Lente onde provenienti dalle profondità della Terra hanno gradualmente sollevato l'Antartide orientale, formando montagne e un alto altopiano dove neve e ghiaccio potevano sopravvivere anche in un mondo molto più caldo. Una volta che i ghiacciai si sono formati, le loro superfici brillanti riflettevano la luce solare e contribuivano a raffreddare ulteriormente la regione. Il ghiaccio antartico incontra la costa rocciosa. I ricercatori hanno tracciato le caratteristiche del paesaggio dalla scarpata costiera di due chilometri della Terra della Regina Maud fino ai monti Gamburtsev, subglaciali e sepolti sotto 1-3 km di ghiaccio. Credito: Matt Palmer
Lente onde provenienti dalle profondità della Terra hanno gradualmente sollevato l’Antartide orientale, formando montagne e un alto altopiano dove neve e ghiaccio potevano sopravvivere anche in un mondo molto più caldo. Una volta che i ghiacciai si sono formati, le loro superfici brillanti riflettevano la luce solare e contribuivano a raffreddare ulteriormente la regione. Il ghiaccio antartico incontra la costa rocciosa. I ricercatori hanno tracciato le caratteristiche del paesaggio dalla scarpata costiera di due chilometri della Terra della Regina Maud fino ai monti Gamburtsev, subglaciali e sepolti sotto 1-3 km di ghiaccio. Credito: Matt Palmer

Per decenni, scienziati e climatologi di tutto il mondo si sono trovati di fronte a un rompicapo dall’apparenza insolubile: com’è stato possibile che l’Antartide abbia potuto sviluppare un’enorme calotta glaciale ben 34 milioni di anni fa, mentre l’Artico è rimasto quasi completamente privo di ghiacci fino a circa 5 milioni di anni fa?

La perplessità degli esperti era legata soprattutto alle temperature globali dell’epoca. Quando l’Antartide iniziò a congelarsi in modo permanente, la Terra era un luogo nettamente più caldo rispetto a oggi — mediamente circa 5 °C in più. In un pianeta così caldo, la logica suggerirebbe che il ghiaccio non avrebbe dovuto mettere radici in nessun luogo. Eppure, il polo sud ha sviluppato la più imponente massa glaciale della Terra, mentre il polo nord ha mantenuto un clima mite per altri 29 milioni di anni.

Oggi, un innovativo studio internazionale pubblicato sulla prestigiosa rivista Science ha finalmente trovato la risposta. La chiave del mistero non si trova soltanto nell’atmosfera, ma nelle viscere della Terra, dove potenti forze geologiche hanno letteralmente modellato il paesaggio antartico, spingendolo verso il cielo.

La Danza dei Continenti: Quando la Terra Iniziò a Sollevarsi

Per comprendere l’origine di questa straordinaria trasformazione, dobbiamo compiere un salto indietro nel tempo fino al periodo Giurassico, tra 201 e 143 milioni di anni fa. In quell’epoca remota, la configurazione dei continenti era completamente diversa da quella attuale: l’Antartide e l’Africa erano uniti in un unico enorme supercontinente.

Quando queste immense masse di terra emersa cominciarono lentamente a separarsi e ad allontanarsi, si scatenarono imponenti forze geodinamiche a grande profondità. Nell’arco di un processo durato oltre 100 milioni di anni, il settore dell’Antartide Orientale è stato gradualmente spinto verso l’alto. Questo lento ma inarrestabile movimento tettonico ha modellato un territorio fatto di elevate scarpate costiere, vasti altopiani e maestose catene montuose.

Il Ruolo dell’Altitudine nel Clima: In meteorologia e climatologia esiste una regola fondamentale: man mano che si sale di quota, la temperatura dell’aria diminuisce drasticamente, con una media di circa 1 °C ogni 100 metri di altitudine. Raggiungere quote elevate è quindi la condizione essenziale affinché la neve non si sciolga durante l’estate e possa accumularsi anno dopo anno.

Le “Onde del Mantello”: Il Motore Sotterraneo delle Montagne Antartiche

Lo studio — condotto da un team di ricerca internazionale guidato dall’Università di Southampton in collaborazione con l’Università di Durham, il Centro GFZ per le Geoscienze e l’Università di Potsdam in Germania, l’Università di Utrecht nei Paesi Bassi e l’Università di Firenze in Italia — ha sfruttato avanzati modelli computazionali per ricostruire l’evoluzione del paesaggio antartico nell’arco di cento milioni di anni.

I ricercatori hanno identificato il vero responsabile di questo sollevamento in un fenomeno geologico scoperto solo di recente: le cosiddette “onde del mantello”. Si tratta di lenti ma potenti impulsi di roccia fluida e calda che si propagano nelle profondità della Terra sotto le placche tettoniche nel momento in cui i continenti si lacerano. In passato, queste onde erano già state collegate a fenomeni straordinari come l’eruzione di vulcani ricchi di diamanti o improvvisi innalzamenti continentali.

Passando sotto l’Antartide Orientale, queste onde hanno sollevato la crosta terrestre fino a creare un imponente altopiano sormontato dai Monti Gamburtsev, una misteriosa catena montuosa oggi sepolta sotto chilometri di ghiaccio. Attorno a 45 milioni di anni fa, ampie porzioni dell’Antartide Orientale avevano superato la quota critica di circa 2.000 metri s.l.m., una soglia indispensabile per permettere ai ghiacciai montani di formarsi, resistere alle estati e infine fondersi in una calotta continentale.

Come spiegato dal professor Thomas Gernon, docente di Scienze della Terra all’Università di Southampton e autore principale dello studio:

“La superficie terrestre dell’Antartide si è gradualmente sollevata fino al punto da permettere al ghiaccio di radicarsi in modo permanente, nonostante gli oceani polari circostanti e le temperature globali siano rimaste sorprendentemente calde.”

Perché l’Artico è Rimasto al Caldo? Il Confronto Asimmetrico tra i Poli

Fino ad oggi, la comunità scientifica ha considerato il calo graduale della anidride carbonica ($CO_2$) atmosferica come il fattore scatenante principale per l’inizio delle ere glaciali. Tuttavia, il solo calo della $CO_2$ non spiegava l’enorme disallineamento temporale tra i due poli.

Se la riduzione della $CO_2$ fosse stata l’unica causa, l’effetto sul pianeta sarebbe stato simmetrico: sia l’Artico sia l’Antartide avrebbero dovuto congelarsi quasi contemporaneamente. L’Antartide, invece, ha avuto un vantaggio temporale di circa 29 milioni di anni semplicemente perché la geologia l’ha spinta molto più in alto. Le masse continentali dell’emisfero settentrionale sono rimaste a quote decisamente inferiori, dove le temperature dell’aria erano ancora troppo calde per consentire la conservazione della neve.

Il Potere dei Feedback Climatici: Come il Ghiaccio Chiama il Ghiaccio

Una volta stabilitisi sulle cime montuose, i ghiacciai antartici hanno attivato due potenti meccanismi di autoregolazione (o feedback) che hanno accelerato il raffreddamento dell’intero pianeta:

  1. L’Effetto Ghiaccio-Albedo: Il ghiaccio e la neve bianca funzionano come un gigantesco specchio. Invece di assorbire il calore del sole, riflettono gran parte della radiazione solare verso lo spazio. Gli scienziati hanno calcolato che questo fenomeno da solo ha ridotto le temperature globali di circa 1 °C.

  2. La Riduzione dell’Umidità Atmosferica: L’aria fredda ha la capacità di trattenere molto meno vapore acqueo rispetto all’aria calda. Poiché il vapore acqueo è uno dei più potenti gas serra naturali (agendo come una “coperta termica”), un’atmosfera più secca ha perso parte della sua capacità di trattenere il calore, provocando un ulteriore e drastico calo delle temperature locali.

Grazie all’azione combinata di questi fattori, i piccoli ghiacciai montani nati sulle cime dei Monti Gamburtsev si sono espansi, sono scesi nelle vallate e hanno infine ricoperto l’intero continente fino a raggiungere le coste oceaniche.

Considerazioni Personali e Implicazioni per il Nostro Futuro

Questa straordinaria scoperta offre spunti di riflessione profonda sulla natura complessa e affascinante del nostro pianeta. Spesso tendiamo a considerare il clima come un sistema guidato esclusivamente dall’atmosfera e dagli oceani. Tuttavia, questo studio dimostra in modo inequivocabile come la Terra solida — le forze oscure e lente che si muovono a centinaia di chilometri sotto i nostri piedi — sia il vero direttore d’orchestra delle grandi transizioni climatiche.

È un promemoria di grande umiltà: la storia del clima terrestre non è una semplice equazione basata sui gas serra, ma il risultato di un’interazione dinamica ed elegante tra la tettonica delle placche, l’orografia e la fisica dell’atmosfera. Sapere che l’attuale calotta antartica orientale custodisce una quantità d’acqua in grado di innalzare il livello dei mari di ben 52 metri fa comprendere quanto siano delicati ed imponenti gli equilibri in gioco.

Capire come si sono formate le calotte glaciali nel passato non è solo un esercizio di erudizione storica, ma una necessità urgente per il nostro presente. Oggi stiamo modificando la composizione atmosferica a una velocità senza precedenti storici; comprendere le soglie critiche (tipping points) e il ruolo della topografia ci aiuta a prevedere con maggiore precisione come risponderanno i giganteschi serbatoi di ghiaccio del pianeta al riscaldamento globale moderno.

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Abstract

Il motivo per cui l’Antartide si sia ghiacciata circa 34 milioni di anni fa (Ma) rimane oggetto di dibattito, poiché climi e temperature marine relativamente caldi sembrano incompatibili con la formazione di una calotta glaciale. Sebbene un calo critico della CO2 sia considerato il principale responsabile, le prove suggeriscono che anche altri fattori abbiano avuto un ruolo importante. Abbiamo studiato se il sollevamento topografico regionale, derivante dalla frammentazione continentale del Giurassico e dai feedback tra mantello e superficie, abbia permesso la nucleazione della calotta glaciale dell’Antartide orientale (EAIS). Integrando modelli geodinamici-topografici con modelli di calotta glaciale e di bilancio energetico, dimostriamo che la progressiva crescita dell’altopiano nell’Antartide orientale, incluso il sollevamento eocenico dei monti Gamburtsev, ha spinto i paesaggi al di sopra della soglia per la nucleazione della calotta glaciale circa 45 Ma. Il sollevamento ha permesso la crescita dell’EAIS in climi più caldi del previsto, producendo un’asimmetria emisferica nella fase iniziale della glaciazione e conciliando il calore polare dell’Oligocene con l’inizio dell’era glaciale moderna.

Approfondimenti

Materiale fornito dall’Università di Southampton . Nota: il contenuto potrebbe essere modificato per motivi di stile e lunghezza.

Thomas M. Gernon, Thea K. Hincks, Philip Goodwin, Guy J. G. Paxman, Sascha Brune, Eelco J. Rohling, Derek Keir, Jean Braun. Continental breakup–driven uplift instigated East Antarctic Ice Sheet formation. Science, 2026; 393 (6806) DOI: 10.1126/science.adz6758

 

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