La lingua del ghiacciaio del Rodano, nel Canton Vallese, con un'imponente porta glaciale. Credito: M. Huss
La lingua del ghiacciaio del Rodano, nel Canton Vallese, con un’imponente porta glaciale. Credito: M. Huss

Il 2026 passerà alla storia come un altro anno drammatico per le montagne alpine. I ghiacciai svizzeri hanno subito un colpo durissimo, perdendo in soli dodici mesi oltre il 5% del loro volume totale. Non si tratta di un evento isolato o di una fluttuazione stagionale, ma della conferma di un trend di ritiro rapido e devastante che sta ridisegnando per sempre il paesaggio delle nostre Alpi.

Sebbene la perdita complessiva non abbia superato il record assoluto registrato nel 2022, la situazione sul campo appare desolante. In media, il ghiaccio si è assottigliato di una misura compresa tra i 2,5 e i 4 metri. Nelle sezioni più basse e vulnerabili, lo spessore perso ha raggiunto la cifra impressionante di 10 metri di ghiaccio. Per capire cosa significa, immaginate un palazzo di tre o quattro piani di puro ghiaccio che scompare completamente nell’arco di una sola estate.

Il collasso dei colossi alpini e la scomparsa definitiva dei piccoli ghiacciai

I grandi nomi del patrimonio glaciale svizzero hanno vissuto una delle stagioni più difficili di sempre. Giganti storici come il ghiacciaio del Rodano, il ghiacciaio dell’Aletsch e il ghiacciaio del Clariden hanno registrato i tassi di scioglimento più gravi mai documentati dall’inizio delle misurazioni scientifiche.

Se per i ghiacciai di grandi dimensioni questo processo significa un forte ridimensionamento, per le formazioni più piccole ha rappresentato la condanna a morte definitiva. Alcune masse di ghiaccio minori non sono più in grado di rigenerarsi e sono ufficialmente scomparse dalla mappa geografica.

  • Il ghiacciaio della Bella Tola, situato nel cantone del Vallese, si è fuso fino a sparire del tutto.

  • Il ghiacciaio del Griessfirn, situato nel cantone di Glarona, si è definitivamente estinto.

Questo fenomeno mostra chiaramente come il cambiamento climatico colpisca prima le strutture idrologiche più fragili, per poi intaccare inesorabilmente anche le riserve più imponenti. Negli ultimi cinque anni, la Svizzera ha perso quasi il 20% del volume totale dei suoi ghiacciai. Perdere un quinto di tutto il ghiaccio di una nazione in mezza decade è un segnale di trasformazione territoriale senza precedenti.

Chi misura il disastro e come funzionano i rilevamenti

Questi dati non sono stime approssimative o ipotesi speculative, ma derivano dal rapporto ufficiale dell’Accademia Svizzera delle Scienze (SCNAT). La ricerca si basa sul lavoro svolto dalla Rete di Monitoraggio dei Ghiacciai (GLAMOS), una struttura che raccoglie dati con continuità da molti decenni.

Il programma ha sede presso istituzioni scientifiche di livello mondiale:

  1. Politecnico Federale di Zurigo (ETH), uno dei centri di ricerca tecnologica più prestigiosi al mondo.

  2. Università di Friburgo, specializzata nello studio dell’ambiente e della criosfera.

  3. Università di Zurigo, impegnata nel tracciamento dei mutamenti territoriali e climatici.

Gli scienziati utilizzano misurazioni dirette sul campo, pali graduati inseriti nel ghiaccio, rilievi fotografici aerei e satellitari per calcolare con estrema precisione il bilancio di massa annuale.

Le cause della crisi e il meccanismo della fusione accelerata

Perché i ghiacciai si stanno sciogliendo così rapidamente? La risposta sta nella combinazione deleteria di inverni con poca neve ed estati calde e prolungate.

La neve invernale funziona come uno scudo protettivo bianco per il ghiaccio sottostante. Grazie al suo alto potere riflettente, la neve fresca respinge la radiazione solare. Se in inverno cade poca neve, questo scudo è sottile o del tutto assente, lasciando il ghiaccio antico esposto al sole estivo fin dai primi caldi di maggio.

Sequenza degli eventi dell’anno 2026

  • Inverno 2025-2026: si è classificato tra i dieci inverni meno nevosi in Svizzera da quando sono iniziate le registrazioni storiche. La coperta protettiva dei ghiacciai era drammaticamente ridotta.

  • Maggio – Settembre 2026: un’ondata di caldo persistente e clima estremamente secco ha colpito tutta la regione alpina, accelerando la fusione a tutte le quote.

  • Superamento dello zero termico: durante la stagione estiva, l’altitudine alla quale la temperatura scende a zero gradi ha superato i 4.000 metri per ben 76 giorni. Questo valore è più del doppio rispetto alla media storica e rappresenta un nuovo record per la Svizzera.

  • Scomparsa della neve ad alta quota: entro il mese di settembre, la neve residua era scomparsa persino a 3.500 metri di altitudine, lasciando scoperto e senza difesa il ghiaccio profondo.

Il paradosso dell’acqua estiva e l’illusione della sovrabbondanza

Durante i mesi più caldi del 2026, l’enorme fusione di ghiaccio ha liberato una quantità d’acqua gigantesca. Tra luglio e settembre, i ghiacciai svizzeri hanno immesso nei fiumi circa 2.200 miliardi di litri d’acqua. Per capire la portata di questo numero, si tratta di un volume d’acqua superiore di oltre quattro volte al consumo annuo di acqua potabile di tutte le famiglie svizzere messe insieme.

Questo flusso imponente ha fornito un sollievo temporaneo alla siccità e alla carenza idrica estiva nelle valli e nelle pianure europee alimentate dai fiumi alpini. Tuttavia, si tratta di un inganno della natura: quest’acqua in abbondanza proviene da una riserva che si sta esurendo definitivamente.

Quando un ghiacciaio si rimpicciolisce oltre una certa soglia, la quantità di acqua di fusione estiva inizia inesorabilmente a diminuire. Una volta scomparso il ghiaccio, i fiumi che da esso dipendono subiranno forti secche estive, eliminando quella fonte fondamentale che oggi compensa i periodi di calura e assenza di pioggia.

Approfondimenti tecnici e analisi scientifica del bilancio di massa glaciale

Per comprendere approssimativamente i modelli fisici sottostanti alle rilevazioni effettuate da GLAMOS, è necessario analizzare le equazioni e i parametri termodinamici che regolano la vita di un ghiacciaio.

Il bilancio di massa glaciale ($B$)

Il bilancio di massa di un ghiacciaio rappresenta la variazione netta della sua massa nell’arco di un anno idrologico. Si esprime attraverso la relazione fondamentale:

$$B = \int_{A} (b_a + b_w) \, dA$$

Dove:

  • $A$ rappresenta l’area totale della superficie del ghiacciaio.

  • $b_a$ indica l’ablazione netta, ovvero la quantità di massa persa principalmente per fusione e sublimazione durante la stagione estiva.

  • $b_w$ indica l’accumulo netto, dato dalle nevicate invernali e dalla ricalificazione del rigelo.

Quando $B < 0$, il ghiacciaio perde volume. Nel 2026, il valore negativo di $B$ ha superato una soglia critica in quasi tutti i settori alpini monitorati.

Il bilancio energetico superficiale

La fusione del ghiaccio ($M$) è regolata dalla quantità di energia netta disponibile sulla superficie glaciale ($Q_N$), definita dalla seguente equazione del bilancio termico:

$$Q_N = S_\downarrow (1 – \alpha) + L_\downarrow – L_\uparrow + Q_H + Q_L + Q_G$$

I singoli termini rappresentano le dinamiche fisiche di scambio termico:

  • $S_\downarrow (1 – \alpha)$: radiazione solare a onde corte incidente modulata dall’albedo ($\alpha$). Un albedo elevato, tipico della neve fresca, riflette fino all’80% dell’energia, mentre un albedo basso, tipico del ghiaccio vivo privo di neve, assorbe oltre l’80% del calore.

  • $L_\downarrow – L_\uparrow$: bilancio della radiazione a onde lunghe (infrarossa) scambiata con l’atmosfera e le nubi.

  • $Q_H$: flusso di calore sensibile trasferito dall’aria calda alla superficie del ghiacciaio.

  • $Q_L$: flusso di calore latente legato ai processi di evaporazione, sublimazione o condensazione.

  • $Q_G$: flusso di calore conduttivo interno al corpo glaciale.

Se la somma $Q_N > 0$ e la temperatura superficiale del ghiaccio è a $0^\circ\text{C}$, si attiva la fusione diretta secondo la relazione:

$$M = \frac{Q_N}{\rho_w \cdot L_f}$$

Dove:

  • $\rho_w$ è la densità dell’acqua ($1000 \text{ kg/m}^3$).

  • $L_f$ è il calore latente di fusione del ghiaccio ($3.34 \times 10^5 \text{ J/kg}$).

Nel corso dell’estate 2026, l’innalzamento persistente della quota dello zero termico oltre i 4.000 metri per 76 giorni ha mantenuto il valore di $Q_H$ estremamente elevato e positivo, mentre la scomparsa precocissima dello strato di neve ha ridotto drasticamente l’albedo ($\alpha$), massimizzando l’assorbimento dell’energia solare $S_\downarrow$.

Modello di retroazione albedo-temperatura

L’accelerazione osservata negli ultimi cinque anni è guidata da un circuito di retroazione positiva (feedback loop):

  1. Riduzione delle nevicate invernali $b_w$.

  2. Esposizione precoce del ghiaccio scuro caratterizzato da un albedo basso ($\alpha \approx 0.15 – 0.30$) rispetto alla neve fresca ($\alpha \approx 0.80 – 0.90$).

  3. Aumento drastico dell’assorbimento della radiazione solare diretta $S_\downarrow (1 – \alpha)$.

  4. Incremento del tasso di fusione $M$ ed elevato assottigliamento della massa glaciale.

  5. Frammentazione del ghiacciaio e scomparsa dei corpi glaciali minori con superficie ridotta.

Questo meccanismo spiega la ragione per cui la perdita del 20% del volume glaciale svizzero si sia verificata in un arco temporale così ristretto come l’ultimo quinquennio, prefigurando una trasformazione irreversibile dell’idrologia continentale europea.

Traduzione abstract. La disponibilità dello studio completo, in accesso libero o riservato, è verificabile tramite il link del DOI nel box sotto se disponibile.

Abstract

Nel settembre 2026, nell’ambito del programma GLAMOS (Glacier Monitoring Switzerland), è stata misurata la perdita annuale di ghiaccio su 23 ghiacciai delle Alpi svizzere. Queste misurazioni estendono serie osservative pluridecennali, essenziali per documentare il declino dei ghiacciai montani e per comprenderne gli impatti. I risultati di quest’anno mostrano una perdita di ghiaccio straordinaria. Dopo un inverno con pochissima neve, soprattutto nelle zone orientali e meridionali delle Alpi, le prolungate e intense ondate di calore tra maggio e settembre hanno rapidamente spinto il bilancio di massa al secondo valore più basso mai registrato dopo il 2022. Per alcuni ghiacciai, sono stati addirittura raggiunti record assoluti. Con un bilancio di massa medio di -2,9 metri di equivalente in acqua, l’anno idrologico 2025/2026 si presenta estremamente negativo. Estrapolando a tutti i ghiacciai, ciò corrisponde a un’ulteriore riduzione del volume di ghiaccio svizzero del 5,5%. Dal 2022 al 2026, i tassi di fusione sono stati più del doppio rispetto a qualsiasi altro periodo quinquennale monitorato in precedenza, con conseguente perdita di volume di ghiaccio di quasi il 20% dal 2021.

Dettagli della Pubblicazione

Huss M, Bauder A, Linsbauer A, Barandun M. GLAMOS 2026 Annual mass balance on Swiss glaciers in 2025/2026. Glacier Monitoring Switzerland, 1 October 2026 DOI: 10.18752/annualrep_2026

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