
Per decenni, il trattamento del colesterolo alto ha rappresentato una pietra miliare nella prevenzione di infarti e ictus. Le statine, farmaci ampiamente prescritti per ridurre i livelli di lipidi nel sangue, sono state a lungo il punto di riferimento per i pazienti fino ai 75 anni. Tuttavia, la medicina si è trovata spesso di fronte a un dilemma etico e clinico: questi farmaci sono altrettanto efficaci e sicuri anche nelle persone più anziane?
Fino ad oggi, i dati scientifici a supporto dell’uso delle statine nella popolazione anziana erano limitati, poiché gli ultrasettantenni sono stati storicamente sotto-rappresentati o del tutto esclusi dalle grandi sperimentazioni cliniche. A colmare questo vuoto informativo è arrivato lo studio STAREE (Statins in Reducing Events in the Elderly), condotto dalla Monash University in Australia e pubblicato sul prestigioso New England Journal of Medicine.
I risultati dello studio STAREE: una riduzione del rischio del 30%
Presentata in concomitanza al Congresso della Società Europea di Cardiologia, la ricerca offre una conferma scientifica di fondamentale importanza: la terapia con statine riduce del 30% il rischio di un primo evento cardiovascolare maggiore negli adulti autosufficienti di età superiore ai 70 anni.
L’impatto di questo dato risiede nella metodologia della ricerca:
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Durata e scala: Si tratta di uno studio clinico randomizzato e controllato durato 10 anni, che ha coinvolto quasi 10.000 partecipanti.
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Metodo comparativo: I soggetti sono stati divisi in gruppi che assumevano la statina oppure un placebo, garantendo l’affidabilità dei dati raccolti.
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Coinvolgimento della medicina di base: Lo studio è stato condotto direttamente sul territorio con l’ausilio di oltre 3.400 medici di famiglia in tutta l’Australia.
La professoressa associata Sophia Zoungas, ricercatrice principale dello studio, e il coautore professor Mark Nelson sostengono che queste scoperte cambieranno radicalmente l’approccio dei medici nella gestione del rischio cardiovascolare nelle persone anziane, offrendo prove solide per l’aggiornamento delle linee guida internazionali.
Il contesto globale: l’impatto dell’invecchiamento della popolazione
La necessità di prevenzione primaria nell’anziano nasce da dati epidemiologici allarmanti. La prevalenza globale delle malattie cardiovascolari è destinata quasi a raddoppiare, passando da circa 600 milioni di persone colpite nel 2025 ad oltre 1 miliardo entro il 2050.
L’avanzare dell’età costituisce di per sé un fattore di rischio indipendente. Superati i 70 anni, le persone rientrano automaticamente in una categoria ad alto rischio per eventi gravissimi come infarti e ictus, a prescindere dallo stile di vita condotto fino a quel momento. Garantire strategie di prevenzione efficaci è quindi essenziale non solo per la sopravvivenza, ma per il mantenimento dell’autosufficienza e della qualità della vita.
Considerazioni e riflessioni sul futuro della prevenzione
I risultati dello studio STAREE invitano a profonde considerazioni sul modo in cui la società moderna affronta la medicina della terza e quarta età.
Il superamento dell’ageismo scientifico Per troppo tempo la ricerca farmacologica ha escluso gli anziani per timore di effetti collaterali o a causa della presenza di altre patologie concomitanti. Questo studio dimostra l’importanza di condurre ricerche mirate: proteggere l’anziano non significa somministrare meno cure, ma somministrare cure basate su evidenze certe.
Qualità della vita oltre alla longevità Prevenire un infarto o un ictus a 75 o 80 anni non significa semplicemente allungare l’aspettativa di vita, ma preservare l’autonomia della persona. Evitare un evento vascolare disabilitante riduce il carico emotivo e assistenziale sulle famiglie e alleggerisce la pressione sui sistemi sanitari nazionali.
Il ruolo centrale del medico di medicina generale La forza dello studio STAREE risiede nell’essere stato integrato nella medicina di base. Il dialogo tra paziente e medico di famiglia diventa il momento decisivo in cui contestualizzare l’uso della statina, valutando la situazione clinica complessiva dell’anziano senza preconcetti legati al dato anagrafico.
Come sottolineato dal professor Derek Chew della National Heart Foundation of Australia, sapere che le statine mantengono la loro efficacia anche se intraprese in età avanzata offre uno strumento preventivo sicuro, fondamentale per sostenere un invecchiamento sano su scala globale.
Traduzione dell’abstract. La disponibilità dello studio completo, in accesso libero o riservato, è verificabile tramite il link al DOI originale.
Abstract
Background
The effectiveness and safety of statins for the primary prevention of cardiovascular events and the extension of disability-free survival among older adults remain uncertain.Methods
We conducted a double-blind, randomized, placebo-controlled trial at general medical practices across Australia. Community-dwelling adults at least 70 years of age with no history of cardiovascular disease, diabetes, or dementia were randomly assigned in a 1:1 ratio to receive atorvastatin at a dose of 40 mg once daily or identical placebo. The two primary end points were a composite of death from cardiovascular causes, nonfatal myocardial infarction or stroke, or coronary revascularization (to assess effects on major cardiovascular events) and a composite of death from any cause, dementia, or persistent physical disability (to assess effects on disability-free survival). Analyses were performed according to a hierarchical testing plan.Results
A total of 9971 participants were enrolled: 4984 were assigned to receive atorvastatin and 4987 to receive placebo. The mean (±SD) age of the participants was 74.7±4.5 years, and 51.9% were women. After a median of 5.9 years, a primary cardiovascular event had occurred in 297 participants (10.9 events per 1000 person-years) in the atorvastatin group and in 412 participants (15.5 events per 1000 person-years) in the placebo group (hazard ratio, 0.70; 95% confidence interval [CI], 0.61 to 0.82; P<0.001). Death from any cause, dementia, or persistent physical disability occurred in 637 participants (21.6 events per 1000 person-years) in the atorvastatin group and in 676 participants (23.0 events per 1000 person-years) in the placebo group (hazard ratio, 0.94; 95% CI, 0.84 to 1.05; P=0.25). Serious adverse events occurred in 131 participants (2.7%) in the atorvastatin group and in 129 (2.7%) in the placebo group, with musculoskeletal, hepatobiliary, and diabetes-related adverse events occurring more commonly in the atorvastatin group.Conclusions
Treatment with atorvastatin led to a lower risk of major cardiovascular events than placebo at a median of 5.9 years but did not result in longer disability-free survival among community-dwelling older adults without clinical cardiovascular disease. (Funded by the National Health and Medical Research Council and others; STAREE ClinicalTrials.gov number, NCT02099123.)
Sophia Zoungas et al, Atorvastatin, Cardiovascular Events, and Disability-free Survival in Older Adults, New England Journal of Medicine (2026). DOI: 10.1056/nejmoa2607314
