
Se avete mai osservato un gatto domestico annusare intensamente un angolo del divano o un filo d’erba in giardino, avrete notato quell’espressione un po’ bizzarra, con la bocca leggermente aperta, lo sguardo fisso nel vuoto e il labbro superiore leggermente sollevato. Nel linguaggio scientifico questo comportamento prende il nome di flehmen , un gesto affascinante attraverso il quale il gatto convoglia le molecole odorose verso un organo di senso speciale, chiamato organo vomeronasale, situato sul palato. Ma cosa sta leggendo esattamente il nostro felino in quel momento? La risposta, emersa da un rivoluzionario studio pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Current Biology e guidato dal professor Masao Miyazaki dell’Università di Iwate in Giappone, è sorprendente: il gatto sta leggendo una vera e propria carta d’identità chimica , un passaporto olfattivo unico e duraturo che rivela chi è passato di lì.
Per decenni la biologia si è interrogata su come i felini potessero riconoscersi tra loro basandosi sulle tracce di urina rilasciate nell’ambiente, visto che i profumi e gli odori tradizionali tendono ad evaporare nel giro di pochissimo tempo. Ora sappiamo che il segreto risiede in una combinazione straordinaria di molecole grasse speciali e in un’inaspettata riserva biologica custodita nei reni.
Il mistero lungo un secolo: cosa nascondono i reni del gatto?
I veterinari e gli anatomisti sapevano fin dall’inizio del Novecento che i reni dei gatti possiedono una caratteristica unica e singolare, ovvero una presenza massiccia di goccioline lipidiche (piccoli depositi di grasso) immagazzinate nella corteccia renale. Per oltre cento anni questo fenomeno è rimasto un enigma privo di una spiegazione funzionale chiara, spingendo molti studiosi a chiedersi se si trattasse di una semplice anomalia metabolica o persino dell’inizio di una patologia renale.
Il team di ricerca guidato dal professor Miyazaki ha finalmente collegato tutti i tasselli del puzzle. Esaminando l’urina e i tessuti di 44 gatti domestici, i ricercatori hanno scoperto che queste goccioline di grasso nei reni funzionano come un serbatoio biologico di stoccaggio. Al loro interno sono custoditi specifici lipidi che vengono poi rilasciati gradualmente e in modo controllato nell’urina. Questo meccanismo permette di proteggere la firma olfattiva del gatto dalle fluttuazioni quotidiane dovute alla dieta o allo stato di salute del momento, mantenendo costante nel tempo la sua identità chimica.
I 13 acidi grassi che compongono il codice segreto
Analizzando la frazione lipidica dell’urina felina, i ricercatori hanno isolato un gruppo di 13 acidi grassi a catena ramificata (noti con la sigla BFA). Si tratta di molecole chimiche insolite, quasi mai registrate prima d’ora nelle secrezioni dei mammiferi.
Ciò che rende speciali questi acidi grassi è la loro semivolatilità . A differenza dei composti chimici molto volatili, che svaniscono nell’aria dopo poche decine di minuti, gli acidi grassi a catena ramificata evaporano con estrema lentezza. Gli esperimenti condotti in laboratorio hanno dimostrato che, anche a una temperatura ambiente di 25 gradi, la combinazione e le proporzioni di questi 13 composti rimangono stabili e riconoscibili nell’urina depositata per almeno 24 ore.
Ogni gatto possiede una ricetta chimica personale, una sorta di miscela personalizzata in cui le percentuali dei 13 acidi grassi variano da individuo a individuo ma restano coerenti nello stesso animale. Per verificare se i gatti fossero in grado di percepire queste differenze, i ricercatori hanno condotto test comportamentali ricreando una base urinaria comune e cambiando esclusivamente la miscela dei BFA. Risultato? I gatti esaminati hanno ripreso immediatamente ad annusare con attenzione e ad attivare la risposta di flehmen non appena avvertivano una combinazione di BFA appartenente a un nuovo individuo, dimostrando di saper decodificare con precisione quel codice chimico.
Dalle proteine dei topi ai grassi dei gatti: due strategie a confronto
In natura il problema della comunicazione territoriale è fondamentale: come si fa a far sapere a un rivale o a un potenziale partner chi siamo, lasciando un messaggio che resista alle intemperie e al passare delle ore?
I piccoli roditori, come i topi, hanno risolto il problema evolutivo producendo nel loro organismo grandi quantità di specifiche proteine urinarie molto resistenti. I felini, invece, hanno imboccato una strada evolutiva del tutto differente. Anziché consumare enormi energie per sintetizzare grandi catene proteiche, i gatti sfruttano la stabilità chimica delle molecole lipidiche semivolatili, supportate dal serbatoio renale di goccioline di grasso.
Dalle analisi condotte su altri membri della famiglia dei felidi, tra cui leoni, tigri, giaguari, leopardi, linci e persino il raro gatto di Iriomote, è emerso che questo sistema chimico a base di acidi grassi ramificati e goccioline renali è diffuso in quasi tutta la famiglia dei felini. Sebbene le combinazioni cambino da specie a specie, la struttura di base risponde a una strategia comunicativa condivisa ed efficace.
Considerazioni personali e scenari futuri per il mondo animale
La scoperta scientifica pubblicata su Current Biology offre spunti di riflessione profondi che vanno ben oltre la semplice curiosità etologica. Trovo sia straordinario come la natura sia riuscita a trasformare un organo essenzialmente deputato alla filtrazione e all’escrezione delle tossine, come il rene, in una vera e propria centralina per la comunicazione sociale e territoriale. Per più di un secolo la scienza ha osservato quelle microscopiche gocce di grasso nei reni dei felini considerandole quasi come un riempitivo o un’anomalia fisiologica, senza comprendere che si trattava della cassaforte in cui è custodita l’identità olfattiva dell’animale.
Questa consapevolezza cambia radicalmente il nostro modo di guardare ai comportamenti quotidiani dei nostri gatti domestici. Quando un gatto esplora l’ambiente o marca il territorio, non sta compiendo un gesto banale o semplicemente legato allo sporcare, ma sta partecipando a una fitta rete sociale fatta di messaggi chimici complessi, duraturi e altamente dettagliati. Comprendere questo linguaggio ci spinge ad avere maggiore rispetto per la loro sensibilità percettiva, ricordandoci che la casa e il quartiere per un gatto sono costellati di veri e propri “cartelli stradali” che noi umani non possiamo nemmeno percepire.
Dal punto di vista pratico e veterinario, gli sviluppi futuri potrebbero rivelarsi cruciali per diverse ragioni:
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Salute e patologie renali felini: Le malattie renali croniche rappresentano una delle cause principali di sofferenza e mortalità nei gatti anziani. Capire come il rene immagazzina e gestisce questi lipidi in condizioni di salute normale permetterà ai veterinari di distinguere con chiarezza quando l’accumulo di grasso è fisiologico e quando invece diventa patologico, aprendo la strada a nuove terapie mirate.
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Gestione degli odori domestici: Svelare la composizione molecolare esatta dell’urina consentirà di sviluppare prodotti detergenti e neutralizzanti d’odore molto più efficaci, capaci di spezzare specificamente i legami degli acidi grassi a catena ramificata senza infastidire l’olfatto dei nostri animali domestici.
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Conservazione delle specie selvatiche minacciate: Per i biologi sul campo, l’analisi delle tracce di urina rinvenute nell’ambiente potrebbe trasformarsi in uno strumento di monitoraggio non invasivo straordinario. Analizzando la firma dei 13 acidi grassi dall’urina lasciata sui tronchi o sulle rocce, i ricercatori potranno identificare i singoli esemplari di felidi selvatici rari o a rischio estinzione, come le linci o i leopardi, monitorando i loro spostamenti e il loro stato di salute senza doverli catturare o spaventare.
Traduzione dell’abstract. La disponibilità dello studio completo, in accesso libero o riservato, è verificabile tramite il link al DOI originale.
Shota Ichizawa, Jana Caspers, Reiko Uenoyama, Yuria Ito, Tamako Miyazaki, Mizuki Morisasa, Naoko Goto-Inoue, Yusuke Suzuki, Nozomi Nakanishi, Yasuyuki Endo, Masako Izawa, Tetsuro Yamashita, Beatriz Ortiz-Guisado, Elisa María Espinosa-López, Guadalupe Gómez-Baena, Stefan Schulz, Masao Miyazaki. Signatures of branched-chain fatty acids derived from a kidney reservoir confer stable chemical individuality on domestic cats. Current Biology, 2026; 36 (17): 4340 DOI: 10.1016/j.cub.2026.07.045

