L'asteroide che ha causato l'estinzione dei dinosauri potrebbe aver spianato la strada alla conquista del pianeta da parte delle formiche, grazie anche a un sorprendente contributo derivante da "geni saltellanti" nascosti nel loro DNA. Gli scienziati hanno scoperto che picchi di attività di questi elementi genetici mobili coincidevano con l'ascesa di importanti gruppi di formiche e potrebbero aver contribuito ad affinare la loro straordinaria capacità di comunicare attraverso l'olfatto.
L’asteroide che ha causato l’estinzione dei dinosauri potrebbe aver spianato la strada alla conquista del pianeta da parte delle formiche, grazie anche a un sorprendente contributo derivante da “geni saltellanti” nascosti nel loro DNA. Gli scienziati hanno scoperto che picchi di attività di questi elementi genetici mobili coincidevano con l’ascesa di importanti gruppi di formiche e potrebbero aver contribuito ad affinare la loro straordinaria capacità di comunicare attraverso l’olfatto.  Immagine Crediti: AI/TheSolver.It

Circa 66 milioni di anni fa, un evento catastrofico globale segnato dall’impatto di un asteroide ha posto fine all’era dei dinosauri, modificando radicalmente gli ecosistemi terrestri. Mentre molte specie soccombevano a questo drastico cambiamento climatico e ambientale, alcune forme di vita trovarono nuove e straordinarie opportunità per prosperare. Tra queste, le formiche emersero come uno dei gruppi di animali di maggiore successo nella storia della Terra. Oggi, con oltre 15.000 specie note, questi insetti sociali occupano una parte considerevole della biomassa animale terrestre e svolgono ruoli ecologici indispensabili, come l’aerazione del suolo e il ciclo dei nutrienti. Una recente ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Science Advances ha svelato un sorprendente fattore genetico che ha guidato questa incredibile ascesa evolutiva.

La natura nascosta dei geni saltellanti

Per decenni, la comunità scientifica ha guardato a particolari segmenti di DNA noti come elementi trasponibili, o più comunemente geni saltellanti, considerandoli semplici parassiti del genoma. Simili ai virus, questi frammenti genetici possiedono la capacità di spostarsi autonomamente all’interno del genoma e di replicarsi, spesso senza offrire alcun vantaggio evidente all’organismo ospite e contribuendo talvolta allo sviluppo di patologie. Tuttavia, la ricerca moderna ha ribaltato questa visione riduttiva, dimostrando che i geni saltellanti possono agire come potenti motori di cambiamento evolutivo. Analizzando i genomi di 163 specie di formiche, i ricercatori hanno scoperto che i lignaggi con una maggiore quantità di geni saltellanti possiedono oggi anche il numero più elevato di specie.

La tempistica dell’esplosione genetica nel Paleogene

Il successo delle formiche non è stato casuale, ma strettamente sincronizzato con i grandi sconvolgimenti geologici del passato. Attraverso sofisticati modelli basati sulle distanze di Kimura, gli scienziati hanno ricostruito la storia evolutiva degli elementi trasponibili negli ultimi 100 milioni di anni. È emerso che i genomi delle formiche hanno sperimentato picchi straordinari di attività dei geni saltellanti tra 45 e 75 milioni di anni fa, un intervallo temporale che si sovrappone direttamente al limite Cretaceo-Paleogene e al periodo immediatamente successivo all’impatto dell’asteroide. Questa intensa attività di mobilità genetica ha preceduto la rapida diversificazione e l’espansione ecologica delle principali sottofamiglie di formiche, fornendo il materiale genetico grezzo necessario per colonizzare nuove nicchie ambientali.

L’evoluzione della comunicazione e dei sistemi sensoriali

Un aspetto fondamentale emerso dallo studio riguarda il legame diretto tra i geni saltellanti e l’espansione di famiglie di geni cruciali per la comunicazione sociale. Le formiche dipendono in modo assoluto dai segnali chimici per riconoscere i membri della propria colonia, orientarsi e coordinare le attività quotidiane. La ricerca ha evidenziato che l’attività dei trasposoni è associata all’espansione dei geni responsabili dei recettori olfattivi e gustativi, oltre ai geni coinvolti nella produzione di idrocarburi cuticolari. Questo potenziamento sensoriale ha permesso alle formiche di sviluppare società complesse e superorganismiche, consolidando il loro dominio ecologico.

La compartimentalizzazione del genoma e le isole di elementi trasponibili

Un’altra scoperta fondamentale riguarda la struttura stessa dei genomi delle formiche, che appaiono organizzati in modo da favorire l’evoluzione rapida. Analizzando i genomi a elevata contiguità, gli scienziati hanno identificato una netta compartimentalizzazione genomica. I genomi sono suddivisi in regioni povere di elementi trasponibili, caratterizzate da una maggiore conservazione, e in isole di elementi trasponibili densamente popolate da geni saltellanti. Queste isole si concentrano spesso in regioni non ricombinanti come i centromeri, e mostrano tassi di evoluzione notevolmente accelerati. I geni localizzati in queste regioni presentano una frequenza significativamente superiore di selezione positiva, indicando che la struttura del genoma delle formiche agisce come un acceleratore di innovazioni adattative.

Approfondimenti tecnici tratti dalla ricerca originale

  • Ampiezza del campionamento genomico: Lo studio ha analizzato 163 genomi di formiche, rappresentanti dodici delle sedici sottofamiglie esistenti, insieme a otto specie outgroup di Apoidea, integrando assemblaggi a livello cromosomico e letture lunghe PacBio.

  • Contributo alla dimensione del genoma: Il contenuto di elementi trasponibili varia dall’8% in Carebara sp. s1 fino al 53% in Odontomachus cf. monticola, con una media del 28% sull’insieme dei genomi analizzati.

  • Classificazione degli elementi trasponibili: I trasposoni a DNA rappresentano in media il 13.6% del genoma, mentre i retrotrasposoni a RNA costituiscono l’11.5%, con una netta prevalenza di elementi LTR retrotransposons e trasposoni Tc1/Mariner.

  • Analisi filogenetiche avanzate: L’uso di modelli pgls (phylogenetic generalized least squares) ha confermato che il contenuto medio di elementi trasponibili predice significativamente il numero di generi e specie descritti per sottofamiglia.

  • Dinamica delle famiglie geniche: Le analisi tpPCA (transformed phylogenetic principal component analyses) hanno dimostrato una correlazione altamente significativa tra la variazione globale dei trasposoni e la dimensione delle famiglie geniche, in particolare per i recettori olfattivi e i geni del citocromo P450.

  • Associazione fenotipica con i retrotrasposoni PLE: Le specie di formiche con lavoratrici sterili possiedono un numero significativamente inferiore di retrotrasposoni PLE rispetto a quelle in cui le lavoratrici mantengono le ovaie attive, suggerendo un potenziale ruolo di questi elementi nella soppressione riproduttiva.

  • Tassi di evoluzione molecolare: Utilizzando il modello aBSREL in HyPhy, è stato dimostrato che i tassi di evoluzione nei geni localizzati all’interno delle isole di elementi trasponibili superano costantemente quelli delle regioni povere di ripetizioni.

Traduzione abstract. La disponibilità dello studio completo, in accesso libero o riservato, è verificabile tramite il link del DOI nel box sotto se disponibile.

Abstract

Gli elementi trasponibili (TE) sono contributori chiave all’evoluzione del genoma, tuttavia il loro ruolo macroevolutivo nelle radiazioni adattative rimane poco compreso, a causa della mancanza di risorse genomiche di alta qualità con un’ampiezza filogenetica sufficiente e di metodi comparativi appropriati. In questo studio, analizziamo 163 genomi appartenenti a 12 delle 16 sottofamiglie di formiche esistenti per caratterizzare l’impatto dei TE negli ultimi 100 milioni di anni. Identifichiamo picchi convergenti di acquisizione di TE negli antenati dei cladi di formiche più ricchi di specie, precedenti alla rapida diversificazione successiva all’evento di estinzione del Cretaceo-Paleogene, circa 66 milioni di anni fa. Dimostriamo che i TE sono associati all’espansione dei recettori degli odori e di altre famiglie geniche chiave e riveliamo una notevole compartimentalizzazione dei genomi delle formiche in regioni ricche di TE a più rapida evoluzione e regioni povere di TE più conservate. I nostri risultati dimostrano l’impatto su vasta scala dell’evoluzione del genoma dipendente dagli elementi trasponibili (TE) durante la radiazione adattativa delle formiche e suggeriscono che analisi comparative simili in altri importanti lignaggi saranno utili per ricostruire il più ampio impatto macroevolutivo dei TE.

Dettagli della Pubblicazione

Lukas Schrader, Janina L. Rinke, Mohammed Errbii, Scott J. Teresi, Esther van den Bos, Zijun Xiong, Joel Vizueta, Jacobus J. Boomsma, Jürgen Gadau, Guojie Zhang. Transposable elements as evolutionary catalysts of ant macrodiversity. Science Advances, 2026; 12 (39) DOI: 10.1126/sciadv.aee0306

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