
Per decenni la medicina e la psichiatria hanno trattato il consumo incontrollato di sostanze chimiche e l’incapacità di frenare determinati comportamenti come due mondi completamente separati. Chi soffriva di dipendenza da alcol veniva curato in strutture specializzate con percorsi farmacologici e psicoterapeutici dedicati, mentre chi mostrava una coazione a scommettere, a giocare ai videogiochi o a fare acquisti in modo compulsivo veniva spesso etichettato semplicemente come una persona priva di autocontrollo o con un disturbo del carattere.
Un’imponente analisi di revisione sistematica pubblicata sulla prestigiosa rivista European Psychiatry stravolge questo paradigma. Lo studio dimostra scientificamente che il gioco d’azzardo patologico, il disturbo da uso di alcol, la dipendenza da videogiochi, il disturbo da alimentazione incontrollata e altre forme comportamentali emergenti condividono un’architettura neurobiologica, psicologica e clinica straordinariamente sovrapponibile. Le evidenze scientifiche raccolte indicano chiaramente che non ci troviamo di fronte a patologie distinte, ma a manifestazioni differenti di un unico grande meccanismo sottostante, chiamando la sanità pubblica a un approccio integrato e unitario.
Perché il cervello reagisce allo stesso modo di fronte al gioco o all’alcol
Il punto centrale emerso dalla ricerca risiede nella straordinaria concordanza biologica e psicologica tra le dipendenze da sostanze liquide o solide e quelle legate a comportamenti ripetitivi. Per comprendere questo fenomeno senza perdersi nei tecnicismi della neurobiologia, occorre immaginare il cervello umano come dotato di un sistema di ricompensa naturale. Questo circuito, regolato principalmente dal neurotrasmettitore dopamina, ha il compito primario di incentivare le azioni necessarie alla nostra sopravvivenza, come mangiare, interagire con gli altri o riprodursi.
Quando una persona ingerisce alcol, la sostanza altera direttamente la chimica cerebrale, inondando le sinapsi di dopamina e provocando una sensazione immediata di piacere o sollievo. Gli studi dimostrano che il gioco d’azzardo patologico e il gaming incontrollato riescono a stimolare esattamente le medesime strutture cerebrali, in particolare il nucleo accumbens e la corteccia prefrontale, pur senza l’introduzione di alcuna molecola esterna. L’attesa della vincita, la casualità della ricompensa e la stimolazione visiva o acustica agiscono come una sostanza chimica invisibile, mandando in corto circuito i meccanismi di regolazione dell’impulso.
Le cifre della concordanza tra i vari disturbi comportamentali
I ricercatori hanno analizzato un totale di ben 75 fattori differenti, suddivisi in varie categorie chiave, tra cui genetica, neuroimaging, tratti di personalità, vulnerabilità psicologica e decorso clinico. Mettendo a confronto il gioco d’azzardo patologico con il disturbo da uso di alcol e con le altre principali dipendenze comportamentali candidate, è emerso un tasso di similarità sbalorditivo.
Il dato di concordanza complessiva tra le varie problematiche ha rivelato risultati inequivocabili:
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Disturbo da uso di videogiochi (gaming disorder): ha mostrato una concordanza del 98,9% rispetto ai marker del gioco d’azzardo e delle sostanze.
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Disturbo da uso di alcol: ha registrato una concordanza del 92,2%, confermando che il benchmark della sostanza segue le medesime dinamiche.
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Disturbo da comportamento sessuale compulsivo: ha presentato una sovrapposizione dell’89,7%.
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Disturbo da alimentazione incontrollata (binge eating disorder): ha raggiunto un livello di coincidenza dell’84,9%.
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Shopping compulsivo: ha mostrato una concordanza del 73,8%.
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Dipendenza da lavoro e dipendenza da esercizio fisico: si sono attestate rispettivamente al 70,7% e al 66,7%.
Queste percentuali provano che le discordanze o i dati opposti sono estremamente rari, mantenendosi sempre al di sotto del 7%. Quando i dati non coincidevano perfettamente, non era perché si osservava il fenomeno contrario, ma semplicemente perché la letteratura scientifica su alcuni argomenti è ancora limitata o non conclusiva.
Come la vulnerabilità psicologica accomuna comportamenti così diversi
Dietro le manifestazioni esterne di chi beve troppo, di chi spende la notte sui siti di poker online o di chi ordina cibo in modo irrefrenabile, si nascondono gli stessi tratti di personalità e le medesime fragilità emotive. Lo studio evidenzia che la presenza di impulsività elevata, una spiccata ricerca di novità e una difficoltà marcata nella regolazione delle emozioni rappresentano il terreno comune su cui germogliano tutte queste condizioni.
Una persona affetta da ansia cronica, depressione o con un passato di traumi psicologici tende a cercare una via di fuga rapida dalla sofferenza emotiva. L’alcol anestetizza momentaneamente il dolore, il gioco d’azzardo crea un’illusione di riscatto e forte distrazione, mentre la sessualità compulsiva o lo shopping offrono una gratificazione immediata ma effimera. Il meccanismo psicologico profondo è identico, cambia soltanto lo strumento prescelto per tentare di autoregolarsi.
La mappa delle dipendenze comportamentali riconosciute e in fase di studio
Un contributo decisivo di questo lavoro scientifico consiste nel fare chiarezza su quali comportamenti possano essere definiti a pieno titolo vere e proprie dipendenze patologiche e quali richiedano ancora ulteriori ricerche.
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Le certezze consolidate: Il gioco d’azzardo patologico e il disturbo da uso di videogiochi sono ormai riconosciuti ufficialmente dai manuali diagnostici internazionali come la DSM-5 e la classificazione ICD-11 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. L’alcol rappresenta lo standard di riferimento tra le sostanze.
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I candidati con forti evidenze: Il disturbo da comportamento sessuale compulsivo e il binge eating disorder mostrano dati scientifici e neurobiologici talmente solidi da rientrare a pieno titolo nello stesso spettro clinico.
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Le dipendenze emergenti: Il comportamento d’acquisto compulsivo, la dipendenza da lavoro e la dipendenza da esercizio fisico mostrano percentuali di concordanza incoraggianti ma soffrono ancora di un minor numero di studi scientifici rigorosi. La mancanza di prove definitive per questi ultimi non significa che non siano dipendenze, ma solo che la scienza deve ancora indagarli con metodi più approfonditi.
Perché serve una rivoluzione nella cura e nella prevenzione sanitaria
Preso atto che la radice del problema è comune, continuare a gestire la sanità con approcci frammentati appare una scelta superata e poco efficace. Attualmente, una persona che soffre di alcolismo viene seguita da un determinato servizio territoriale, mentre chi sviluppa una ludopatia deve rivolgersi ad altre strutture o a programmi specifici, spesso privi di comunicazione reciproca.
Un modello integrato basato sulle evidenze scientifiche offre vantaggi enormi:
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Prevenzione dei fattori di rischio trasversali: Agire precocemente sui fattori di rischio comuni come l’impulsività infantile, la gestione dello stress e i traumi emotivi permette di prevenire contemporaneamente l’insorgenza di dipendenze sia da sostanza sia comportamentali.
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Trattamento delle dipendenze incrociate: È frequente che un paziente che smette di bere sposti la propria coazione sul gioco d’azzardo o sul cibo incontrollato (il fenomeno noto come sostituzione della dipendenza). Riconoscere l’origine comune consente ai terapeuti di lavorare sulla radice neurobiologica del problema anziché inseguire il singolo sintomo.
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Percorsi terapeutici unificati: Consente di utilizzare protocolli psicoterapeutici efficaci, come la terapia cognitivo-comportamentale, e approcci farmacologici mirati a regolare il sistema dopaminergico e dell’autocontrollo, indipendentemente dall’oggetto specifico della dipendenza.
Un nuovo sguardo libero da pregiudizi e stigma sociale
Oltre all’aspetto strettamente medico, questa grande sintesi scientifica offre una preziosa lezione culturale per l’intera società. Per lungo tempo, le persone colpite da dipendenze comportamentali hanno subito un forte stigma sociale, venendo considerate 단순히 deboli di volontà, irresponsabili o affette da vizio.
Sapere che il cervello di chi gioca d’azzardo in modo patologico o di chi soffre di videogaming compulsivo mostra le stesse alterazioni funzionali di chi fa uso di alcol o sostanze stupefacenti cambia radicalmente la prospettiva. La dipendenza non è un vizio o una scelta morale, ma una complessa patologia del cervello e della mente che richiede empatia, diagnosi tempestive e cure specialistiche basate sulle migliori evidenze scientifiche disponibili.
Traduzione abstract. La disponibilità dello studio completo, in accesso libero o riservato, è verificabile tramite il link del DOI nel box sotto se disponibile.
Abstract
SfondoI comportamenti di dipendenza non correlati a sostanze sono stati tradizionalmente trattati separatamente dai disturbi da uso di sostanze. Tuttavia, la riclassificazione del disturbo da gioco d’azzardo nel DSM-5 all’interno dei disturbi correlati a sostanze e di dipendenza ha aperto nuove prospettive di ricerca. Tale decisione è stata giustificata dalle somiglianze nella fenomenologia e nei correlati psicologici, neurobiologici e genetici tra questi disturbi. Attraverso un’analisi sistematica completa, ci siamo proposti di identificare i fattori associati al disturbo da gioco d’azzardo ed esaminare il loro coinvolgimento nelle potenziali dipendenze comportamentali per valutare la necessità di una riclassificazione.
MetodiUtilizzando il disturbo da gioco d’azzardo come standard di riferimento, abbiamo identificato 75 fattori raggruppati in 9 categorie per confrontare il disturbo da gioco d’azzardo con il disturbo da uso di alcol (AUD) come dipendenza chimica standard, il disturbo da gioco, il disturbo da comportamento sessuale compulsivo (CSBD), il disturbo da alimentazione incontrollata (BED), il disturbo da acquisto compulsivo (CBSD), la dipendenza dall’esercizio fisico e la dipendenza dal lavoro.
RisultatiLa disponibilità dei dati, rispetto al disturbo da gioco d’azzardo, era del 100% per l’AUD; tuttavia, era limitata, variando tra il 48% e il 69% per il disturbo da gioco, il BED e il CSBD, e rimaneva inferiore al 23% per altri comportamenti. Le analisi hanno confermato una forte somiglianza tra disturbo da gioco e disturbo da uso di alcol (92,2%) e disturbo da gioco (98,9%), seguito da CSBD (89,7%) e BED (84,9%). Tutte le altre condizioni hanno mostrato una congruenza più debole, sebbene ancora elevata, con il disturbo da gioco (tra il 67% e il 74% per i tassi di concordanza non ponderati).
ConclusioniI nostri risultati confermano che il disturbo da uso di alcol (AUD), il gioco d’azzardo e il disturbo da gioco sono disturbi da dipendenza e forniscono prove che i candidati studiati potrebbero essere considerati dipendenze comportamentali, in particolare il disturbo da alimentazione incontrollata e il disturbo da comportamento compulsivo sessuale (CSBD).
Clément Vansteene et al, Concordance between gambling disorder, alcohol use disorder, and other behavioural addictions provides evidence for a comprehensive approach to addictive behaviours: A multiple systematic review analysis, European Psychiatry (2026). DOI: 10.1192/j.eurpsy.2026.12249
