I ricercatori hanno utilizzato la tecnologia CRISPR per rimuovere la proteina CD33 dalle cellule staminali dei donatori, offrendo potenzialmente ai medici un modo per combattere i tumori del sangue aggressivi senza distruggere le cellule sane di cui i pazienti hanno bisogno dopo un trapianto. In una sperimentazione su 30 pazienti, le cellule modificate si sono integrate con successo e sembrano aver protetto le cellule del sangue da un trattamento antitumorale mirato alla proteina CD33.
I ricercatori hanno utilizzato la tecnologia CRISPR per rimuovere la proteina CD33 dalle cellule staminali dei donatori, offrendo potenzialmente ai medici un modo per combattere i tumori del sangue aggressivi senza distruggere le cellule sane di cui i pazienti hanno bisogno dopo un trapianto. In una sperimentazione su 30 pazienti, le cellule modificate si sono integrate con successo e sembrano aver protetto le cellule del sangue da un trattamento antitumorale mirato alla proteina CD33. Immagine Crediti: AI/TheSolver.It

Nel panorama delle terapie contro la leucemia mieloide acuta (LMA), la sfida principale è sempre stata distinguere in modo netto le cellule tumorali da quelle sane. La proteina CD33 rappresenta un bersaglio terapeutico ideale perché espressa sulla quasi totalità dei blasti leucemici, ma si trova anche sulle cellule staminali e sui progenitori emopoietici sani. Di conseguenza, l’impiego di terapie mirate contro il CD33 ha storicamente causato una profonda e prolungata tossicità ematologica, distruggendo insieme al tumore anche la capacità del midollo osseo di rigenerare il sangue.

I due recenti studi scientifici pubblicati su Nature Medicine e JCO Precision Oncology segnano una svolta epocale. Attraverso l’ingegnerizzazione genetica CRISPR-Cas9, i ricercatori sono riusciti a “scudare” il sistema immunitario e sanguigno del paziente, cancellando il recettore CD33 dalle cellule staminali del donatore prima del trapianto. Questa innovazione crea uno scudo biologico che consente di somministrare potenti farmaci immunoterapici o cellule CAR-T dirette contro il CD33, colpendolo sulle cellule tumorali residuando la completa protezione del tessuto emopoietico sano.

Il principio dello scudo biologico: la tecnologia trem-cel e la delezione del recettore CD33

La tecnologia alla base di questo progresso si chiama tremtelectogene empogeditemcel (trem-cel). Il processo inizia con il prelievo di cellule staminali e progenitrici emopoietiche (CD34+) da un donatore sano compatibile. Successivamente, tramite le “forbici molecolari” CRISPR-Cas9, viene eliminato in modo mirato il gene che codifica per la proteina CD33.

Le cellule così modificate vengono trapiantate nel paziente dopo il condizionamento mieloablativo. Il trapianto di trem-cel genera una nuova emopoiesi completamente funzionale ma priva del bersaglio CD33 (CD33-negativa).

Poiché le nuove cellule del sangue del paziente non esprimono più il marcatore CD33, l’organismo diventa “invisibile” a qualsiasi terapia mirata contro questa proteina. Ciò permette di somministrare dosi terapeutiche elevate di agenti anti-CD33 senza il rischio di provocare un’aplasia midollare irreversibile o cytopenie letali, spostando l’indice terapeutico a favore della guarigione.

I risultati dello studio clinico multicentrico: sicurezza, attecchimento e mantenimento post-trapianto

Lo studio clinico di fase 1/2 pubblicato su Nature Medicine (condotto su 30 pazienti affetti da LMA o sindrome mielodisplastica ad alto rischio di recidiva) ha valutato la fattibilità e la sicurezza dell’innesto con trem-cel, seguito da una terapia di mantenimento con gemtuzumab ozogamicin (GO), un anticorpo coniugato anti-CD33.

I dati clinici hanno dimostrato aspetti chiave per la pratica medica:

  • Attecchimento rapido e stabile: Le cellule ingegnerizzate con CRISPR-Cas9 si sono insediate nel midollo osseo con tempistiche sovrapponibili a quelle di un trapianto allogenico convenzionale.

  • Elevata efficienza dell’editing genetico: Oltre il 90% delle cellule progenitrici ripopolate ha mantenuto il profilo CD33-negativo nel tempo.

  • Tollerabilità del mantenimento: La somministrazione post-trapianto del farmaco gemtuzumab ozogamicin non ha provocato le tipiche e severe tossicità ematologiche o epatofungine osservate nei trapianti tradizionali, confermando l’efficacia protettiva dello scudo genetico.

La combinazione synergica con le cellule CAR-T: la risposta nei casi a prognosi sfavorevole con mutazione di TP53

Il potenziale di questa piattaforma si esprime al massimo quando viene combinata con la terapia cellulare avanzata CAR-T. Lo studio pubblicato su JCO Precision Oncology ha documentato un caso clinico emblematico: un paziente di 65 anni affetto da leucemia mieloide acuta con mutazione biallelica di TP53 e citogenetica complessa, una delle forme di leucemia più refrattarie e a peggiore prognosi in assoluto.

Dopo aver ricevuto il trapianto con trem-cel, il paziente ha subito una recidiva della malattia CD33-positiva a circa tre mesi dall’innesto. Gli oncologi hanno quindi somministrato la terapia VCAR33, costituita da cellule CAR-T dirette contro il CD33 e prodotte a partire dai linfociti dello stesso donatore originale.

I punti salienti di questa strategia combinata includono:

  • Eradicazione mirata del tumore: Le cellule CAR-T (VCAR33) hanno aggredito ed eliminato i blasti leucemici CD33-positivi, portando il paziente a una remissione completa (CR) della malattia.

  • Prevenzione della mieloablazione prolungata: Sebbene si sia verificata un’aplasia temporanea durante l’espansione dei linfociti T riprogrammati, il midollo osseo CD33-negativo originato da trem-cel ha ripreso la sua regolare funzione emopoietica una volta esaurita la spinta infiammatoria.

  • Controllo della Reazione del Trapianto contro l’Ospite (GVHD): L’uso di una profilassi immunosoppressiva mirata ha consentito di somministrare cellule CAR-T allogeniche senza scatenare una sintomatologia severa da rigetto o GVHD.

Perché l’editing genetico preventivo ridefinisce il futuro della medicina di precisione

La combinazione tra l’editing genetico con CRISPR-Cas9 e le terapie cellulari dirette rappresenta un cambio di paradigma concettuale nell’oncologia medica. Invece di limitarsi a modificare i linfociti T per renderli aggressivi contro un tumore (approccio CAR-T tradizionale), si modifica preventivamente il tessuto sano dell’ospite per conferirgli resistenza alle terapie antineoplastiche.

Questa metodologia apre le porte all’esplorazione di nuovi bersagli di superficie finora considerati “non trattabili” perché presenti anche su organi o tessuti vitali. La possibilità di ingegnerizzare le cellule staminali riduce drasticamente il rischio di recidiva, tradizionalmente principale causa di fallimento terapeutico dopo il trapianto di midollo.

Traduzione abstract. La disponibilità dello studio completo, in accesso libero o riservato, è verificabile tramite il link del DOI nel box sotto se disponibile.

Abstract 01

I pazienti affetti da leucemia mieloide acuta (LMA) e sindrome mielodisplastica (SMD) ad alto rischio presentano un’elevata probabilità di recidiva nonostante il trapianto allogenico di cellule ematopoietiche (HCT). La terapia di mantenimento preventiva post-HCT può essere limitata dalla tossicità nei confronti delle cellule normali del donatore. Tremtelectogene empogeditemcel (trem-cel) è un prodotto HCT allogenico modificato geneticamente con CRISPR-Cas9, privo di CD33, progettato per proteggere l’innesto del donatore dalla citotossicità delle successive terapie mirate al CD33, come gemtuzumab ozogamicin (GO). In questo studio multicentrico di fase 1/2a, in aperto, pazienti adulti con LMA/SMD ad alto rischio di recidiva hanno ricevuto trem-cel dopo condizionamento mieloablativo seguito da terapia di mantenimento con GO (0,5-2,0 mg m−2 al giorno 1 ogni cicli di 28 giorni). I pazienti trattati con trem-cel sono stati valutati per l’endpoint primario di sicurezza dell’attecchimento dei neutrofili entro il giorno 28 e per endpoint secondari tra cui il tempo di attecchimento dei neutrofili, l’incidenza della malattia del trapianto contro l’ospite e del fallimento del trapianto, la mortalità correlata al trapianto, la percentuale di cellule mieloidi CD33-negative e la sopravvivenza. I pazienti trattati con trem-cel e GO sono stati valutati per gli endpoint secondari aggiuntivi di sicurezza del mantenimento con GO e trem-cel e farmacocinetica di GO dopo il trapianto con trem-cel. Tutti i 30 pazienti trattati con trem-cel hanno raggiunto l’endpoint primario di sicurezza dell’attecchimento dei neutrofili entro il giorno 28 con un tempo mediano di attecchimento di 10 giorni (intervallo di confidenza al 95%: 9-10). Diciannove pazienti hanno ricevuto GO come terapia di mantenimento nella fase 1 di escalation della dose (n = 15) e nella fase 2 di espansione della dose (n = 4). Lo studio è stato interrotto anticipatamente e questo è il rapporto finale sullo studio, inclusa la porzione di fase 1 completata. Il trattamento con GO è stato ben tollerato fino alla dose raccomandata per la fase 2 di 2 mg m−2 e non sono state osservate citopenie di alto grado prolungate. Gli eventi avversi più comuni sono stati citopenie e infezioni. Sono stati osservati tre casi di mortalità correlata al trapianto, rispettivamente a causa di insufficienza renale, sepsi e sindrome da ostruzione sinusoidale. In sintesi, trem-cel ha dimostrato un attecchimento sicuro, rapido e robusto, e la terapia di mantenimento con GO è stata somministrata senza tossicità ematologica prolungata. Identificativo ClinicalTrials.gov: NCT04849910.

Dettagli della Pubblicazione

  • John F. DiPersio, Guenther Koehne, Nirali N. Shah, Léa Bernard, Hyung C. Suh, Divya Koura, Roni Tamari, Muhammad Umair Mushtaq, Joseph Maakaron, Joseph Rimando, Vanessa E. Kennedy, Sagar S. Patel, Chad Hudson, Michael R. Loken, Christopher A. Slapak, Deborah M. Lloyd, Darren A. Stanizzi, Melissa M. Lee-Sundlov, Sanjana Thosar, Guy Mundelboim, Guangwu Guo, Huanying Gary Ge, Bin E. Li, Juliana Xavier-Ferrucio, Sharon L. Hyzy, Michelle I. Lin, Glen D. Raffel, Brenda W. Cooper. CRISPR−Cas9 CD33-deleted allogeneic hematopoietic cell transplantation with gemtuzumab ozogamicin maintenance in AML: a phase 1/2 trial. Nature Medicine, 2026; 32 (5): 1763 DOI: 10.1038/s41591-026-04362-1
  • Guenther Koehne, Muhammad U. Mushtaq, Lori S. Muffly, Manuel Menes, Jacques Azzi, Lea Bernard, Brenda Cooper, Vanessa Kennedy, Divya Koura, Joseph Maakaron, John Magenau, Brian McClune, Sagar S. Patel, Joseph C. Rimando, Nirali N. Shah, Hyung C. Suh, Roni Tamari, Sanjana Thosar, Giacomo Canesin, Sharon L. Hyzy, Melissa M. Lee-Sundlov, Darren A. Stanizzi, Diana Hummel, Michelle I. Lin, Glen D. Raffel, Jennifer S. Whangbo, John F. DiPersio. Remission of TP53 -Mutant AML After Transplantation With Trem-Cel, a CRISPR/Cas9 Gene-Edited Allograft Lacking CD33, Followed by a Donor-Derived Anti-CD33 Chimeric Antigen Receptor T (VCAR33). JCO Precision Oncology, 2025; (9) DOI: 10.1200/PO-25-00556

 

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