
Il consumo regolare di carne rossa è da tempo al centro di numerosi dibattiti sulla salute e sulla nutrizione umana. Molti studi scientifici condotti negli ultimi decenni hanno evidenziato un legame costante tra diete ricche di bistecche, insaccati e hamburger e l’insorgenza del diabete di tipo 2. Fino ad oggi, tuttavia, i meccanismi biologici esatti che spiegano questa correlazione sono rimasti in parte avvolti nel mistero. La maggior parte degli esperti attribuiva la responsabilità principale all’aumento di peso, ai grassi saturi o ad altri composti chimici presenti durante la cottura ad alte temperature.
Una recente e imponente indagine scientifica presentata al congresso dell’Associazione Europea per lo Studio del Diabete (EASD) a Milano ha acceso i riflettori su un indiziato del tutto inaspettato, uno zucchero naturale presente nei mammiferi chiamato acido N-glicolilneuraminico, noto negli ambienti accademici con la sigla Neu5Gc. Questo particolare zucchero, abbondante nella carne di manzo, agnello e maiale, potrebbe rappresentare l’anello mancante che spiega il processo infiammatorio capace di danneggiare il nostro metabolismo nel corso del tempo.
La storia evolutiva di uno zucchero diventato un nemico invisibile
Per capire per quale motivo una sostanza del tutto naturale possa creare problemi al nostro organismo, occorre viaggiare indietro nel tempo di milioni di anni. La stragrande maggioranza dei mammiferi terrestri produce autonomamente il Neu5Gc e lo utilizza come componente strutturale delle proprie cellule. Gli esseri umani costituiscono un’eccezione straordinaria nel regno animale, poiché i nostri antenati hanno perso la capacità biologica di sintetizzare questa molecola a causa di una mutazione genetica irreversibile nel gene CMAH.
A causa di questa modifica genetica avvenuta nel corso dell’evoluzione, il nostro corpo non riconosce più il Neu5Gc come una sostanza amica. Quando consumiamo alimenti ricchi di questo zucchero, in particolare le carni rosse di mammifero, il nostro sistema digestivo lo assorbe e lo distribuisce nei tessuti corporei. L’organismo umano finisce per incorporare questo zucchero estraneo direttamente nelle proprie cellule, creando una situazione del tutto peculiare per le nostre difese immunitarie.
Il sistema immunitario, sempre vigile nel proteggerci da batteri, virus e sostanze estranee, si accorge della presenza di questa molecola aliena incastonata nei nostri stessi tessuti. Gli scienziati definiscono il Neu5Gc con il termine di xeno-autoantigene, ovvero una sostanza esterna che si camuffa all’interno dei tessuti umani. La reazione difensiva del corpo non si fa attendere, dando inizio alla produzione costante di anticorpi specifici contro il Neu5Gc.
Questa battaglia immunitaria invisibile e prolungata nel tempo prende il nome scientifico di xenosialite. Si tratta di una forma di infiammazione cronica di basso grado, uno stato di allerta costante del sistema immunitario che non provoca sintomi immediati dolorosi o acuti, ma che consuma gradualmente i tessuti e ne altera il normale funzionamento. Nel corso di precedenti studi, la xenosialite era già stata collegata a un rischio più elevato di malattie cardiovascolari e alcune forme tumorali. Oggi, i nuovi dati indicano che questa stessa fiamma infiammatoria silente può essere determinante nello sviluppo del diabete di tipo 2.
L’imponente indagine scientifica del progetto NutriNet-Santé
Per verificare se il consumo di questo zucchero attraverso la dieta fosse realmente legato all’aumento dei casi di diabete, un’équipe di ricercatori guidata dal dottor Leopold Fezeu dell’Université Sorbonne Paris Nord ha condotto un’analisi approfondita attingendo ai dati dello studio prospettico NutriNet-Santé. Questo progetto francese di altissimo profilo segue da molti anni lo stile di vita e le abitudini alimentari di decine di migliaia di cittadini.
L’analisi ha coinvolto ben 89.953 partecipanti adulti, seguiti per un periodo mediano di 7,2 anni. Al momento dell’ingresso nello studio, nessuno dei volontari presentava sintomi o diagnosi di diabete di tipo 2 o di cancro. Il campione esaminato presentava le seguenti caratteristiche sociodemografiche e metodologiche:
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Età media dei partecipanti: circa 42 anni, un’età ideale per valutare l’insorgenza progressiva di disturbi metabolici.
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Composizione per sesso: 79% di donne e 21% di uomini.
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Rilevazione della dieta: ogni partecipante ha compilato molteplici diari alimentari dettagliati di 24 ore per registrare con precisione maniacale ogni alimento consumato.
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Calcolo dell’esposizione: i dati sui consumi sono stati incrociati con un database alimentare validato che riporta la concentrazione esatta di Neu5Gc nei vari cibi.
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Suddivisione in gruppi: i soggetti sono stati divisi in cinque gruppi di uguali dimensioni (quintili), sia globalmente che separatamente per sesso, dal livello di consumo più basso (Q1) a quello più elevato (Q5).
Nel corso degli oltre sette anni di monitoraggio continuo, la coorte ha registrato 966 nuovi casi confermati di diabete di tipo 2.
Un aumento del rischio del 63% per i consumatori più assidui
I dati emersi dall’elaborazione statistica hanno mostrato una relazione netta e progressiva tra l’apporto stimato di Neu5Gc dalla carne e il rischio di diabete. I soggetti appartenenti al quintile con la maggiore assunzione quotidiana dello zucchero hanno evidenziato un incremento del rischio spaventoso rispetto al gruppo di controllo caratterizzato dal consumo minore.
Nel dettaglio, i numeri ufficiali della ricerca evidenziano quanto segue:
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Quintile 5 (massimo consumo): i partecipanti di questo gruppo hanno mostrato un rischio maggiore del 63% di sviluppare il diabete di tipo 2 ($HR = 1,63$).
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Quintile 4 (consumo medio-alto): i soggetti di questa fascia hanno registrato un aumento del rischio del 41% ($HR = 1,41$).
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Quintili 2 e 3 (consumo medio e basso): hanno mostrato oscillazioni minime nel rischio non risultate statisticamente significative rispetto al gruppo base.
Per comprendere cosa significhino in termini pratici questi numeri, basta guardare i quantitativi medi di carne consumati giornalmente nei diversi gruppi presi in esame dai ricercatori:
| Gruppo di assunzione Neu5Gc | Carne rossa uomini (g/giorno) | Carne rossa + lavorata uomini (g/giorno) | Carne rossa donne (g/giorno) | Carne rossa + lavorata donne (g/giorno) |
| Q1 (Più basso) | 5 g | 21 g | 0 g | 9 g |
| Q2 | 30 g | 53 g | 19 g | 33 g |
| Q3 | 46 g | 74 g | 32 g | 49 g |
| Q4 | 65 g | 93 g | 47 g | 66 g |
| Q5 (Più elevato) | 97 g | 136 g | 73 g | 96 g |
L’aspetto fondamentale sottolineato dagli epidemiologi riguarda l’accuratezza dei modelli statistici. La correlazione tra il Neu5Gc e l’insorgenza della patologia è rimasta pienamente valida e significativa anche dopo aver corretto i dati per un’ampia serie di fattori confondenti, tra cui l’età, il sesso, l’attività fisica svolta, il fumo, il livello di istruzione, le malattie preesistenti e la qualità generale della dieta complessiva.
L’impatto dell’obesità e le differenze tra carne e latticini
Un’obiezione classica quando si parla di carne e diabete riguarda l’aumento di peso. Si tende a pensare che chi mangia molta carne ingrassi di più e che sia l’accumulo di adipe a provocare il diabete. Lo studio del dottor Fezeu ha smentito questa semplificazione attraverso analisi di mediazione statistica molto raffinate.
I risultati indicano che l’indice di massa corporea (BMI) e l’accumulo di grasso spiegano soltanto il 13% circa dell’associazione osservata. Questo significa che circa l’87% dell’effetto negativo associato allo zucchero Neu5Gc agisce attraverso meccanismi del tutto indipendenti dal peso corporeo. L’ipotesi principale è che gli anticorpi prodotti contro lo zucchero provocano una risposta infiammatoria sistemica che danneggia direttamente il pancreas, alterando le cellule beta deputate alla produzione di insulina, oppure rendendo i tessuti periferici come muscoli e fegato meno sensibili all’azione di questo ormone fondamentale.
Un altro tassello affascinante emerso dalla ricerca riguarda la netta differenza tra le varie fonti alimentari di Neu5Gc. Lo zucchero è presente in quantità minime anche nei prodotti lattiero-caseari come formaggi e latte. Tuttavia, l’analisi condotta sui partecipanti al progetto NutriNet-Santé ha dimostrato che:
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Il consumo di Neu5Gc proveniente esclusivamente dai latticini non ha mostrato alcun legame con l’aumento del rischio di diabete.
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Considera l’assunzione totale di Neu5Gc da tutte le fonti alimentari assieme ha mostrato un aumento del rischio del 37% nel gruppo più alto ($HR = 1,37$).
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La carica dannosa complessiva della dieta appare quindi guidata in modo quasi esclusivo dal Neu5Gc derivato dalla carne rossa e lavorata.
Questa discrepanza trova spiegazione sia nella concentrazione notevolmente inferiore di zucchero presente nel latte rispetto alle fibre muscolari di manzo e agnello, sia nell’interazione con altre sostanze benefiche o neutre presenti nel matrice dei prodotti caseari.
Considerazioni prudenziali, limiti della ricerca e prospettive future
Nonostante la solidità dei numeri, gli stessi autori dello studio hanno invitato la comunità medica alla massima cautela. Trattandosi di un ampio studio osservazionale, non è possibile dimostrare in modo matematico e assoluto un rapporto diretto di causa-effetto. Esistono inoltre alcuni punti critici da tenere in considerazione:
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Attenuazione con il consumo complessivo: quando l’analisi statistica è stata ulteriormente aggiustata includendo la quantità totale di carne rossa consumata, la relazione relativa al solo Neu5Gc si è indebolita perdendo la significatività statistica rigida, pur mantenendo la stessa direzione. Ciò significa che è difficile isolare del tutto il Neu5Gc da altri elementi della carne come il ferro eme o i grassi saturi.
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Misurazione indiretta dell’esposizione: l’apporto di zucchero è stato stimato attraverso questionari alimentari e tabelle nutrizionali di riferimento, senza misurare direttamente la concentrazione di molecole nei tessuti o nel sangue dei singoli volontari.
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Mancanza di misurazione degli anticorpi: i ricercatori non hanno ancora quantificato direttamente il livello di anticorpi anti-Neu5Gc nel siero dei partecipanti durante gli anni di follow-up.
Le ricerche future si concentreranno proprio sul dosaggio ematico diretto degli anticorpi specifici per confermare in via definitiva l’ipotesi della xenosialite nell’uomo. Se queste evidenze troveranno conferme nei prossimi anni, la strategia di prevenzione primaria del diabete potrebbe arricchirsi di nuove indicazioni, incentivando la sostituzione della carne rossa con fonti proteiche prive di Neu5Gc come pollame, pesce e proteine di origine vegetale come legumi e cereali.
Approfondimenti tecnici e metodologici rigorosi dal dossier scientifico
Per gli esperti del settore, i ricercatori e i clinici interessati alle metriche e alla struttura matematica dell’indagine, questa sezione raccoglie i dati dettagliati, la metodologia e i modelli di regressione a rischi proporzionali di Cox utilizzati nell’analisi della coorte NutriNet-Santé.
Struttura della coorte e protocollo di raccolta dati
L’analisi prospettica si basa sul tracciamento di $N = 89.953$ soggetti adulti esenti da diabete di tipo 2 e patologie oncologiche al baseline. La stima dell’esposizione alimentare al Neu5Gc è stata effettuata combinando i dati dei diari alimentari di 24 ore ripartiti su un periodo di riferimento con la banca dati nutrizionale validata per il contenuto di acido N-glicolilneuraminico negli alimenti ($\mu g / 100g$).
La popolazione è stata suddivisa in quintili specifici per sesso per evitare distorsioni legate alle differenze nell’apporto calorico totale e alle dimensioni corporee medie tra uomini e donne:
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Definizione dei quintili di assunzione di Neu5Gc da carne:
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Q1 (Riferimento): assunzione mediana pari a $0,00 \text{ mg/die}$ di carne rossa pura nelle donne e $5,00 \text{ g/die}$ negli uomini.
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Q2: assunzione mediana di carne rossa pari a $19,0 \text{ g/die}$ (donne) e $30,0 \text{ g/die}$ (uomini).
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Q3: assunzione mediana di carne rossa pari a $32,0 \text{ g/die}$ (donne) e $46,0 \text{ g/die}$ (uomini).
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Q4: assunzione mediana di carne rossa pari a $47,0 \text{ g/die}$ (donne) e $65,0 \text{ g/die}$ (uomini).
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Q5: assunzione mediana di carne rossa pari a $73,0 \text{ g/die}$ (donne) e $97,0 \text{ g/die}$ (uomini).
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Modellizzazione statistica e Hazard Ratios (HR)
I tassi d’incidenza del diabete di tipo 2 sono stati stimati calcolando gli Hazard Ratio ($HR$) e i relativi intervalli di confidenza al 95% ($IC \text{ 95\%}$) attraverso modelli di regressione multivariata di Cox. Il tempo di follow-up è stato calcolato dalla data di inclusione fino alla data di diagnosi di diabete di tipo 2, alla data dell’ultimo contatto o alla fine del periodo di osservazione.
Tabella dettagliata dei modelli di Cox per Neu5Gc derivato dalla carne (Dati aggregati uomini e donne)
| Quintile di assunzione Neu5Gc | Numero di casi di T2D | HR Modello multivariato aggiustato (IC 95%) | Valore p | Significatività statistica |
| Q1 (Più basso) | Riferimento | $1,00$ (Riferimento) | – | Riferimento |
| Q2 | 162 | $1,00 \text{ }(0,78 – 1,28)$ | $> 0,05$ | Non significativo |
| Q3 | 185 | $1,10 \text{ }(0,86 – 1,40)$ | $> 0,05$ | Non significativo |
| Q4 | 248 | $1,41 \text{ }(1,11 – 1,77)$ | $< 0,01$ | Statisticamente significativo |
| Q5 (Più elevato) | 331 | $1,63 \text{ }(1,29 – 2,06)$ | $< 0,001$ | Statisticamente significativo |
I fattori di confusione inclusi nel modello multivariato esteso comprendono:
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Età (scala temporale sottostante)
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Sesso
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Apporto energetico totale ($kcal/die$)
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Attività fisica (misurata tramite scala IPAQ)
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Indice di massa corporea (BMI, incluso nei modelli di mediazione)
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Stato di fumatore (mai, ex, attuale)
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Livello di istruzione e stato socio-economico
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Qualità della dieta complessiva (punteggio di aderenza alle linee guida nutrizionali)
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Storia familiare di diabete di tipo 2
Analisi di mediazione dell’indice di massa corporea (BMI)
Per identificare la proporzione di effetto indiretto veicolata dall’adiposità corporea rispetto all’effetto diretto veicolato dal meccanismo infiammatorio immunomediato, è stata condotta un’analisi di mediazione informale e formale:
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Effetto grezzo e rettificato per variabili confondenti primarie: $HR = 1,63 \text{ }(1,29 – 2,06)$ nel quintile superiore.
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Effetto residuo dopo ulteriore aggiustamento per BMI: l’associazione è rimasta statisticamente significativa con una lieve attenuazione della stima puntuale.
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Quota mediatrice stimata dell’obesità: le analisi indicano che l’indice di massa corporea media soltanto il $13\%$ circa dell’associazione totale tra consumo di Neu5Gc da carne e rischio di insorgenza di T2D.
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Quota diretta stimata (via xenosialite/infiammazione): circa l’ $87\%$ dell’associazione è attribuibile a percorsi biologici e metabolici non dipendenti dal semplice accumulo di massa grassa.
Sequenza biologica ed eziopatogenetica ipotizzata
La cascata molecolare e fisiopatologica che lega la nutrizione all’insorgenza della resistenza all’insulina è strutturata nei seguenti passaggi sequenziali:
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Ingestione alimentare di carne rossa contenente acido N-glicolilneuraminico legato alle proteine.
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Assorbimento intestinale del Neu5Gc libero tramite pinocitosi e trasporto ematico.
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Incorporazione metabolica del Neu5Gc sui glicoconiugati di membrana delle cellule epiteliali ed endoteliali umane.
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Riconoscimento del Neu5Gc incorporato come xeno-autoantigene da parte dei linfociti B umani.
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Sintesi ed secrezione di anticorpi policlonali umani anti-Neu5Gc (prevalentemente $IgG$ e $IgM$).
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Formazione di immunocomplessi in situ sulla superficie cellulare e attivazione del sistema del complemento.
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Scatenamento della xenosialite (infiammazione vascolare e tissutale cronica di basso grado).
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Rilascio sistemico di citochine pro-infiammatorie ($TNF-\alpha$, $IL-6$, $CRP$).
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Disfunzione recettoriale dell’insulina nei tessuti bersaglio e progressiva apoptosi o sofferenza delle cellule beta pancreatiche.
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Sviluppo clinico della resistenza all’insulina e successiva diagnosi di diabete di tipo 2.
Confronto tra sorgenti alimentari differenti
L’analisi differenziata per matrici alimentari ha evidenziato risposte discordanti. La formulazione statistica applicata ai latticini ha fornito un $HR$ non significativo vicino all’unità nei vari quintili di consumo.
L’ipotesi biomolecolare risiede nella diversa densità molare dello zucchero per grammo di matrice proteica: la carne rossa presenta concentrazioni elevate di sialopolisaccaridi legati a tessuti vascolari e muscolari complessi, mentre nei prodotti lattiero-caseari le dosi assolute sono nettamente inferiori e accompagnate da matrici lipidico-proteiche che ne alterano l’assorbimento o la presentazione al sistema immunitario enterico.
NB: I risultati descritti nel testo provengono da un lavoro presentato in sede di congresso scientifico (Congresso Annuale dell’Associazione Europea per lo Studio del Diabete – EASD, tenutosi a Milano). Trattandosi di un abstract congressuale / comunicazione preliminare presentata di recente, lo studio specifico su Neu5Gc e Diabete di tipo 2 nella coorte NutriNet-Santé non possiede ancora un codice DOI autonomo di una rivista peer-reviewed (il codice DOI formale verrà assegnato al momento della pubblicazione completa dell’articolo finale della ricerca).
Lo stesso gruppo di ricerca (guidato dal team del progetto NutriNet-Santé e dall’Université Sorbonne Paris Nord) ha pubblicato lo studio fondamentale che ha misurato l’assunzione di Neu5Gc e calcolato l’indice di esposizione e la risposta anticorpale sul medesimo campione di popolazione.
Traduzione abstract. La disponibilità dello studio completo, in accesso libero o riservato, è verificabile tramite il link del DOI nel box sotto se disponibile.
Abstract 01
Sfondo
Un elevato consumo di carne rossa e lavorata è comunemente associato a un aumento del rischio di cancro, in particolare del cancro del colon-retto. Gli anticorpi contro l’ acido N- glicolilneuraminico (Neu5Gc), un carboidrato derivato dalla carne rossa, aggravano il cancro nei topi “simili all’uomo”. Sia gli anticorpi IgG anti-Neu5Gc umani che il consumo di carne rossa sono considerati fattori che aumentano il rischio di cancro, tuttavia non è ancora chiaro come la dieta influenzi questi anticorpi.
Metodi
Abbiamo utilizzato dati globali per dimostrare che l’incidenza e la mortalità del cancro del colon-retto sono associate a un aumento del consumo nazionale di carne. In una coorte ampia e ben definita, abbiamo utilizzato la glicomica per misurare l’assunzione giornaliera di Neu5Gc da carne rossa e latticini e abbiamo analizzato gli anticorpi anti-Neu5Gc sierici e purificati per affinità. Sulla base di registrazioni alimentari di 24 ore, l’assunzione giornaliera di Neu5Gc è stata calcolata per 19.621 soggetti di età pari o superiore a 18 anni partecipanti allo studio NutriNet-Santé. Gli anticorpi anti-Neu5Gc sierici e purificati per affinità sono stati valutati mediante ELISA e microarray di glicani in 120 individui rappresentativi, ciascuno con almeno diciotto registrazioni alimentari di 24 ore (età 45-60 anni, Q1-Q4; età > 60 anni, Q1 e Q4; 10 uomini/donne per quartile).
Risultati
Abbiamo scoperto che una dieta ricca di Neu5Gc, il sesso e l’età influenzano la specificità, i livelli e i repertori delle risposte immunitarie IgG anti-Neu5Gc, ma non la loro affinità. Gli uomini consumavano più Neu5Gc rispetto alle donne, principalmente da carne rossa ( p = 0,0015), e presentavano livelli sierici complessivi più elevati di IgG anti-Neu5Gc mediante ELISA (3,94 ng/μl contro 2,22 ng/μl, rispettivamente; p = 0,039). Un’analisi dettagliata del microarray di glicani su 56 diversi glicani ha rivelato un’elevata specificità per il Neu5Gc con un aumento delle IgG anti-Neu5Gc e repertori alterati, associati a un maggiore consumo di Neu5Gc da carne rossa e latticini bovini. La purificazione per affinità degli anticorpi anti-Neu5Gc sierici ha rivelato livelli aumentati e modelli di repertorio del microarray distorti, senza un aumento dell’affinità anticorpale, negli individui che consumavano livelli più elevati di Neu5Gc. Inoltre, in una dieta ricca di carne, i modelli di diversità anticorpale sui microarray di glicani si sono spostati verso i glicani legati a Neu5Gcα3, aumentando il punteggio del rapporto α3/α6-glicani.
Conclusioni
Abbiamo riscontrato un chiaro legame tra i livelli e il repertorio di IgG anti-Neu5Gc nel siero e l’assunzione di Neu5Gc da carne rossa e latticini. Queste precise metodologie razionali hanno permesso di sviluppare un indice Gcemico per semplificare la valutazione del Neu5Gc negli alimenti, che potrebbe essere potenzialmente adattato per raccomandazioni dietetiche volte a ridurre il rischio di cancro.
Traduzione abstract. La disponibilità dello studio completo, in accesso libero o riservato, è verificabile tramite il link del DOI nel box sotto se disponibile.
Abstract 02
L’acido N -glicolilneuraminico (Neu5Gc) è un fattore specifico presente nella carne rossa che induce patologie intestinali. Il nostro obiettivo era quello di studiare l’effetto del Neu5Gc sulla barriera intestinale, nonché il suo meccanismo di endocitosi ed esocitosi. Sono stati utilizzati dieci inibitori specifici per esplorare il meccanismo di endocitosi ed esocitosi del Neu5Gc da parte delle cellule Caco-2. L’amiloride cloridrato e la citocalasina D hanno mostrato il più forte effetto inibitorio sull’endocitosi del Neu5Gc. Anche l’azide di sodio, il dinasore, il clorpromazina cloridrato e la nistatina hanno inibito l’endocitosi del Neu5Gc. Il dinasore ha mostrato un effetto inibitorio più forte rispetto al clorpromazina cloridrato o alla nistatina da soli. Gli inibitori dell’esocitosi, tra cui nocodazolo, brefeldina A, monensina e bafilomicina A, hanno inibito il trasporto transmembrana di Neu5Gc. La monensina ha promosso l’esocitosi di Neu5Gc dalle cellule Caco-2. In un altro esperimento, non abbiamo osservato effetti inibitori significativi di monensina e brefeldina A. Concentrazioni dietetiche di Neu5Gc hanno indotto danni significativi alle proteine delle giunzioni strette intestinali zonula occludens-1 (ZO-1), occludina e claudina-1 e hanno promosso la fosforilazione di IκB-α e P65 per attivare la via canonica del fattore nucleare kappa-B (NF-κB). Neu5Gc ha aumentato i livelli di RNA dei fattori pro-infiammatori IL-1β, IL-6 e TNF-α e ha inibito quelli dei fattori antinfiammatori TGF-β e IL-10. BAY, un inibitore della via di segnalazione NF-κB, ha attenuato questi cambiamenti. In risposta al BAY, si è osservato un recupero dei livelli di ZO-1, occludina e claudina-1. I nostri dati rivelano il meccanismo di endocitosi ed esocitosi del Neu5Gc e dimostrano che il Neu5Gc può attivare la via di segnalazione canonica NF-κB, regolare la trascrizione dei fattori infiammatori e, di conseguenza, danneggiare la funzione di barriera intestinale.
Pubblicazioni scientifiche correlate di riferimento:
- Association between Neu5Gc carbohydrate and serum antibodies against it provides the molecular link to cancer: French NutriNet-Santé study BMC Medicine DOI: https://doi.org/10.1186/s12916-020-01721-8
- Absorption and Transport Mechanism of Red Meat-Derived N-Glycolylneuraminic Acid (Neu5Gc) and Its Association with Chronic Inflammation Toxins / MDPI DOI: https://doi.org/10.3390/toxins15020132
