Illustrazione del mAxialtrode, che mostra come esso combini luce, segnali elettrici e farmaci in un unico tubicino sottilissimo, utilizzabile per controllare e misurare l'attività cerebrale in diversi strati del cervello e per somministrare farmaci direttamente. Crediti: Kunyang Sui
Illustrazione del mAxialtrode, che mostra come esso combini luce, segnali elettrici e farmaci in un unico tubicino sottilissimo, utilizzabile per controllare e misurare l’attività cerebrale in diversi strati del cervello e per somministrare farmaci direttamente. Crediti: Kunyang Sui

Il cervello umano, come quello di molti altri mammiferi, non funziona a “scompartimenti stagni”. Ogni nostra sensazione, ogni memoria e ogni crisi neurologica sono il frutto di un dialogo fitto, frenetico e tridimensionale che attraversa diversi strati di tessuto nervoso. Per decenni gli scienziati hanno cercato di decifrare questa complessa orchestra, ma si sono scontrati con un limite fisico strutturale: gli strumenti tradizionali per esplorare le profondità cerebrali somigliano a bisturi rigidi, in grado di ascoltare o stimolare il cervello soltanto sulla punta estrema del dispositivo.

Un team internazionale di ricercatori guidato dalla Technical University of Denmark (DTU), in collaborazione con l’Università di Copenaghen, l’University College London e l’Università di Manchester, ha pubblicato sulla rivista scientifica Advanced Science uno studio rivoluzionario (DOI: 10.1002/advs.202519744). Gli autori hanno ideato un dispositivo microscopico, morbido e multifunzionale chiamato mAxialtrode (microfluidic Axialtrode). Si tratta di una sonda polimerica spessa meno di mezzo millimetro, capace di illuminare i neuroni, registrarne l’attività elettrica e somministrare farmaci mirati a varie profondità contemporaneamente.

Il problema dei dispositivi tradizionali: la rigidità e il limite del singolo punto

Per comprendere la portata di questa innovazione, occorre riflettere su come sono stati realizzati fino a oggi gli impianti cerebrali. La maggior parte delle sonde storicamente impiegate si basa sul silicio o su fibre ottiche in vetro. Sebbene questi materiali conducano bene l’elettricità o la luce, presentano una rigidità meccanica enormemente superiore rispetto a quella del tessuto cerebrale, che è morbido e gelatinoso.

Quando il cervello si muove all’interno del cranio a causa del battito cardiaco o della respirazione, una sonda rigida agisce involontariamente come una lama, causando micro-lesioni, infiammazioni croniche e la formazione di tessuto cicatriziale che, nel tempo, isola il dispositivo e ne compromette il funzionamento.

Oltre al fattore rigidità, le fibre ottiche tradizionali soffrono di un limite geometrico: la luce o le rilevazioni avvengono esclusivamente sulla loro estremità finale, la punta. Di conseguenza, per studiare come un segnale elettrico attraversi diversi strati del cervello, i ricercatori erano finora costretti a inserire molteplici aghi o dispositivi paralleli, moltiplicando il danno strutturale all’organo.

Cos’è il mAxialtrode e come viene fabbricato

Il mAxialtrode supera entrambi i problemi combinando la scienza dei materiali avanzati con l’ingegneria microfluidica e ottica. Il principio di produzione si ispira a un processo quasi artigianale ma portato a un livello di precisione nanometrica: la filatura termica.

Si parte da un cilindro polimerico macroscopico contenente al centro un nucleo trasparente per la guida della luce e attorno otto canali cavi distribuiti lungo la circonferenza. Questo blocchetto di plastica speciale viene scaldato e tirato fino ad allungarlo in un filo flessibile e sottilissimo, dal diametro inferiore a 500 micrometri.

All’interno di questo microscopico cavo flessibile coesistono tre anime funzionali:

  1. Guida d’onda ottica centrale: un nucleo in policarbonato progettato per trasportare fasci di luce a differenti lunghezze d’onda, in particolare la luce blu a 470 nm e la luce rossa a 650 nm.

  2. Micro-canali fluidici: canali cavi lungo cui è possibile iniettare liquidi e sostanze farmacologiche con estrema precisione volumetrica.

  3. Elettrodi metallici integrati: sottilissimi fili di tungsteno dal diametro di soli 20 micrometri alloggiati all’interno dei canali, capaci di captare i campi elettrici generati dall’attività dei neuroni.

La vera intuizione degli ingegneri risiede nel taglio angolato della punta (cleaving angolato). Invece di tagliare il filo in modo perpendicolare, la punta viene sfaccettata lungo l’asse longitudinale. Questa geometria distribuisce le uscite dei canali fluidici e i punti di contatto degli elettrodi ad altezze diverse lungo la lunghezza del dispositivo. In questo modo, un unico filamento penetra nel cervello e incrocia contemporaneamente molteplici strati di tessuto.

Le tre funzioni integrate: optogenetica, elettrofisiologia e microfluidica

La natura multimodale di questa tecnologia consente di eseguire tre operazioni complesse contemporaneamente mediante un solo punto di accesso:

  • Controllare con la luce (Optogenetica): l’optogenetica è una biotecnologia che modifica geneticamente specifici neuroni per renderli sensibili alla luce. Inviando impulsi luminosi blu o rossi attraverso il nucleo della fibra, gli scienziati possono “accendere” o “spegnere” circuiti neuronali specifici in modo istantaneo e reversibile.

  • Ascoltare con l’elettricità (Elettrofisiologia): mentre la luce stimola le cellule, gli elettrodi in tungsteno registrano le oscillazioni elettriche prodotte dai neuroni circostanti. Il dispositivo è in grado di captare sia segnali superficiali nella corteccia cerebrale sia onde cerebrali profonde nell’ippocampo, come le onde theta legate alla memoria e all’orientamento spaziale.

  • Curare con i farmaci (Microfluidica): i micro-canali rimasti liberi funzionano come minuscole condutture. Attraverso pompe esterne, è possibile somministrare dosi microscopiche di farmaci direttamente nell’area interessata, senza che i principi attivi debbano circolare in tutto il corpo o in tutto il cervello.

Risultati della sperimentazione in vivo sui modelli animali

Per verificare l’efficacia del mAxialtrode, i ricercatori lo hanno testato su modelli animali in vivo (topi da laboratorio). L’impianto è stato inserito nel cervello dei topi, connette con successo la parte più superficiale, la corteccia, a quella più profonda, l’ippocampo, raggiungendo una profondità di quasi tre millimetri.

Durante gli esperimenti, il dispositivo ha dimostrato una biocompatibilità straordinaria. Essendo flessibile e morbido, la fibra asseconda i naturali movimenti del cervello dell’animale, riducendo drasticamente la risposta infiammatoria e immunitaria dell’organismo rispetto alle sonde rigide convenzionali. I topi hanno potuto muoversi liberamente senza mostrare segni di disagio o sofferenza, mentre la sonda continuava a registrare i segnali elettrici, a diffondere la luce e a rilasciare sostanze chimiche in punti mirati.

Per semplificare l’installazione chirurgica, il team ha anche sviluppato un supporto di ancoraggio stampato in 3D utilizzando una resina biocompatibile approvata dalla FDA, garantendo stabilità meccanica ed elevata compatibilità con le apparecchiature di laboratorio standard.

Considerazioni personali e prospettive future

L’invenzione del mAxialtrode rappresenta, a mio avviso, un vero e proprio cambio di paradigma nel campo delle neurotecnologie e dell’interfaccia cervello-macchina. Troppo spesso, quando si parla di ricerca neurologica, si tende a focalizzare l’attenzione esclusivamente sulla parte computazionale o sul software di decodifica dei segnali, dimenticando che l’hardware chimico e fisico a contatto con il tessuto biologico costituisce l’anello più debole e delicato della catena.

La scelta di abbandonare i materiali rigidi come il silicio in favore di polimeri flessibili risponde a una necessità etica e medica fondamentale, vale a dire il rispetto della natura intrinsecamente dinamica dell’organismo vivente. Un impianto cerebrale non deve comportarsi come un elemento estraneo e aggressivo, ma deve integrarsi come una componente morbida e sinergica all’interno del microambiente neuronale.

Un altro aspetto di straordinario interesse risiede nell’approccio “multimodale”. In medicina e in biologia abbiamo curato o analizzato per lungo tempo i sistemi complessi secondo una visione riduzionista, trattando la componente elettrica separatamente da quella chimica o da quella luminosa. Tuttavia, il cervello funziona proprio attraverso l’integrazione contemporanea di questi tre linguaggi: i segnali elettrici viaggiano lungo gli assoni, i neurotrasmettitori chimici attraversano le sinapsi e i segnali metabolici rispondono anche a stimoli fisici. Avere a disposizione un unico strumento sottile che parla e comprende tutti questi linguaggi contemporaneamente apre scenari di ricerca imponenti.

Nel breve periodo, questo dispositivo fornirà una mappa incredibilmente dettagliata del funzionamento di malattie complesse come l’epilessia, il morbo di Parkinson e le patologie neurodegenerative. Nel caso dell’epilessia, ad esempio, la capacità di identificare l’insorgenza di una scarica anomala a livello profondo, confermarla mediante i segnali elettrici e sopprimerla istantaneamente rilasciando un micro-dosaggio di farmaco o un impulso luminoso mirato, il tutto senza interferire con le aree sane circostanti, costituisce un traguardo scientifico di eccezionale valore.

Guardando ancora più lontano, l’integrazione di queste sonde multifunzionali flessibili potrebbe spianare la strada a protesi neurali terapeutiche di nuova generazione per l’essere umano, superando i limiti di rigenerazione del sistema nervoso centrale e offrendo terapie personalizzate ad altissima precisione. La strada verso l’applicazione clinica sull’uomo richiederà ancora anni di rigorose sperimentazioni e approvazioni normative, ma la direzione intrapresa dal team della DTU traccia una rotta solida e ricca di speranza per il futuro delle neuroscienze.

Traduzione dell’abstract. La disponibilità dello studio completo, in accesso libero o riservato, è verificabile tramite il link al DOI originale.

Abstract

La modulazione e la registrazione dell’attività neuronale sono essenziali per studiare la funzione cerebrale e sviluppare terapie per i disturbi neurologici. Tuttavia, le fibre ottiche convenzionali a estremità piatta, ampiamente utilizzate per l’accesso profondo al cervello, interagiscono con il tessuto neurale solo all’estremità distale, limitando la risoluzione spaziale tra i diversi strati cerebrali. Per ovviare a questo problema, presentiamo l’assialtrodo microfluidico, un’interfaccia neurale flessibile che sfrutta il taglio angolato controllato di una fibra multimateriale termoformata per ottenere una ridistribuzione assiale di elettrodi e canali microfluidici integrati. Dimostriamo in vivo che questo design consente l’optogenetica spazialmente distribuita, la registrazione elettrofisiologica multisito e il rilascio mirato di farmaci lungo l’asse della fibra, permettendo l’interazione simultanea con più strati neuronali. La configurazione assiale aumenta l’interfaccia funzionale con il tessuto cerebrale, mentre la struttura in polimero morbido e l’ingombro ridotto sopprimono significativamente la risposta infiammatoria rispetto alle fibre di silice convenzionali. L’integrazione con uno scaffold stampato in 3D, realizzato in resina biocompatibile approvata dalla FDA, garantisce stabilità meccanica e compatibilità con l’hardware sperimentale standard. L’integrazione monolitica di queste caratteristiche posiziona l’assialtrode come una piattaforma scalabile e versatile per le interfacce neurali di nuova generazione.

Dettagli della Pubblicazione

Kunyang Sui, Neela K. Codadu, Daman Rathore, Guanghui Li, Marcello Meneghetti, Anders L. Bøcker, Rune W. Berg, Rob C. Wykes, Christos Markos. Multimodal Layer‐Crossing Interrogation of Brain Circuits Enabled by Microfluidic Axialtrodes. Advanced Science, 2026; 13 (18) DOI: 10.1002/advs.202519744

 

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