Immagine n° 16 del libro Mirour of the blessed lyf of Jesu Christ dell’inizio del XV secolo dal manoscritto digitalizzato Takamiya MS 20 presso la Beinecke Library di Yale.

Un misterioso manoscritto medievale, scomparso nel nulla per decenni e cercato invano dai più grandi studiosi del mondo, si nascondeva in realtà in una semplice scatola di cartone conservata in un archivio locale inglese. Questa è la storia affascinante di come un foglio di pergamena perduto, scritto a mano oltre cinquecento anni fa, sia tornato alla luce rivelando un legame indissolubile con un capolavoro custodito oggi dall’altra parte dell’Oceano Atlantico.

Un viaggio lungo cinque secoli tra nobili, monaci e collezionisti

Nel lontano 17 novembre 1976, un celebre professore e collezionista giapponese di nome Toshiyuki Takamiya partecipò a un’importante asta della casa Christie’s a Londra. In quell’occasione acquistò un prezioso libro del XV secolo intitolato Mirror of the Blessed Life of Jesus Christ (ovvero lo Specchio della vita beata di Gesù Cristo), un’opera religiosa molto diffusa nel Medioevo scritta da Nicholas Love. Questo volume apparteneva da secoli alla famiglia del visconte Gage di Firle, nel Sussex.

Qui il manoscritto digitalizzato Takamiya MS 20 presso la Beinecke Library di Yale.

A testimoniare l’antichissima storia del volume c’era una firma d’eccezione: l’autografo di John Gage (1479-1556), apposto direttamente sul folio 126v. Questo nome era solo l’ultimo di una lunga serie di firme e annotazioni lasciate nel corso dei secoli da diversi lettori, tra cui donne e religiosi, che avevano sfogliato e studiato quelle pagine prima che il libro entrasse stabilmente nelle proprietà dei Gage.

Dopo essere stato rilegato in pergamena nel XIX secolo ed esaminato dagli esperti del British Museum nel 1918, il manoscritto, noto nel mondo accademico come Takamiya MS 20, ha fluttuato nel tempo fino al 2017, quando l’intera collezione Takamiya è stata acquisita dalla prestigiosa Beinecke Rare Book and Manuscript Library dell’Università di Yale, negli Stati Uniti, dove risiede tuttora.

Il mistero delle quarantasei scatole dimenticate

Mentre il volume principale seguiva il suo percorso verso le collezioni internazionali, una parte della sua storia rimase sepolta in patria. Nel 1929, la famiglia Gage decise di affidare in prestito 46 scatole di documenti storici alla Sussex Archaeological Society. Si trattava principalmente di statuti ufficiali e atti di proprietà terriera.

A prendersi cura di quel fondo fu Walter Budgen, un curatore onorario che catalogò minuziosamente il materiale assegnando alle scatole i sigilli G 1–46. All’interno della scatola 36, classificata da Budgen sotto l’etichetta “Personale e dello sceriffo”, giaceva un piccolo frammento di prosa in inglese medio. Trattandosi di un testo letterario o religioso, del tutto estraneo alle questioni legali e patrimoniali della famiglia, Budgen scelse di non inserirlo nell’elenco ufficiale dei contenuti.

Nel corso del tempo, le scatole vissero diversi spostamenti:

  • Nel 1982, i fondi archivistici della Società vennero trasferiti all’East Sussex Record Office (ESRO) di Lewes, e ai codici originali fu aggiunta la prefisso “SAS”.

  • Nel 2013, l’intero patrimonio dell’ESRO trovò la sua sede definitiva presso il moderno centro d’archivio The Keep a Falmer, vicino a Brighton.

Una caccia al tesoro tra piste errate e studiosi disperati

Nel corso degli anni Settanta, ASG Edwards, redattore generale dell’opera di ricerca Index of Middle English Prose, avviò un’indagine sistematica per mappare tutti i testi in inglese medio sparsi negli archivi. Il 17 novembre 1978, Edwards ricevette una risposta ufficiale dal responsabile dell’archivio della contea, AA Dibben, che segnalava la presenza di 6 fogli di pergamena non ancora catalogati.

Ricevuta una fotocopia, Edwards e la collega Elizabeth Salter riconobbero subito la natura del testo: si trattava di un estratto dallo Specchio di Nicholas Love. Salter censì il ritrovamento citandolo come “East Sussex County Record Office (parte del capitolo Die Jovis)”.

Tuttavia, da quel momento in poi si generò un cortocircuito informativo paradossale:

  1. Nel 2003, l’archivista Christopher Whittick riorganizzò il fondo Gage per il portale Access to Archives, descrivendo finalmente i documenti ignorati da Budgen. Assegnò al frammento la sigla SAS/G 36/21 e la dicitura generica “Raccolta di sei fogli di pergamena tratti da una raccolta di sermoni o meditazioni”.

  2. Whittick non identificò esplicitamente l’opera come parte dello Specchio di Love, categorizzandola semplicemente come una meditazione sulla “morte di Lazzaro e di altri due corpi”.

  3. Gli studiosi di tutto il mondo sapevano che esisteva un frammento del genere nell’East Sussex, ma nessuno riusciva a trovarlo.

  4. Nel 2005, il professor Michael Sargent, nella sua fondamentale edizione critica dello Specchio, fu costretto a scrivere sconsolato che il personale dell’archivio di Lewes non ricordava affatto di possedere quell’opera, e che i cataloghi indicavano persino per errore la città di Hastings, dove nessuno ne sapeva nulla.

Il testo era letteralmente nascosto in bella vista, catalogato sotto un nome troppo generico per essere rintracciato dai ricercatori.

La rivelazione del Frammento della Fortezza

Questo prezioso manoscritto, rinominato informalmente “Frammento della Fortezza” (con riferimento alla struttura d’archivio The Keep), è stato infine rianalizzato e ricongiunto alla sua vera origine. L’esame filologico e codicologico ha confermato una verità straordinaria: il Frammento della Fortezza apparteneva originariamente allo stesso manoscritto Takamiya MS 20.

È molto probabile che John Gage abbia acquistato l’intero manoscritto durante la tempestiva epoca della soppressione dei monasteri nel XVI secolo. Successivamente, in un momento compreso tra l’acquisto da parte di Gage e la rilegatura ottocentesca del volume, i sei fogli si staccarono dal dorso principale. Invece di andare perduti, furono riposti al sicuro dentro una scatola della famiglia, dove sono rimasti dimenticati per secoli.

Anatomia del frammento ritagliato nel tempo

La struttura fisica e testuale del frammento rivela dettagli affascinanti sulla fattura dei libri medievali:

  • Dimensione e composizione: il frammento si compone di sei pagine in pergamena di 29,5 cm × 21,5 cm, la misura identica a quella del manoscritto di Yale.

  • Contenuto testuale: comprende la parte finale del capitolo 33 (dedicato alle virtù della vita contemplativa) e gran parte del capitolo 34 (dedicato alla resurrezione di Lazzaro).

  • Impaginazione: il testo è disposto su un’unica colonna da 36 righe per pagina, specchio perfetto del Takamiya MS 20.

  • Decorazioni: il capitolo 34 si apre con una spettacolare lettera maiuscola di tre righe in colore blu, arricchita da raffinate decorazioni a penna in rosso (rubricate).

  • Note a margine: le annotazioni laterali sono realizzate in rosso e blu e citano fonti illustri, come il teologo medievale “Master Walter Hilton”, canonico di Thurgarton.

Piccoli errori di un amanuense distratto

Un aspetto curioso evidenziato dall’analisi del testo è la presenza di sviste di trascrizione mai corrette dallo scriba, che dimostrano come il copista stesse riproducendo il testo in modo quasi meccanico:

  • A folio 4r, lo scriba ha saltato un’intera riga per errore visivo, eliminando il passaggio in cui Gesù incontra la vedova alle porte della città di Nain durante il funerale del figlio.

  • A folio 7r, durante la narrazione della resurrezione di Lazzaro, un errore fa pronunciare a Gesù una frase surreale, affermando che “suo fratello dovrebbe risorgere dalla vita per morire”, ribaltando completamente il senso teologico del miracolo.

Approfondimenti tecnici e storiografici

Inquadramento codicologico e paleografico

Il manoscritto Takamiya MS 20 e il Frammento della Fortezza (SAS/G 36/21) rappresentano un caso di studio emblematico nella codicologia della prima età moderna. Dal punto di vista paleografico, la scrittura appartiene al tipo anglicana formale o hybrida, tipica della produzione libraria professionale inglese del primo Quattrocento. La costanza della riga di battuta, la presenza delle medesime intestazioni correnti (come Die Jouis Ca.xxxiiij) e l’omogeneità nella preparazione della pergamena mediante rigatura a secco provano al di sopra di ogni ragionevole dubbio l’appartenenza di entrambi i reperti allo stesso fascicolo originario. La lacuna presente nel volume di Yale tra il folio 42v e il folio 43r corrisponde esattamente all’estensione testuale e fisica coperta dai sei fogli del frammento di Lewes, a cui manca esclusivamente il bifolium esterno.

Contestualizzazione storica e la soppressione dei monasteri

La dispersione di manoscritti come il Mirror di Nicholas Love s’inserisce nel drammatico contesto della dissoluzione dei monasteri attuata da Enrico VIII tra il 1536 e il 1541. Sir John Gage (1479-1556), importante figura di corte, politico e militare d’epoca Tudor, accumulò beni e documenti provenienti da istituzioni religiose soppresse nel Sussex e nelle regioni limitrofe. Il Mirror of the Blessed Life of Jesus Christ, essendo una traduzione ed rielaborazione in lingua volgare delle Meditationes Vitae Christi ad opera del priore certosino Nicholas Love (approvata dall’arcivescovo Thomas Arundel intorno al 1410 per contrastare l’eresia lollarda), era un testo di enorme diffusione nei monasteri inglesi. L’acquisizione del volume da parte di Gage ne garantì la sopravvivenza, ma la successiva perdita della legatura originale portò al distacco di quaderni e fogli sciolti all’interno dell’archivio di famiglia.

Problemi di censimento e storia dell’archiviazione

La vicenda del frammento evidenzia le criticità metodologiche che hanno caratterizzato la storia dell’archiviazione britannica del XX secolo:

  1. L’approccio utilitaristico della catalogazione di inizio Novecento: figure come Walter Budgen catalogavano i fondi privati focalizzandosi su titoli di proprietà, cartulari ed espropri terrieri, ignorando i frammenti letterari ritenuti irrilevanti per la storia patrimoniale della famiglia.

  2. Le discrepanze nella toponomastica degli archivi: l’errore di trascrizione contenuto nell’Index of Printed Middle English Prose (IPMEP), che indicava la sede dell’East Sussex Record Office presso “Hastings” anziché “Lewes”, ha deviato per decenni le ricerche degli specialisti, rendendo introvabile il testo per i filologi impegnati nell’edizione critica.

  3. La rifunzionalizzazione descrittiva dei cataloghi online: soltanto la convergenza tra la catalogazione descrittiva di Christopher Whittick (2003) e la successiva digitalizzazione dei fondi dell’Università di Yale ha permesso di incrociare i dati e risolvere un enigma durato quasi un secolo.

 

Dettagli della Pubblicazione

“Nicholas Love’s Mirror of the Blessed Life of Jesus Christ: A Missing Fragment from Takamiya MS 20 in the Holdings of the Keep” by Katie Walter and James Wade, 17 September 2026, Notes and Queries.
DOI: 10.1093/notesj/gjag103
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