Un'enorme colonna di gas che si innalza dalle profondità della Terra potrebbe essere responsabile dei misteriosi movimenti lungo la Rift Valley dell'Africa orientale. La scoperta rivela come le forze presenti nelle profondità del mantello agiscano in sinergia con le forze geologiche più superficiali, mentre il continente si separa lentamente.
Un’enorme colonna di gas che si innalza dalle profondità della Terra potrebbe essere responsabile dei misteriosi movimenti lungo la Rift Valley dell’Africa orientale. La scoperta rivela come le forze presenti nelle profondità del mantello agiscano in sinergia con le forze geologiche più superficiali, mentre il continente si separa lentamente. Immagine Crediti: AI/TheSolver.It

Sotto le vaste distese dell’Africa orientale si sta consumando uno dei fenomeni geologici più grandiosi e affascinanti del nostro pianeta. Un’intera massa continentale si sta lentamente spezzando in due, destinata — nell’arco di milioni di anni — a dare vita a un nuovo oceano. Per decenni gli scienziati hanno cercato di decifrare le forze esatte che guidano questo imponente processo di fratturazione continentale. Oggi, grazie a modelli computerizzati di ultima generazione e oltre 12 anni di misurazioni ad altissima precisione, un team di ricerca ha svelato un tassello fondamentale e sorprendente di questo enigma.

La causa principale di alcuni dei movimenti più insoliti osservati in superficie non si trova vicina a noi, ma nelle viscere più profonde del pianeta: il cosiddetto Superpennacchio Africano.

Il “Silly Putty” della Terra: come si comporta la litosfera

Per comprendere cosa stia accadendo in Africa orientale, occorre prima fare un salto nella struttura del nostro pianeta. Lo strato rigido ed esterno della Terra si chiama litosfera e comprende sia la crosta su cui camminiamo, sia la parte più superficiale del mantello.

Quando questa struttura viene sottoposta a trazione, non reagisce ovunque allo stesso modo. La geofisica D. Sarah Stamps, professoressa associata presso il Virginia Tech, utilizza un’efficace analogia paragonando la litosfera al famoso gioco per bambini Silly Putty (una pasta modellante sintetica):

  • In superficie (comportamento fragile): Se si colpisce la pasta con un martello ad alta velocità, questa si crepa e si rompe. Allo stesso modo, le rocce rigide vicine alla superficie terrestre, sottoposte a sollecitazioni rapide, si spaccano generando faglie e terremoti.

  • In profondità (comportamento duttile): Se la stessa pasta viene tirata lentamente e con pazienza, si allunga senza spezzarsi. Nelle zone più profonde e calde della litosfera, le rocce si deformano gradualmente nel tempo, allungandosi e assottigliandosi.

L’enigma dell’Africa Orientale: il movimento che non dovrebbe esserci

Nella stragrande maggioranza delle zone di rift del pianeta, la deformazione segue una regola semplice: il terreno si allontana perpendicolarmente rispetto alla spaccatura. Immaginate di tirare i due lembi di un foglio di carta verso l’esterno; la lacerazione si aprirà al centro.

Il Sistema di Rift dell’Africa Orientale mostra esattamente questo comportamento standard. Tuttavia, analizzando i dati raccolti da oltre 30 satelliti GPS posizionati a 25.000 chilometri d’altezza, capaci di tracciare i movimenti del terreno con precisione millimetrica, la professoressa Stamps ha notato un’anomalia inspiegabile: oltre ad allontanarsi verso est e ovest, alcune porzioni della regione si stanno spostando anche in direzione parallela al rift (verso nord).

Questo scostamento laterale e inatteso è diventato un vero e proprio giallo geofisico. Come poteva un continente che viene “tirato” ai lati scivolare contemporaneamente lungo la linea della spaccatura?

Il colpevole profondo: il Superpennacchio Africano

Per svelare il mistero, il ricercatore Tahiry Rajaonarison ha sviluppato complessi modelli termomeccanici tridimensionali al computer. I risultati hanno puntato il dito contro un gigante invisibile nascosto nelle profondità della Terra: il Superpennacchio Africano.

Si tratta di una gigantesca risalita di materiale caldo del mantello che parte dalle profondità della Terra sotto l’Africa sud-occidentale e risale verso nord-est, diventando via via più superficiale sotto il continente. Le simulazioni 3D indicano che questo flusso profondo si muove verso nord, esercitando una vera e propria forza di trazione da trascinamento sulla placca rigida sovrastante.

A conferma di questa tesi vi è anche il fenomeno dell’anisotropia sismica. Quando le onde sismiche attraversano le rocce sotterranee, viaggiano a velocità diverse a seconda dell’orientamento dei minerali. I dati sismici mostrano che i minerali nel mantello dell’Africa orientale sono orientati proprio lungo la direzione nord del flusso del Superpennacchio, confermando che il fiume di roccia profondo sta effettivamente “pettinando” e modellando le strutture sottostanti.

Un puzzle a due forze: la dinamica completa del Rift

Questo studio dimostra che non esiste un’unica causa responsabile della frattura dell’Africa, ma piuttosto una sinergia tra due forze distintive:

  1. Forze di galleggiamento litosferiche (superficiali): Agiscono vicino alla superficie e sono legate alle differenze di altitudine e densità (come nel caso del Superswell africano, una vasta regione insolitamente elevata). Queste forze sono le principali responsabili dell’allontanamento classico in direzione est-ovest.

  2. Forze di trazione del mantello (profonde): Generate dal movimento del Superpennacchio Africano che scorre sotto la placca. Sono queste le responsabili del movimento anomalo verso nord e della deformazione parallela al rift.

Considerazioni Personali: la Terra come organismo vivo e dinamico

Riflettere su scoperte come questa ci offre una prospettiva profonda sulla reale natura del nostro pianeta. Spesso tendiamo a percepire la Terra sotto i nostri piedi come un elemento immobile, solido e immutabile. La quotidianità ci porta a considerare le montagne, i continenti e le vallate come fondali fissi della storia umana.

Tuttavia, gli studi sul Rift dell’Africa Orientale ci ricordano che il pianeta è in realtà un sistema dinamico, fluido e in perenne evoluzione. Le scale temporali della geologia — che si misurano in milioni di anni — sono difficili da abbracciare per la mente umana, abituata a scandire il tempo in decenni o secoli. Ma sapere che in questo preciso istante, a una velocità di pochissimi millimetri all’anno, le viscere della Terra stanno attivamente lavorando per “smontare” un continente e rimodellare la mappa geografica globale è qualcosa di poetico e sconcertante al tempo stesso.

Ciò che rende questo studio straordinario dal punto di vista scientifico e divulgativo è il superamento dei modelli riduzionisti. Per molto tempo la scienza ha cercato “la causa unica” dei fenomeni naturali. Scoprire che la superficie e le profondità lavorano in modo indipendente ma coordinato — con la litosfera che si flette in superficie e il mantello profondo che scorre come un fiume di roccia sottostante — ci mostra quanto la fisica terrestre sia complessa ed elegante.

La Rift Valley non è solo una meraviglia naturale o una culla dell’umanità dal punto di vista evolutivo; è un laboratorio a cielo aperto. Comprendere la dinamica delle placche tectoniche non serve solo a soddisfare la curiosità scientifica, ma aiuta a decifrare come si sono formati gli oceani del passato e come si evolverà il rischio sismico e vulcanico nelle regioni interessate. È un promemoria di quanto siamo piccoli di fronte alle imponenti forze che plasmano il nostro mondo dal di dentro.

Traduzione dell’abstract. La disponibilità dello studio completo, in accesso libero o riservato, è verificabile tramite il link al DOI originale.

Abstract 01

Riassunto in linguaggio semplice

Il guscio esterno della Terra è diviso in numerose placche tettoniche, microplacche o blocchi che sono in costante movimento. Questo studio esamina una parte del continente africano per indagare come la microplacca Victoria si muove rispetto alla placca nubiana e analizza le loro interazioni lungo il confine settentrionale della placca del ramo occidentale. Nel nostro studio, i dati osservati sono velocità ottenute da nuove ed esistenti osservazioni del Sistema Globale di Navigazione Satellitare all’interno della microplacca Victoria, combinate con dati di geologia strutturale da mappatura sul campo, mentre l’output del nostro modello include movimenti superficiali, tassi di deformazione e tassi di scorrimento delle faglie. I nostri risultati indicano che la microplacca Victoria ruota in senso antiorario a 0,0583 ± 0,0293°/Myr (6,48 ± 3,26 mm/anno). Troviamo che la deformazione è in gran parte localizzata sulle faglie che delimitano la microplacca con tassi di scorrimento di 1,8–2,2 mm/anno, 7,2 × 10 −8 –1,28 × 10 −7 E −1 tassi di deformazione, estensione diretta verso NE e cinematica delle faglie oblique-normali. Rileviamo inoltre un lieve allungamento e movimento nella parte NW della microplacca stessa, il che suggerisce che la microplacca potrebbe essere meno rigida di quanto si pensasse in precedenza.

Abstract 02

Riassunto in linguaggio semplice

La questione di quali forze determinino la frammentazione continentale rimane irrisolta nella geodinamica. In questo studio, analizziamo la frammentazione lungo la Rift Valley dell’Africa Orientale (EAR), la più grande rift continentale della Terra. Alcuni studi suggeriscono che forze relativamente superficiali, note come forze di galleggiamento litosferiche, siano dominanti nella frammentazione. Altri, invece, ipotizzano che forze più profonde, derivanti dalle interazioni con il flusso del mantello, siano alla base dell’estensione della EAR. In questo lavoro, utilizziamo software avanzati per eseguire simulazioni 3D realistiche e calcolare il contributo delle forze di galleggiamento litosferiche alla frammentazione della EAR. Abbiamo scoperto che le forze di galleggiamento litosferiche sono il principale motore del movimento dei blocchi rigidi in direzione est-ovest lungo la EAR, mentre le forze più profonde potrebbero essere responsabili dei movimenti paralleli alla rift lungo i confini dei blocchi rigidi. Questo risultato fornisce nuove informazioni sulla frammentazione dei continenti.

Approfondimenti

01 Asenath Kwagalakwe, D. Sarah Stamps, Folarin Kolawole, Estella A. Atekwana, Michael Taylor, Eliot A. Atekwana, Andrew B. Katumwehe, Peter H. Barry, Emmanuel A. Njinju, Joseph Nyago, Fred Tugume, John Mary Kiberu, Joan Nakajigo, Albert Kabanda, Gladys Kianji, Elifuraha Saria. Constraining the Kinematics of the Victoria Microplate and the Northern Western Branch of the East African Rift System. Geophysical Research Letters, 2025; 52 (20) DOI: 10.1029/2025GL116301

02 Tahiry A. Rajaonarison, D. Sarah Stamps, John Naliboff. Role of Lithospheric Buoyancy Forces in Driving Deformation in East Africa From 3D Geodynamic Modeling. Geophysical Research Letters, 2021; 48 (6) DOI: 10.1029/2020GL090483

 

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