
La storia dell’evoluzione umana e dei nostri più stretti parenti primati ha appena subito un’importante correzione di rotta. Per decenni, la comunità scientifica ha concentrato quasi tutte le proprie ricerche e attenzioni sulle regioni meridionali e orientali del continente africano, considerandole l’epicentro indiscusso della nascita delle prime scimmie. Una sensazionale scoperta archeologica e paleontologica nel nord dell’Egitto sta però smontando queste certezze, dimostrando che un tassello fondamentale della nostra storia potrebbe essersi svolto centinaia di chilometri più a nord.
La protagonista di questa straordinaria novità scientifica è una specie appena battezzata Masripithecus moghraensis , un primate vissuto circa diciassette o diciotto milioni di anni fa durante il Miocene inferiore. I suoi resti fossili, venuti alla luce nell’area desertica di Wadi Moghra , rappresentano la prima scimmia fossile ufficialmente e definitivamente scoperta nel Nord Africa. La ricerca, descritta nei dettagli sulle pagine della prestigiosa rivista Science , porta la firma di un team internazionale composto dagli esperti del Centro di Paleontologia dei Vertebrati dell’Università di Mansoura, in Egitto, e dai ricercatori dell’Università della California del Sud.
Un tassello mancante nell’albero genealogico dei primati
Per comprendere appieno la portata della scoperta, bisogna considerare che il record fossile delle prime fasi dell’evoluzione dei primati è sempre stato frammentario. I siti dell’Africa orientale avevano restituito numerosi reperti, ma quasi mai prove definitive di scimmie antropomorfe risalenti al Miocene inferiore. Questa lacuna aveva spinto i paleontologi a elaborare teorie fortemente sbilanciate verso sud.
Il ritrovamento del Masripithecus moghraensis colma questo vuoto inatteso. Come ha sottolineato il paleontologo Hesham Sallam, autore senior dello studio, il team ha lavorato per anni con la ferma convinzione che il Nord Africa custodisse quel pezzo mancante dell’albero genealogico che nessuno riusciva a trovare. La specie appartiene agli Ominoidi corona , il grande gruppo evolutivo che riunisce l’antenato comune di tutte le scimmie viventi e i loro discendenti diretti, inclusi gibboni, oranghi, gorilla, scimpanzé ed esseri umani.
Anatomia e dieta di una scimmia straordinariamente versatile
I resti fossili rinvenuti nel corso delle campagne di scavo condotte dal Sallam Lab consistono principalmente in frammenti di mandibola. Nonostante si tratti di porzioni circoscritte dello scheletro, l’analisi anatomica ha rivelato caratteristiche uniche:
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Struttura mandibolare massiccia: La mascella è eccezionalmente robusta, progettata per sopportare grandi pressioni meccaniche durante la masticazione.
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Dentatura specializzata: Canini e premolari di dimensioni notevoli si accompagnano a molari provvisti di superfici arrotondate e texture molto pronunciate.
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Flessibilità alimentare: Secondo Shorouq Al-Ashqar, prima autrice dello studio, la morfologia dentaria indica una dieta basata prevalentemente sulla frutta, ma con una spiccata capacità di triturare cibi duri come noci e semi.
Questa eccezionale versatilità alimentare ha rappresentato un vantaggio evolutivo fondamentale. Durante il Miocene inferiore, i cambiamenti climatici stavano trasformando il Nord Africa e la penisola arabica, introducendo una stagionalità climatica molto più marcata. In un contesto in cui la disponibilità di cibo fluttuava drasticamente nel corso dell’anno, un animale capace di variare la propria dieta poteva sopravvivere molto più facilmente rispetto ad altre specie specializzate.
Il Nord Africa come crocevia biogeografico ed evolutivo
Utilizzando metodologie statistiche avanzate come i metodi bayesiani , che integrano dati anatomici, informazioni genetiche delle specie viventi e datazioni geologiche dei fossili, i ricercatori hanno ricostruito la filogenesi del Masripithecus . Il risultato ha dimostrato che questa specie è strettamente imparentata con la linea evolutiva che ha dato origine a tutte le scimmie antropomorfe moderne.
Questo scenario sposta geograficamente il baricentro dell’evoluzione:
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Collocazione strategica: Il Nord Africa e il Medio Oriente fungevano da vero e proprio ponte naturale tra i continenti.
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Dinamiche tettoniche: Milioni di anni fa, le placche africane, arabe e asiatiche si stavano muovendo verso configurazioni simili a quelle odierne, agevolando le migrazioni dei mammiferi.
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Fluttuazioni marine: Le variazioni del livello del mare aprivano e chiudevano corridoi terrestri che permettevano agli animali di spostarsi agilmente tra l’Africa e l’Eurasia.
Anziché rappresentare una periferia ininfluente, il Nord Africa viene oggi riconsiderato come un centro nevralgico di diversificazione , dove i primi lignaggi si sono evoluti prima di irradiarsi verso l’Europa e l’Asia.
Approfondimenti tecnici dallo studio originale
Di seguito vengono riportati ampi estratti e analisi tecniche derivati direttamente dalla documentazione scientifica ufficiale pubblicata su Science con il codice DOI: $10.1126/science.adz4102$ , intitolato Una ominoidi scimmia ” ” ed Miocene inferiore dal degli crocevia biogeografico eurasiatici del africani Sallam):
” La documentazione fossile del Miocene inferiore relativa all’evoluzione degli ominoidi è stata a lungo limitata principalmente a siti dell’Africa orientale, mentre i siti contemporanei del Nord Africa hanno restituito solo resti di scimmie cercopitecoidi.” In questo studio descriviamo Masripithecus moghraensis , un nuovo ominide basale proveniente dal Miocene inferiore (circa 17-18 milioni di anni fa) della località di Wadi Moghra, nell’Egitto settentrionale. L’esemplare tipo comprende resti mandibolari che presentano una combinazione di caratteristiche primitive e derivate che lo distinguono chiaramente dagli altri catarrini contemporanei.
“Le analisi filogenetiche che utilizzano metodi bayesiani di datazione delle punte collocano Masripithecus come il taxon fratello più vicino, tra quelli campionati, agli ominoidi del gruppo corona tra i taxa africani del Miocene inferiore conosciuti. La robusta sinfisi, i grandi premolari e la rugosità dello smalto sui molari indicano una specializzazione alimentare in grado di processare oggetti duri durante i periodi di scarsità stagionale di risorse. Le ricostruzioni biogeografiche dello stato ancestrale indicano fortemente la regione afro-araba settentrionale e il Levante come culla cruciale per la prima diversificazione degli ominoidi del gruppo corona, mettendo in discussione le tradizionali ipotesi sull’origine delle scimmie incentrate sull’Africa orientale.”
“Le dinamiche di collisione tra le placche africana, araba ed eurasiatica durante il Burdigaliano crearono corridoi terrestri mobili. Queste transizioni paleogeografiche permisero ai primi primati catarrini di spostarsi attraverso i gradienti ambientali, utilizzando il Nord Africa come incubatore evolutivo prima delle successive dispersioni in nicchie eurasiatiche più ampie. La scoperta di Masripithecus moghraensis colma finalmente una lacuna morfologica e geografica di lunga data nella documentazione fossile dei primati.”
Traduzione abstract. La disponibilità dello studio completo, in accesso libero o riservato, è verificabile tramite il link del DOI nel box sotto se disponibile.
Abstract
La documentazione fossile del Miocene inferiore relativa all’evoluzione degli ominoidi è stata a lungo limitata principalmente a siti dell’Africa orientale, mentre i siti contemporanei del Nord Africa hanno restituito solo resti di scimmie cercopitecoidi. In questo studio, descriviamo una scimmia fossile del Nord Africa, un nuovo genere ( Masripithecus ) del Miocene inferiore (circa 17-18 milioni di anni fa) dell’Egitto settentrionale, sulla base di resti mandibolari. Un’analisi combinata molecolare-morfologica bayesiana di datazione delle punte posiziona Masripithecus più vicino agli ominoidi della corona rispetto alle scimmie fossili coeve dell’Africa orientale, colmando così una lacuna filogenetica e biogeografica nell’evoluzione degli ominoidi basali. Questa evidenza suggerisce che gli Hominoidea della corona potrebbero aver avuto origine durante il Miocene inferiore nella parte nord-orientale poco esplorata dell’Afro-Arabia, piuttosto che nell’Africa orientale o in Eurasia.
Shorouq F. Al-Ashqar, Erik R. Seiffert, Sanaa El-Sayed, Belal S. Salem, Abdullah S. Gohar, Hossam El-Saka, Mohamed Amin, Hesham M. Sallam. An Early Miocene ape from the biogeographic crossroads of African and Eurasian Hominoidea. Science, 2026; 391 (6792): 1383 DOI: 10.1126/science.adz4102
