Non tutti gli integratori di vitamina D sono uguali e una nuova ricerca suggerisce che una forma molto diffusa potrebbe avere un risvolto negativo inaspettato. Gli scienziati hanno scoperto che l'assunzione di vitamina D2 può effettivamente ridurre i livelli di vitamina D3 nell'organismo, la forma prodotta naturalmente dalla luce solare e più efficace nell'aumentare i livelli complessivi di vitamina D. Studi precedenti suggeriscono inoltre che la vitamina D3 potrebbe fornire una maggiore protezione immunitaria contro virus e batteri.
Non tutti gli integratori di vitamina D sono uguali e una nuova ricerca suggerisce che una forma molto diffusa potrebbe avere un risvolto negativo inaspettato. Gli scienziati hanno scoperto che l’assunzione di vitamina D2 può effettivamente ridurre i livelli di vitamina D3 nell’organismo, la forma prodotta naturalmente dalla luce solare e più efficace nell’aumentare i livelli complessivi di vitamina D. Studi precedenti suggeriscono inoltre che la vitamina D3 potrebbe fornire una maggiore protezione immunitaria contro virus e batteri. Immagine Crediti: AI/TheSolver.It

Una nuova revisione sistematica e meta-analisi condotta dall’Università di Surrey in collaborazione con la Shanghai Jiao Tong University, il John Innes Centre e il Quadram Institute, pubblicata sulla rivista Nutrition Reviews, fa luce sui meccanismi metabolici della vitamina D2 (ergocalciferolo) e sui suoi effetti diretti sulle riserve ematiche di vitamina D3 (colecalciferolo). I dati emersi dagli studi clinici controllati randomizzati (RCT) confermano che l’assunzione di vitamina D2 riduce in modo statisticamente significativo le concentrazioni sieriche della forma D3, indicando la presenza di un meccanismo regolatorio attivo nel corpo umano. In aggiunta, analisi parallele sul metabolismo minerale dimostrano che l’ergocalciferol riduce l’ormone paratiroideo (PTH) e aumenta i livelli di calcio ematico, senza alterare significativamente le concentrazioni di fosforo.

Il duplice volto della vitamina D tra sole, alimentazione e integratori

La vitamina D è un pro-ormone liposolubile fondamentale per la salute delle ossa, la regolazione del sistema immunitario, la funzionalità muscolare e il benessere generale. Nel corpo umano questa sostanza si presenta principalmente in due forme chimiche distinte:

  1. Vitamina D3 (colecalciferolo): viene sintetizzata naturalmente nella pelle attraverso l’esposizione ai raggi ultravioletti B (UVB) della luce solare, che trasformano il 7-deidrocolesterolo (7-DHC) presente nell’epidermide. Si trova anche in cibi di origine animale come pesce grasso (salmone, sgombro, sardine), tuorlo d’uovo e fegato.

  2. Vitamina D2 (ergocalciferolo): viene prodotta da piante, lieviti e funghi (come i funghi esposti a raggi UV) a partire dall’ergosterolo. Differisce dalla D3 per la presenza di un gruppo metilico sul carbonio 24 e un doppio legame tra i carboni 22 e 23.

In molte aree geografiche situate a latitudini superiori a 40 gradi nord o sud, durante i mesi invernali le radiazioni UVB non sono sufficienti per stimolare la sintesi cutanea. Di conseguenza, milioni di persone si affidano a integratori alimentari o cibi fortificati contenenti sia la forma D2 sia la forma D3.

La scoperta scientifica sul calo di vitamina D3 causato dalla D2

Per decenni si è ipotizzato che la vitamina D2 e la vitamina D3 fossero equivalenti nella loro capacità di mantenere ottimali i livelli complessivi di vitamina D nel sangue. Tuttavia, la meta-analisi guidata dall’Università di Surrey analizzando i dati di 11 studi clinici controllati su 655 partecipanti ha dimostrato per la prima volta in modo quantitativo l’esistenza di una relazione inversa tra le due forme.

I dati numerici della meta-analisi

L’analisi condotta con un modello ad effetti casuali ha evidenziato due risultati chiave nei gruppi trattati con integratori di vitamina D2 rispetto ai gruppi di controllo (placebo o non integrati):

  • Riduzione a fine studio: nei soggetti che hanno assunto vitamina D2 si è registrata una riduzione media ponderata di $-17,99 \text{ nmol/L}$ ($95\% \text{ CI}$, da $-25,86$ a $-10,12 \text{ nmol/L}$; $P < 0,00001$) delle concentrazioni sieriche di 25-idrossivitamina D3 [25(OH)D3].

  • Variazione assoluta durante il trattamento: valutando i cambiamenti dal punto di partenza (baseline) fino alla conclusione degli studi, il gruppo integrato con D2 ha registrato un calo netto di $-9,25 \text{ nmol/L}$ ($95\% \text{ CI}$, da $-14,40$ a $-4,10 \text{ nmol/L}$; $P = 0,0004$) rispetto ai controlli.

Questo calo significa che l’assunzione di integratori a base di ergocalciferolo accelera la rimozione o il degrado della vitamina D3 già presente nel sangue dell’organismo.

Il meccanismo biologico e la clearance metabolica

Come si spiega la scomparsa della vitamina D3 dopo aver preso la D2? I ricercatori hanno ipotizzato un meccanismo omeostatico di regolazione enrocrina.

Assunzione di Vitamina D2 (Ergocalciferolo)
              │
              ▼
Aumento della 25-idrossivitamina D2 [25(OH)D2] nel sangue
              │
              ▼
Elevazione della concentrazione totale di Vitamina D nel siero
              │
              ▼
Attivazione dell'enzima catabolico CYP24A1 (24-idrossilasi)
              │
              ▼
Accelerazione dello smaltimento (clearance) di 25(OH)D3
              │
              ▼
Riduzione marcata delle riserve ematiche di Vitamina D3

Il processo si articola in varie fasi metaboliche ben definite:

  • Conversione epatica: sia la D2 che la D3 vengono convertite nel fegato dall’enzima CYP2R1 in calcidiolo [25(OH)D].

  • Attivazione renale ed enzimi catabolici: quando i livelli totali di vitamina D nel sangue aumentano, il corpo attiva l’enzima CYP24A1 (24-idrossilasi), responsabile della degradazione e dello smaltimento dei metaboliti della vitamina D per prevenire l’ipervitaminosi.

  • Competizione enzimatica e clearance: l’attivazione di CYP24A1 indotta dall’incremento della forma D2 porta a un maggior tasso di smaltimento della forma 25(OH)D3, riducendone i livelli circolanti.

Differenze tra vitamina D2 e D3 sull’immunità e la salute generale

La distinzione tra le due forme non riguarda soltanto i livelli nel sangue, ma anche l’impatto trascrizionale e immunitario. Studi sull’espressione genica nei globuli rossi e bianchi (trascrittoma ematico) indicano che:

  • Entrambe le forme favoriscono la tolleranza immunitaria, riducendo stati infiammatori eccessivi.

  • Solo la vitamina D3 stimola l’attività degli interferoni di tipo I e II, molecole essenziali per la risposta immunitaria innata contro infezioni virali e batteriche.

Di conseguenza, sostituire o ridurre involontariamente la vitamina D3 nel corpo a favore della D2 potrebbe ridurre l’efficacia di alcune difese immunitarie.

Effetti della vitamina D2 su ormone paratiroideo, calcio e fosforo

Un’altra grande meta-analisi di 26 studi clinici randomizzati condotta da un team di ricerca internazionale ha valutato l’impatto diretto della vitamina D2 sui principali minerali e ormoni responsabili della salute ossea.

1. Riduzione dell’ormone paratiroideo (PTH)

Il paratormone (PTH) viene secreto dalle ghiandole paratiroidi quando i livelli di calcio o vitamina D scendono troppo in basso. Un PTH cronicamente alto (iperparatiroidismo secondario) sottrae calcio dalle ossa rendendole fragili.

  • La vitamina D2 ha mostrato una riduzione significativa del PTH con una differenza media ponderata di $-12,77 \text{ pg/mL}$ ($95\% \text{ CI}$, da $-20,03$ a $-5,51$; $P = 0,001$).

  • L’effetto diminutivo sul PTH è risultato particolarmente marcato nelle persone con età pari o superiore a 60 anni e nei trattamenti di durata inferiore alle 12 settimane.

2. Aumento del calcio ematico

La vitamina D aumenta l’assorbimento intestinale del calcio alimentare.

  • L’integrazione con vitamina D2 ha portato a un incremento statisticamente significativo del calcio sierico di $+0,15 \text{ mg/dL}$ ($95\% \text{ CI}$, da $0,03$ a $0,27$; $P = 0,011$).

  • L’aumento del calcio si è dimostrato più evidente con dosi giornaliere superiori a 2000 IU e negli individui di età superiore ai 60 anni.

3. Effetto neutro sul fosforo

Nonostante il ruolo della vitamina D nell’assorbimento dei minerali, la meta-analisi non ha riscontrato cambiamenti significativi nelle concentrazioni ematiche di fosforo (differenza media: $+0,166 \text{ mg/dL}$; $P = 0,197$).

Confronto sintetico tra Vitamina D2 e Vitamina D3

Caratteristica Vitamina D2 (Ergocalciferolo) Vitamina D3 (Colecalciferolo)
Origine principale Vegana (funghi UV, lieviti, piante) Animale (pesce grasso, uova) e sintesi solare cutanea
Efficacia nell’innalzare la 25(OH)D totale Moderata Elevata e più duratura nel tempo
Effetto sulla 25(OH)D3 nel sangue

Ne riduce la concentrazione (circa $-18 \text{ nmol/L}$)

Mantiene o aumenta le riserve sieriche di D3
Impatto sul Paratormone (PTH)

Riduce il PTH ($-12,77 \text{ pg/mL}$)

Riduce il PTH in modo continuo e stabile
Impatto sul Calcio

Aumenta il calcio ematico ($+0,15 \text{ mg/dL}$)

Aumenta il calcio ematico in modo fisiologico
Effetto sul sistema immunitario Favorisce la tolleranza immunitaria Promuove la tolleranza e attiva gli interferoni I e II

Indicazioni pratiche per la salute e conclusioni cliniche

I risultati delle più recenti meta-analisi scientifiche forniscono indicazioni importanti per le scelte nutrizionali e cliniche di tutti i giorni:

  • Scollegamento tra forma e risultato: la vitamina D3 si conferma la scelta preferenziale per l’integrazione nella popolazione generale, sia per la maggiore efficacia nel sostenere i livelli totali nel sangue, sia per evitare il degrado della D3 endogena.

  • Scelta per diete vegane o vegetariane: la vitamina D2 o fonti vegetali alternative di D3 (come quelle estratte da licheni) rimangono fondamentali per chi non consuma derivati animali.

  • Anziani e prevenzione dell’osteoporosi: per la popolazione senior o per chi soffre di carenze minerali, la vitamina D2 rimane comunque uno strumento efficace ed economico per abbassare il paratormone e preservare il calcio nelle ossa.

Traduzione abstract. La disponibilità dello studio completo, in accesso libero o riservato, è verificabile tramite il link del DOI nel box sotto se disponibile.

Abstract 01

Contesto

I ricercatori hanno identificato differenze nell’attività metabolica tra le vitamine D2 e ​​D3. Inoltre, dai dati di studi clinici randomizzati si sospetta che l’integrazione di vitamina D2 aumenti la clearance metabolica della 25-idrossivitamina D3 [25(OH)D3], ma questo effetto deve ancora essere quantificato.
Obiettivo

Questo studio si proponeva di effettuare una revisione sistematica e una meta-analisi dell’effetto dell’integrazione di vitamina D2 sulle concentrazioni sieriche di 25(OH)D3.
Fonti dei dati

È stata effettuata una ricerca su PubMed per articoli pubblicati dal 1° gennaio 1975 al 1° febbraio 2023. Dei 202 articoli recuperati, 20 sono stati inclusi in questa revisione e, di questi, 11 sono risultati idonei per la meta-analisi.
Estrazione dei dati

Sono stati inclusi studi clinici randomizzati controllati che riportavano le concentrazioni sieriche di 25(OH)D3 (nmol/L) al basale e dopo l’intervento, oppure le variazioni assolute delle concentrazioni. Le meta-analisi a effetti casuali sono state calcolate utilizzando Review Manager (versione 5.3; The Cochrane Collaboration). Le differenze medie sono state riportate con intervalli di confidenza al 95%.
Analisi dei dati

Nelle meta-analisi è stata osservata una riduzione della 25(OH)D3 sierica dopo l’integrazione di vitamina D2 rispetto al gruppo di controllo per i dati tra gruppi a fine studio (differenza media ponderata casuale [WMD] = −17,99 nmol/L; IC 95%, da −25,86 a −10,12; P < 0,00001) e per la variazione assoluta durante lo studio (WMD casuale = −9,25 nmol/L; IC 95%, da −14,40 a −4,10; P = 0,0004).
Conclusioni

I partecipanti allo studio che hanno ricevuto un’integrazione di vitamina D2 hanno mostrato riduzioni statisticamente significative delle concentrazioni sieriche di 25(OH)D3, rispetto al gruppo di controllo senza integrazione. In letteratura è stata ipotizzata una relazione inversa tra le concentrazioni di vitamina D2 e ​​D3. Un meccanismo regolatorio che aumenta il tasso di smaltimento di 25(OH)D dopo un aumento delle concentrazioni di vitamina D potrebbe spiegare questi risultati. Tuttavia, sono necessarie ulteriori ricerche per stabilire se le vitamine D2 e ​​D3 inducano cambiamenti diversi nel metabolismo complessivo della vitamina D, che potrebbero influenzare le raccomandazioni cliniche a favore dell’assunzione di integratori di vitamina D3 rispetto a quelli di vitamina D2, laddove appropriato.

Traduzione abstract. La disponibilità dello studio completo, in accesso libero o riservato, è verificabile tramite il link del DOI nel box sotto se disponibile.

Abstract 02

Contesto

Esiste un chiaro legame tra ergocalciferolo, ormone paratiroideo (PTH), fosforo e calcio. Diversi studi randomizzati hanno esaminato l’efficacia dell’ergocalciferolo su vitamine e minerali. Tuttavia, sono stati riportati risultati contrastanti e la dose e la durata ottimali del trattamento con ergocalciferolo rimangono ancora da definire.
Obiettivo

Questa revisione sistematica e metanalisi di studi clinici randomizzati mira a valutare l’effetto della vitamina D2 su PTH, calcio e fosforo nell’uomo.
Fonti dei dati

È stata condotta un’ampia ricerca bibliografica con l’assistenza di un bibliotecario. Revisori indipendenti hanno effettuato ricerche in diverse banche dati, tra cui Web of Science, Scopus, PubMed/Medline ed Embase, dalla loro creazione fino al 20 settembre 2024.
Estrazione dei dati

Il modello a effetti casuali, basato sul metodo di DerSimonian e Laird, è stato applicato per calcolare le stime aggregate dell’impatto dell’intervento sui risultati.
Analisi dei dati

Un totale di 26 articoli sono stati inclusi nella meta-analisi. L’analisi aggregata, utilizzando un modello a effetti casuali, ha dimostrato una riduzione significativa delle concentrazioni sieriche di PTH (WMD, −12,77 pg/mL, IC 95%, da −20,03 a −5,51, P = 0,001, I2 = 96%, P < 0,001) e un aumento significativo dei livelli di calcio (WMD, 0,15 mg/dL, IC 95%, da 0,03 a 0,27, P = 0,011) a seguito dell’intervento con vitamina D2. Tuttavia, è stato osservato un effetto non significativo della vitamina D2 sulle concentrazioni di fosforo (WMD, 0,166 mg/dL, IC 95%, da −0,08 a 0,41, P = 0,197).
Conclusione

L’integrazione di vitamina D2 sembra migliorare i livelli sierici di calcio e al contempo ridurre i livelli di PTH. Dato il basso costo e l’ampia disponibilità dell’ergocalciferolo, se ne può raccomandare l’assunzione, soprattutto per gli anziani, per contribuire al mantenimento della salute ossea.

Dettagli della Pubblicazione

  • Emily I G Brown, Andrea L Darling, Tracey M Robertson, Kathryn H Hart, Jie Li, Cathie Martin, Martin J Warren, Colin P Smith, Susan A Lanham-New, Ruan M Elliott. Effect of Vitamin D2 Supplementation on 25-Hydroxyvitamin D3 Status: A Systematic Review and Meta-Analysis of Randomized Controlled Trials. Nutrition Reviews, 2025; DOI: 10.1093/nutrit/nuaf166
  • Junmei Lai, Xiaofan Yu, Kousalya Prabahar, Benjamin Hernández-Wolters, Hamed Kord-Varkaneh, Huang Jin, Yucui Xing. Effects of Vitamin D2 (Ergocalciferol) on Parathyroid Hormone, Calcium, and Phosphorus in Humans: A Systematic Review and Meta-Analysis of Randomized Controlled Trials. Nutrition Reviews, 2026; 84 (3): 571 DOI: 10.1093/nutrit/nuaf102

 

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmailby feather