto radicale quanto parsimoniosa: le decisioni emergono dall’azione simultanea e continua di sistemi sensoriali e motori.

Cervello, corpo e ambiente sono incastrati in un dialogo ininterrotto. Non aspettiamo di aver elaborato la percezione prima di preparare il movimento; il nostro sistema motorio si attiva e si adatta mentre stiamo percependo. Ciò che chiamiamo “scelta” è semplicemente il punto d’arrivo fluido di questa interazione dinamica.

Considerazioni personali: cosa cambia per noi questa scoperta?

La prospettiva aperta da Tom James e dalle neuroscienze ecologiche scuote dalle fondamenta l’idea che abbiamo di noi stessi come “piloti consapevoli” della nostra vita.

Se la decisione non è una causa ma una ricostruzione a posteriori, cambia il modo in cui intendiamo la nostra quotidianità:

  • Libero arbitrio e responsabilità: Accettare questo modello non significa dire che siamo automi privi di responsabilità. Significa comprendere che il controllo non risiede in un “io” isolato che prende ordini da una stanza dei bottoni, ma nel modo in cui educhiamo i nostri sistemi sensomotori attraverso l’esperienza, le abitudini e l’ambiente in cui ci immergiamo.

  • L’illusione del controllo: Ci solleva da una certa ansia iper-razionale. Spesso ci torturiamo pensando a “come” prendere la decisione perfetta, ignorando che la risposta migliore emerge spesso dal corpo in azione e dal contesto corporeo e ambientale, non dal sovrappensiero astratto.

  • Una nuova frontiera per la scienza: Studiare la mente umana non vorrà più dire isolare un individuo dentro un macchinario di risonanza magnetica a guardare figure statiche su uno schermo, ma analizzarlo mentre si muove, interagisce, inciampa e risponde in tempo reale al mondo.

In definitiva, comprendere che la “decisione” è una bellissima storia che la nostra mente si racconta per dare un senso a un’architettura biologica complessa ed elegante non sminuisce l’essere umano. Al contrario, ce lo restituisce per quello che è veramente: una creatura in totale ed indissolubile armonia con il mondo che la circonda.

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Abstract

Spesso si pensa che le decisioni fungano da intermediario tra percezione e azione, ma il grado di integrazione di questa ipotesi nelle diverse aree della teoria e della pratica delle neuroscienze cognitive varia. Dopo aver esaminato queste variazioni nella relazione causale tra decisioni e azioni, questa prospettiva sosterrà l’affermazione che le decisioni e i processi decisionali non causano le azioni. Si argomenterà che, al posto dei processi decisionali, le azioni sono causate da processi sensomotori. Infine, verranno proposti spunti per lo studio dei processi sensomotori coinvolti nelle decisioni e nelle azioni. La raccomandazione principale è quella di adottare ambienti di test più ecologici che conferiscano ai partecipanti un controllo sulle proprie azioni e consentano loro di apprendere aggiornando continuamente i processi sensomotori attraverso la percezione attiva.

Approfondimenti

Materiale fornito dall’Università dell’Indiana . Nota: il contenuto potrebbe essere modificato per motivi di stile e lunghezza

Thomas W. James. Sensorimotor Mechanisms of Decisions and Actions. Journal of Cognitive Neuroscience, 2026; 38 (6): 1089 DOI: 10.1162/JOCN.a.2484

 

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