
Una straordinaria ricerca scientifica condotta nel sito archeologico di Castillo de Huarmey, sulla costa settentrionale del Perù, ha aperto una nuova finestra sul passato, svelando la complessa e affascinante storia dei cani vissuti durante l’Impero Wari tra il 600 e il 1050 d.C.. Lo studio, guidato da un team internazionale di archeologi e bioarcheologi, dimostra come questi animali non fossero semplici presenze marginali, ma veri e propri compagni di vita, attori economici e figure dal forte valore simbolico e spirituale.
Attraverso l’unione di zooarcheologia classica e analisi geochimiche avanzate, i ricercatori hanno ricostruito le biografie biologiche, chiamate osteobiografie e isobiografie, di diversi esemplari di Canis lupus familiaris. Tra questi spiccano le prove definitive della presenza del Perro sin Pelo del Perù, il famoso cane nudo peruviano, oggi riconosciuto come patrimonio culturale della nazione.
Un legame antico che va oltre la semplice compagnia
Quando si pensa ai cani del passato, spesso li si immagina confinati a ruoli rigidi, come la guardia del gregge o la caccia, oppure considerati semplici animali da compagnia nel senso moderno del termine. Tuttavia, l’applicazione del concetto esteso di specie compagna rivela un quadro molto più ricco e sfaccettato. Nell’antico Perù, i cani condividevano con le comunità umane spazi, risorse alimentari, percorsi di spostamento e persino il destino oltre la morte.
Nelle strutture monumentali e nella necropoli d’élite di Castillo de Huarmey, i resti ossei di questi canidi raccontano storie individuali molto diverse:
-
Cani da lavoro ed esplorazione, impegnati a fianco delle carovane di lama o nelle attività pastorali lungo le valli costiere e montane.
-
Cani spazzini opportunisti, che vivevano ai margini dei centri abitati nutrendosi degli scarti di cibo lasciati dagli umani.
-
Animali d’affetto e cura, cresciuti e accuditi fin da cuccioli all’interno delle abitazioni, in particolare gli esemplari privi di pelo.
-
Guida spirituale e psicopompo, posti intenzionalmente all’interno delle tombe umane per accompagnare le anime dei defunti nel viaggio verso l’aldilà.
Le scoperte nelle tombe di Castillo de Huarmey
Le scavi condotti dall’équipe polacco-peruviana hanno portato alla luce una serie di sepolture di straordinario interesse archeologico:
-
Il cucciolo del Mastro Cestaio: all’interno della Galleria degli Artigiani d’Élite, gli archeologi hanno rinvenuto le ossa di un cucciolo di appena sei-otto settimane deposto accanto a un maestro artigiano di altissimo rango.
-
Il compagno del giovane nobile: nel complesso palaziale, le ossa parziali di un cane adulto giacevano vicino al corpo di un adolescente, collocato in una posizione rituale sopra il pavimento di una stanza chiusa.
-
Il cane del guardiano rituale: nella parte esterna del mausoleo reale, un altro cucciolo è stato trovato insieme all’individuo identificato come la guardia della tomba.
-
La mummia naturale nuda: nel settore denominato Unità 20 è stato scoperto lo scheletro quasi completo e naturalmente mummificato di un cane maschio adulto. La superficie della pelle, analizzata al microscopio, ha rivelato la presenza di pochissimi peli radi e chiari, confermando l’assenza naturale di pelliccia. La datazione al radiocarbonio di questo esemplare ha fornito un intervallo compreso tra il 688 e l’870 d.C., rappresentando una delle evidenze più antiche del sito.
Approfondimenti tecnici.
Per comprendere a fondo come gli scienziati siano riusciti a ricostruire con tanta precisione la vita di questi cani, è necessario analizzare i dati metodologici, chimici e isotopici emersi dallo studio.
Quantificazione zooarcheologica e analisi taphonomica
I dati osteologici raccolti durante le campagne di scavo tra il 2010 e il 2025 hanno portato all’identificazione di 341 elementi ossei attribuiti al genere Canis, ai quali si aggiungono gli oltre 280 elementi della mummia quasi completa dell’Unità 20.
L’abbondanza relativa e le metriche di quantificazione sono strutturate secondo la seguente sequenza:
-
Numero di Esemplari Identificati (NISP): totale di 341 frammenti ossei catalogati nel complesso settentrionale.
-
Numero Minimo di Individui (MNI): stabilito in 20 individui sulla base del conteggio comparativo di crani, mandibole e mascelle.
-
Distribuzione scheletrica dei reperti isolati (NISP = 220):
-
Arti anteriori: 74 elementi (33,6%).
-
Scheletro assiale e bacino: 61 elementi (27,7%).
-
Arti posteriori: 54 elementi (24,5%).
-
Regione cranica e dentale: 28 elementi (12,7%).
-
Elementi non identificati: 3 elementi (1,4%).
-
L’analisi delle tracce taphonomiche evidenzia una frequenza bassissima di segni di macellazione intenzionale, pari a soli 6 elementi (1,8% del NISP), dimostrando che i cani non venivano abitualmente consumati come risorsa alimentare a Castillo de Huarmey. Al contrario, circa un terzo delle ossa (127 elementi) mostra danni o fratture recenti dovute ai saccheggi moderni che hanno disturbato i livelli stratigrafici del sito.
Identificazione diagnostica del Perro sin Pelo del Perù
L’identificazione del Perro sin Pelo del Perù a livello scheletrico si basa su marcatori fenotipici e genetici ben precisi. La mutazione del gene FOXI3, responsabile dell’assenza totale o parziale di pelo nei cani nudi, causa anche un’agenesia dentale congenita, ovvero la mancata formazione di incisivi, premolari e molari.
I dettagli anatomici riscontrati negli esemplari analizzati mostrano:
-
Campione PIT-205: cranio di piccole dimensioni verniciato con cinabro, con orecchie e pelle del capo conservate, caratterizzato dall’assenza congenita dei denti mandibolari $P_1$ e $M_3$.
-
Campione PIT-211: mummia naturale di maschio adulto con baculo conservato, caratterizzato dall’assenza congenita del dente $P_1$, perdita di altri denti prima della morte (ante-mortem) e forte usura dentale.
-
Analisi microscopica: l’osservazione della pelle a 53 ingrandimenti (53x) ha confermato la presenza esclusiva di follicoli isolati con peli beige fini e radi, del tutto sovrapponibili alla pelle delle moderne razze nude.
Geochimica isotopica del carbonio e dell’azoto per la ricostruzione della dieta
La ricostruzione della dieta si basa sulla misurazione degli isotopi stabili del carbonio ($\delta^{13}\text{C}$) e dell’azoto ($\delta^{15}\text{N}$) estratti dal collagene osseo, i quali riflettono le proteine consumate negli ultimi anni di vita dell’animale.
La catena analitica del controllo qualità del collagene estratto ha seguito parametri stringenti:
-
Rendimento di collagene grezzo: compreso tra 7,7% e 14,2% (soglia minima accettabile $\ge 1\%$).
-
Contenuto percentuale di carbonio e azoto: $\%C$ tra 42,30% e 45,21% (soglia minima $\ge 13\%$), $\%N$ tra 15,06% e 16,45% (soglia minima $\ge 4,8\%$).
-
Rapporto atomico $C:N$: compreso tra 3,2 e 3,4 (intervallo teorico di biogenicità compreso tra 2,9 e 3,6).
I risultati isotopici medi per gli otto cani analizzati mostrano:
-
$\delta^{13}\text{C}_{\text{collagene}}$ medio: $-12,04 \pm 2,09\,\%0$ (VPDB).
-
$\delta^{15}\text{N}_{\text{collagene}}$ medio: $12,19 \pm 1,11\,\%0$ (AIR).
Questi valori collocano i cani in una posizione trofica elevata, del tutto simile a quella della popolazione umana locale e nettamente distinta dai camelidi del sito, i quali presentano valori medi di $\delta^{13}\text{C} = -17,07 \pm 2,13\,\%0$ e $\delta^{15}\text{N} = 6,91 \pm 1,02\,\%0$. I valori elevati di carbonio indicano un consumo diretto di piante $C_4$, in particolare il mais (Zea mays), o la predazione di animali nutriti a mais. I valori elevati di azoto riflettono invece l’apporto di risorse marine provenienti dalla vicina costa del Pacifico o di colture fertilizzate con il guano di uccelli marini.
Un’eccezione fondamentale è rappresentata dal campione PIT-209 (un cane di piccola taglia con lunghezza totale della tibia pari a $GL = 10,6\text{ cm}$):
-
$\delta^{13}\text{C}_{\text{collagene}}$ di PIT-209: $-17,07\,\%0$.
-
$\delta^{15}\text{N}_{\text{collagene}}$ di PIT-209: $11,62\,\%0$.
Questo individuo mostra un segnale del carbonio identico a quello dei camelidi, indicando una dieta basata su piante $C_3$ tipiche delle altitudini medie o elevate. Si ipotizza che PIT-209 fosse un cane da carovana che accompagnava i lama lungo le rotte transumanti tra la costa e la sierra.
Isotopi dell’ossigeno e dello Stronzio per la mobilità e la provenienza dell’acqua
Per determinare l’origine delle fonti idriche e gli spostamenti territoriali, sono stati analizzati gli isotopi dell’ossigeno ($\delta^{18}\text{O}$) nell’apatite ossea e nello smalto dentale, insieme al rapporto radiogenico dello stronzio (${}^{87}\text{Sr}/{}^{86}\text{Sr}$).
I valori medi ottenuti dalla frazione minerale e dallo smalto sono i seguenti:
-
$\delta^{13}\text{C}_{\text{apatite}}$ medio: $-7,22 \pm 2,8\,\%0$.
-
$\delta^{18}\text{O}_{\text{apatite}}$ medio: $-6,31 \pm 1,25\,\%0$.
-
$\delta^{13}\text{C}_{\text{smalto}}$ medio: $-4,81 \pm 1,03\,\%0$.
-
$\delta^{18}\text{O}_{\text{smalto}}$ medio: $-7,0 \pm 1,58\,\%0$.
La conversione dei valori dell’ossigeno nell’acqua di bevuta stimata ($\delta^{18}\text{O}_{\text{dw}}$) ha restituito un valore medio di $-7,63 \pm 1,0\,\%0$ VSMOW. Questo dato si posiziona esattamente tra il valore medio delle precipitazioni locali modellate per Huarmey ($\delta^{18}\text{O}_{\text{prec}} = -5,9\,\%0$) e i valori misurati nelle acque locali di fiume e pozzo ($-10,93 \pm 0,76\,\%0$). A differenza dei camelidi, che bevevano da bacini artificiali o stagni soggetti a forte evaporazione, i cani avevano un accesso costante ad acqua fresca e fluente fornita direttamente dagli umani.
Per quanto riguarda i rapporti dello stronzio:
-
Rapporto ${}^{87}\text{Sr}/{}^{86}\text{Sr}$ medio nell’apatite ossea: $0,7081 \pm 0,0003$ ($n=7$).
-
Rapporto ${}^{87}\text{Sr}/{}^{86}\text{Sr}$ medio nello smalto dentale: $0,7083 \pm 0,0002$ ($n=4$).
Questi valori si collocano al limite superiore del basale geologico locale di Huarmey (definito nell’intervallo tra $0,7045$ e $0,7080$, con una media locale di $0,7063$). La minima differenza riscontrata tra la firma dello smalto (che si forma durante i primi quattro mesi di vita) e quella dell’osso adulto negli stessi individui conferma che la maggior parte dei cani è cresciuta ed è vissuta nel territorio locale di Castillo de Huarmey, senza compiere migrazioni a lungo raggio.
Confronto isotopico tra lo smalto dei cuccioli nudi e i denti umani
Uno dei risultati più sorprendenti riguarda il confronto isotopico tra lo smalto dentale dei cuccioli di cane nudo (campioni PIT-205, PIT-207 e PIT-211) e lo smalto dei denti umani:
-
Valori di $\delta^{13}\text{C}_{\text{smalto}}$ dei tre cani nudi: intervallo da $-4,55\,\%0$ a $-4,02\,\%0$ (media di $-4,35 \pm 0,29\,\%0$).
-
Valori di $\delta^{18}\text{O}_{\text{smalto}}$ dei tre cani nudi: intervallo da $-6,51\,\%0$ a $-6,03\,\%0$ (media di $-6,22 \pm 0,26\,\%0$).
Questi dati mostrano una sovrapposizione pressoché perfetta con i dati isotopic dei denti infantili umani analizzati nello stesso sito ($\delta^{13}\text{C}_{\text{smalto}}$ umano medio = $-5,49 \pm 1,53\,\%0$; $\delta^{18}\text{O}_{\text{smalto}}$ umano medio = $-7,72 \pm 0,97\,\%0$). Ciò dimostra che all’età di circa quattro-sei mesi, durante la fase di svezzamento, i cuccioli di Perro sin Pelo venivano nutriti con le stesse pappe a base di mais e risorse locali riservate ai bambini piccoli della comunità. Questa cura speciale nella prima fase di vita conferma che il cane nudo occupava un posto d’onore all’interno dei focolari domestici dell’Impero Wari.
Traduzione abstract. La disponibilità dello studio completo, in accesso libero o riservato, è verificabile tramite il link del DOI nel box sotto se disponibile.
Abstract
La diffusa convinzione che i cani siano i compagni più intimi degli esseri umani ha portato gli archeologi a utilizzare i loro resti come indicatori della dieta e della mobilità umana. Tuttavia, questi animali altamente sociali ricoprivano anche diversi ruoli sociali ed economici, e i loro resti offrono preziose informazioni sui sistemi di gestione degli animali nelle società complesse del passato. Questo studio amplia il concetto poco teorizzato di specie da compagnia e lo applica all’analisi del ruolo dei cani nel centro cerimoniale-amministrativo e nella necropoli d’élite dell’Impero Wari (ca. 600-1050 d.C.), Castillo de Huarmey. Combinando metodi zooarcheologici standard con analisi multi-isotopiche (δ 13 CD 15 N, d 18 Oh, e 87 Sr/ 86 Lo studio rivela che le traiettorie di vita dei cani di Castillo de Huarmey esaminati erano ancorate all’area circostante il sito, ma non erano uniformi. I loro ruoli spaziavano da cani da caccia o da pastore a compagni o spazzini ignorati. Molti sono stati sepolti insieme agli esseri umani, suggerendo importanti funzioni ideologiche. L’insieme esaminato comprende anche tre individui provvisoriamente identificati come cani nudi peruviani, una razza andina indigena ora riconosciuta come parte del patrimonio culturale del Perù. Questo studio sostiene che le osteobiografie e le isobiografie dei cani Wari rivelano non solo la loro dipendenza dagli esseri umani, ma anche complesse relazioni multispecie e l’attenzione economica dei Wari alle risorse ambientali locali.
Weronika Tomczyk, Miłosz Giersz, Wiesław Więckowski, Roberto Pimentel Nita, Claire E. Ebert. Le molteplici vite delle specie da compagnia: una ricerca zooarcheologica e isotopica sui resti di cani Wari provenienti da Castillo de Huarmey, Perù . Journal of Anthropological Archaeology , 2026; 82: 101767 DOI: 10.1016/j.jaa.2026.101767
